È questa la posizione di Anders Borg, ex-ministro delle Finanze del Governo Svedese e oggi presidente del Financial System Initiative del World Economic Forum.

L’analisi parte dall’andamento del Pil mondiale che, secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale, dovrebbe crescere nell’anno in corso ad un tasso del 3,2%, inferiore di oltre un punto alla media del 4,5% confermata per tutta la decade che ha preceduto la grande crisi.

Questo dato, seppur migliore di quanto registrato negli ultimi cinque anni, impone però una riflessione sulle 6 cause che oggi tengono a freno la crescita economica.

L’anno del populismo politico

Il 2016, secondo Anders Borg, potrebbe essere ricordato dalla storia come l’anno del populismo nella politica. La debolezza dell’attività economica, accompagnata alla bassa produttività e quindi all’aumento della disoccupazione in molti Paesi, sta contribuendo ad alimentare fenomeni di estremismo. A questo proposito Borg cita Donald Trump e Bernie Sanders negli Stati Uniti, Alexis Tsipras in Grecia, Nigel Farage nel Regno Unito, Marine Le Pen in Francia e Pablo Iglesias Turriòn in Spagna. Sono tanti i fattori che stanno favorendo il successo dei rappresentanti politici che si fanno interpreti di questo malessere, a partire dalla sempre maggiore insicurezza nel mondo del lavoro, che viene sempre più minato dalla competizione globale e dalla digitalizzazione.

Il tema, quindi, di fronte alla diffusione dei populismi, è come i leader globali affronteranno le sfide di medio e lungo termine, senza lasciarsi influenzare dagli estremismi che invece tirano la volata a scelte di breve termine che non avranno alcun impatto positivo sul futuro.

 

Insicurezza globale e crisi dei rifugiati

L’Europa e gli Stati Uniti affrontano in questi mesi sfide importantissime. Gli Stati Uniti si preparano all’evento più importante dell’anno in termini globali: l’elezione del loro Presidente. Dopo le due Amministrazioni Obama, che in politica estera sono state segnate da un approccio attendista, oggi il mondo guarda con interesse a come si muoverà il nuovo Presidente al di fuori dei confini nazionali.

Per quanto riguarda l’Europa, il Vecchio Continente è alle prese con la sfida epocale dei rifugiati che provengono dall’Africa e dal Medio Oriente. Secondo le stime delle Nazioni Unite nel corso del 2015 un milione di persone sono entrate in Europa con l’intento di chiedere asilo politico. A livello globale, l’Onu calcola che nel 2015 la mobilità da un Paese a un altro ha coinvolto 60 milioni di persone, il 40% in più rispetto al 2014.

Il tema si lega a quello dell’estremismo islamico, con Daesh che sta aumentando i suoi sforzi per realizzare attentati kamikaze in Europa, e alimenta un regime basato sul terrore.

Brexit

Lo spettro di un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, sventolato da settimane e terminato solo con un referendum del 23 giugno, ha agitato i mercati azionari di mezzo mondo per lungo tempo. Le Borse hanno subito pesanti scossoni per molte settimane e tantissime grandi aziende con un quartier generale a Londra, a partire da alcune banche, hanno avviato piani di riorganizzazione e di smobilitazione in caso di un’uscita dell’Inghilterra dalla Ue.

Indipendentemente dall’esito del referendum, lo spettro Brexit lascia su tutto il 2016 un alone di incertezza basato sulla debolezza evidente dell’Unione Europea, che si mostra ancora una volta vittima delle spinte indipendentiste dei vari estremismi interni agli Stati membri.

 
Mosca


Il ruolo della Russia nel mondo

Un altro fattore che contribuisce ad alimentare l’incertezza economica nel 2016 è sicuramente il ruolo della Russia rispetto alla comunità internazionale e in particolare a quella Occidentale.

L’attivismo del Presidente Vladimir Putin, esercitato su questioni centrali come la Siria e la lotta a Daesh, ha riposizionato la Russia al centro dello scacchiere geopolitico internazionale, riaprendo la questione dell’embargo commerciale lanciato dai Paesi occidentali dopo la gestione della questione Ucraina. Di conseguenza, per i prossimi anni gli investimenti in Russia sono considerati da molti analisti come rischiosi, e molti investitori attendono un ribaltamento delle posizioni del Paese affinché torni ad essere un mercato attrattivo.

 

Crescita debole, mercato instabile

La crescita globale si confermerà debole nei prossimi mesi. Questo è certo, secondo le analisi di Anders Borg, e avrà nel corso dell’anno delle conseguenze dirette. In particolare la ripresa debole di Stati Uniti ed Europa, accompagnata dalla decelerazione della crescita economica cinese, contribuiranno ad alimentare l’incertezza sui mercati finanziari. Le straordinarie misure espansive lanciate dalle banche centrali, in particolare dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea, hanno pompato denaro nel sistema economico, ma questo non è bastato per superare l’ostacolo all’economia rappresentato dalla crisi di molti istituti finanziari, i cui problemi patrimoniali hanno contribuito ad alimentare l’instabilità.

 
Shanghai

Le riforme cinesi

Le riforme avviate dal governo cinese sono un fattore fondamentale che influenzerà, non solo nei prossimi mesi del 2016, ma anche nei prossimi anni l’andamento dell’economia mondiale e i rapporti tra Paesi sviluppati ed emergenti. Il tema è centrale perché, per il Paese, si tratta di ribilanciare il sistema economico spostandolo gradualmente dagli investimenti pubblici ai consumi privati. Solo questo passaggio dalla spesa dello Stato che negli ultimi anni ha trainato la crescita alla spesa privata, può rendere sostenibile lo sviluppo cinese e riportare all’ottimismo anche i mercati finanziari internazionali. Ma per ottenere questi risultati è necessario che il Paese avvii un piano di riforme capaci di modernizzare la macchina dello Stato e aumentare l’attività del settore creditizio, a partire dal ruolo della Bank of China, che dovrà sostenere il settore privato negli investimenti e nello sviluppo.