Sembra solo una domanda provocatoria, ma visto che a pronunciarla è Daniel Gros, uno dei più prestigiosi economisti tedeschi (che ha studiato in Italia, alla Sapienza di Roma), oggi direttore del “Center for Economic and Policy Studies” di Bruxelles, sicuramente c’è del razionale dietro. E vale la pena di ascoltare le motivazioni.

Professore, Trump è partito nel peggiore dei modi, la Borsa ha interrotto la corsa e a questo punto anche il suo programma di rendere l’America “first” in economia sembra essere in discussione. Cosa mai ha da guadagnarci l’Europa in tutta questa incertezza?

«Due punti. Primo, io non credo che sia persa la speranza che Trump possa portare a una fase di crescita prepotente l’economia americana. A parte gli eccessi e le forzature tipo muro col Messico, per non parlare di provvedimenti assurdi come il bando all’immigrazione per alcuni paesi islamici, il programma di massiccia infrastrutturazione rimane. In campagna elettorale si è parlato di una cifra fino a mille miliardi di dollari, forse non saranno mille ma Trump ha dimostrato che ama far seguire le parole ai fatti e quindi c’è da aspettarsi verosimilmente un forte piano di rinnovo e costruzione per aeroporti, porti, ferrovie, strade, ponti, autostrade e via dicendo. A questo si aggiungano i programmi per sovvenzionare gli aumenti della spesa militare, e sembra probabile che gli Stati Uniti si troveranno ad affrontare rapidamente un aumento dei disavanzi pubblici ed un enorme incremento della domanda a breve termine. E questo già sarà un bel volano per l’economia. A questo si aggiungono ancora due fattori: i tagli fiscali e il rialzo del dollaro, che combinati daranno luogo a un incremento dei consumi e delle importazioni in America, quest’ultimo fattore se non altro perché l’America è già a pieno regime quanto a occupazione (il tasso di disoccupazione pari al 5% equivale allo zero in termini economici) e quindi i beni da consumare dovranno essere importati. Questo in particolare beneficia proprio i nostri due Paesi, Germania e Italia, che sono le maggiori potenze esportatrici. Anzi, in questo caso soprattutto l’Italia perché esporta beni quali moda, cibo, design, tutti oggetti molto sensibili al fattore prezzo in quanto, a vario titolo, “voluttuari”. La Germania esporta, per esempio, grandi macchinari industriali che sono meno “price sensitive” perché le industrie li importerebbero comunque. Secondo i nostri calcoli, il beneficio per l’Italia sarà pari a tre volte quello per la Germania».



E il secondo punto?

«Qui c’è da fare un ragionamento politico un po’ più sofisticato, e un po’ meno automatico nella sua realizzazione. Gli eccessi di nazionalismo e di demagogia di Trump sono sotto gli occhi di tutti, così come le conseguenze disastrose in termini di rapporti internazionali: la speranza è che gli europei restino alla larga da tentazioni analoghe e quindi non mandino al potere i movimenti, paese per paese, che a simili visone radicali, protezionistiche e populistiche si ispirano. In un clima economico favorevole è più difficile che questi movimenti d’opposizione si impossessino del potere. Il primo a beneficiare sarebbe l’euro, in quanto valuta, che non sarebbe più in pericolo d’implosione. Insomma se la rottura della zona euro è da evitare, l'Italia – anzi, l'intera area della moneta – ha urgente bisogno di una spinta economica. Il neo eletto Presidente americano Donald Trump potrebbe essere proprio la persona in grado di realizzarla».

Torniamo all’economia in senso stretto. In quale misura l’Europa trarrebbe beneficio dallo “strappo” in avanti della crescita americana?

«C’è da dire che l’economia europea sta avviandosi già per suo conto verso una fase di lenta ma progressiva crescita. Nel quarto trimestre 2016 la crescita nell’eurozona è stata dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo un aumento dello 0,4 nel trimestre precedente, e dell’1,8% su base annua. Un ritmo più che accettabile, anche se meno vigoroso in paesi come l’Italia, che pure beneficiano della “trazione” di tutta l’area.




Spicca il risultato della Spagna con una crescita del 2,3%. Ancora un elemento: l’Europa potrebbe beneficiare anche della politica energetica di Trump. Durante la campagna elettorale, Trump si è impegnato a garantire l'autosufficienza energetica, uno sforzo che probabilmente comporterebbe nuove sovvenzioni per la produzione nazionale di petrolio, gas ed eventualmente carbone. Questo aiuterebbe a comprimere i prezzi del petrolio, un vantaggio per i paesi importatori di energia della zona euro».