Se i parigini avessero rinunciato ad un’ora di sonno, si sarebbero risparmiate 32mila tonnellate di cera delle candele tra il mese di marzo e il mese di settembre. Ad affermarlo fu Benjamin Franklin nel 1784 dopo aver realizzato che alle 6 della mattina in quei mesi il sole era già alto e i parigini, dormendo, stavano sprecando un’ora di luce solare. Era “giunta l’ora” di svegliare i francesi prima e contribuire al risparmio sulla spesa delle candele usate con il buio prolungato.

Oltre cento anni dopo, il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker ha confermato, al termine di una pubblica consultazione, la possibilità di uniformare l’ora per tutto l’anno nei paesi dell’Ue, senza specificare ancora tuttavia se a vincere sarà l’ora solare o quella legale.

L’iniziativa viene dai paesi del Nord e Centro Europa, in particolare Polonia, Lituania, Svezia, che hanno proposto alla Commissione Ue di mantenere tutto l’anno l’orario estivo, affermando che i benefici sarebbero numerosi. C’è chi sostiene che un’ora in meno di buio equivarrebbe ad una riduzione della criminalità, chi gli attribuisce vantaggi per la salute e chi ha previsto un’opportunità economica.





L’azienda italiana Terna che gestisce le reti per la trasmissione elettrica, ha calcolato a marzo scorso una riduzione dei consumi energetici derivanti dal cambio delle lancette pari a 564 milioni di kilowattora, ovvero 116 milioni di euro scanditi nei sette mesi di ora solare, da marzo a settembre. Secondo un’analisi effettuata da Terna, tra il 2004 e il 2017 in Italia, nei mesi “illuminati” sono stati risparmiati 1 miliardo e 435 milioni di euro in energia elettrica. In altri termini, l’equivalente del consumo di energetico relativo a 200.000 famiglie.

Una scelta conveniente per i paesi promotori ma meno per l’Italia. Il consumo energetico non dipende infatti solo dall’utilizzo della luce, ma anche da altri fattori, come ad esempio l’utilizzo dei condizionatori nei mesi più caldi. Sempre secondo Terna tra il 2004 e il 2017 il risparmio energetico legato ai mesi “solari” è diminuito notevolmente. Se nel 2006 sono stati risparmiati 645 milioni di chilowattora, nel 2017 si è scesi a 567. E che siano i condizionatori a condizionarne l’andamento lo conferma il fatto che i mesi solari in cui il risparmio economico risulta maggiore siano aprile e ottobre. È durante quest’ultimo che, sempre secondo Terna, si salvano circa il 30% del totale dei chilowattora totali risparmiati.

Benefici a parte, la scelta finale rimarrà nelle mani degli stati membri. Attualmente l’Ue impone a tutti i paesi di introdurre l’ora legale tra il 25 e il 31 marzo di ogni anno e di rimuoverla tra il 25 e il 31 ottobre.

Quest’obbligo potrebbe essere cambiato, ma il rischio è che venga lasciata libertà di scelta ad ogni stato creando un caos all’interno dell’Unione con grossi problemi negli scambi tra i singoli paesi.



Attualmente per annullare la convenzione che ci obbliga al cambio, manca l’approvazione del consiglio europeo e dei singoli Stati. Per capire che cosa vogliono i cittadini europei, l’Unione ha lanciato nelle scorse settimane un sondaggio online che ha visto coinvolti 4,6 milioni di persone, l’84% delle quali ha chiesto un unico orario per tutto l’anno. Solo lo 0,04% degli italiani ha partecipato alle consultazioni online, contro il 3,79% dei tedeschi e il 2,94 degli austriaci (dove il buio arriva prima). Ma la riforma non è così semplice come può sembrare, perché se l’economia interna ad ogni Stato ne gioverà, con la libera scelta, il coordinamento finanziario e i trasporti aerei dell’Unione Europea potrebbero subire danni, ancor di più con l’uscita del Regno Unito dall’Unione.

Il dibattito è aperto e il termine previsto per un possibile cambiamento è il 2020-2021. Allora l’Unione europea potrà dare seguito alle richieste dei paesi che, come ha dichiarato la Commissaria ai Trasporti Violeta Bulc, «don’t want the clocks to change anymore».