Le settimane passate sono state un banco di prova importante per l’economia mondiale che continua ad essere minacciata non solo dalla recessione ma anche dalla guerra commerciale tra Usa e Cina. Le relazioni diplomatiche Usa-Cina hanno avuto i loro alti e bassi, ma ora sembra che si vada verso una fase più distensiva dei rapporti. L’ennesima apertura tra le due parti deriva dalla crisi alimentare che sta colpendo la Cina. La peste suina ha causato ingenti danni agli allevamenti, portando anche all’abbattimento di oltre cento milioni di suini e all’incremento del prezzo della carne. Trump ha deciso di tendere una mano ai cinesi, favorendo l’acquisto di massicce quantità di carne americana da parte del governo di Pechino. Ma prima di arrivare a questo avvicinamento, le due potenze si sono colpiti a vicenda con una lunga serie di dazi e controdazi.  

I dazi americani su prodotti cinesi minacciano l’export

Durante l’estate sono stati proprio gli Stati Uniti di Trump ad aver lanciato l’ennesimo guanto di sfida alla Cina, annunciando che a partire dal 1° settembre sarebbero stati introdotti nuovi dazi americani alla Cina. I dazi americani al 15% colpiscono gli ultimi 300 miliardi di export cinese rimasti fuori dalla guerra commerciale Usa-Cina. Questi dazi americani su prodotti cinesi non vanno che a peggiorare una situazione legata alle esportazioni che preoccupa non poco il governo di Pechino. Le esportazioni cinesi, infatti, hanno cominciato a “soffrire” già nel mese di agosto, quando hanno subìto un inaspettato calo con conseguente rallentamento anche delle spedizioni verso gli Stati Uniti. In quel mese Pechino ha registrato un calo dell’1% rispetto all’anno precedente, il calo maggiore da giugno, quando si era registrato un -1,3%. Per quanto riguarda, invece, gli scambi commerciali Usa-Cina, le esportazioni cinesi di agosto negli Stati Uniti sono diminuite del 16% su base annua, confermando un calo già registrato a partire da luglio (-6,5%). Inoltre, dopo gli aumenti dei dazi cinesi sui prodotti americani le importazioni dagli Usa sono crollate del 22,4%. Il governo di Pechino, per gestire questa brusca diminuzione, ha iniziato a lavorare per mettere in campo quanto prima misure di sostegno per evitare un rallentamento più acuto dovuto all’aumentare della pressione commerciale da parte degli Usa. La Cina ha deciso ovviamente di non rimanere in balia delle “minacce” del tycoon statunitense, introducendo a sua volta una serie di controdazi che causerà una stangata da 75 miliardi nei confronti del made in USA. Le due potenze, però, si rendono conto che la posta in gioco è molto alta, perciò mantengono il dialogo ancora aperto, con la possibilità di trovare un compromesso.

Guerra commerciale Usa-Cina: conseguenze

A causa dell’escalationdello scontro commerciale Usa-Cina, la gamma di prodotti che subirà una tassazione pari al 15% negli Stati Uniti è molto vasta e la prima tranche interesserà circa 112 miliardi di dollari dell’export cinese. Si tratta di 3.800 prodotti, il 60% dei quali di largo consumo: pantaloni, giacche, maglie e felpe di cotone, camice, televisori a schermo piatto, elettrodomestici, formaggi, carne, libri, prodotti per l'ufficio, calzature e attrezzature sportive. Inoltre, dal 15 dicembre la tassazione colpirà tutti i 300 miliardi di dollari di prodotti cinesi esportati negli Usa, compresi smartphonepc, altoparlanti bluetooth e videogiochi.



I dazi avranno un forte impatto sulle catene della grande distribuzione, nonché sulle tasche dei consumatori statunitensi alle prese con le spese di inizio scuola: quaderni, libri, zaini, vestiti per bambini, tutti prodotti che rientrano nella nuova ondata di dazi doganali. Nonostante in questo primo periodo l’impatto sarà limitato grazie al fatto che la grande distribuzione sosterrà questi primi aumenti, gli effetti della guerra commerciale Usa-Cina si sentiranno maggiormente durante le festività natalizie, quando i dazi copriranno tutti i prodotti in lista. Le catene di retailerpiù colpite saranno quelle che vendono maggiormente prodotti made in China come Bestbuy, che ha il 55% della merce proveniente dalla Cina. Inoltre, gli operatori americani che lavorano in Cina sono poco ottimisti sulle prospettive di crescita dei ricavi nel futuro. Proprio per questa incertezza e per le tensioni sempre crescenti, aumentano le società Usa che spostano i loro investimenti dalla Cina verso altri paesi asiatici. Dall’altra parte la Cina, che già ha subito un duro colpo con il calo delle esportazioni, è preoccupata per la sua crescita. Se il tira e molla con Trump dovesse andare avanti a questi ritmi, il colosso cinese si ritroverà a non poter raggiungere il suo obiettivo di crescita a lungo termine, ossia raddoppiare il Pil pro-capite dalla fine del 2020 e per il decennio successivo. Risultato che andrebbe a compromettere il meticoloso piano messo in atto dal governo di Pechino.

Scontro commerciale Usa Cina: clima di distensione

Dopo l’ennesimo annuncio di Trump sull’aumento dei dazi dal 25% al 30% su 250 miliardi di prodotti cinesi a partire dal 1° ottobre, il presidente americano fa marcia indietro. I timori di una frenata della crescita americana con conseguente recessione stanno penalizzando Trump nei sondaggi (il gradimento del suo operato è ai minimi da gennaio). Attualmente il tycoonnon gode di una buona reputazione tra i suoi elettori, che non approvano la sua politica economica poiché la sensazione è che potrebbe seriamente portare gli Stati Uniti verso la recessione. Queste cause di forza maggiore hanno costretto il presidente Usa a tendere una mano alla Cina. I negoziati Usa-Cina, infatti, riprenderanno dal 7 ottobre a Washington con l’annuncio del ritiro da parte di Pechino di una parte dei dazi doganali imposti contro la potenza americana. Si tratta del 13esimo round negoziale tra le due superpotenze e di certo una “pace commerciale” è la soluzione che converrebbe ad entrambe le parti. Trump, in questo modo, eviterebbe danni all’economia americana, i cui segnali del rallentamento arrivano da più fronti: l’Institute for Supply Management (ISM), per esempio, ha evidenziato una contrazione in agosto per la prima volta dal 2016 e si prevede che i consumi degli americani subiranno una frenata a fine anno causata dall’attuazione di nuovi dazi, creando sempre più incertezza nei mercati finanziari. Inoltre, l’andamento positivo dell’economia americana favorirebbe non poco la rielezione di Donald Trump per il suo secondo mandato. D’altro canto, una tregua gioverebbe anche al vicepremier cinese Liu He, caponegoziatore nel conflitto commerciale con Washington. Per portare avanti l’obiettivo di crescita pianificato da Pechino, ha deciso di fare un passo avanti verso gli Usa, comunicando una lista di 16 prodotti americani (medicinali e insetticidi) che saranno esentati dall’aumento delle tariffe cinesi. I cinesi, inoltre, per dimostrare la buona fede nel trovare un accordo soddisfacente con gli Usa, nel prossimo incontro di ottobre sarebbero pronti a mettere sul tavolo dei negoziati un ulteriore acquisto di prodotti agricoli americani, in particolare sono in partenza dieci carichi di soia per complessive 600 mila tonnellate.