Il nuovo Europarlamento, formatosi con le elezioni europee dello scorso maggio, deve già affrontare la sua prima sfida. Bisognerà attendere il prossimo settembre per riprendere la discussione della nuova PAC (Politica Agricola Comune) che molto probabilmente slitterà al 2023, a meno di altri ritardi su questioni più delicate come la Brexit. Ma c’è sempre la vecchia politica agricola da sistemare, che sarà la base di partenza per la PAC post 2020.  Nonostante i tagli al budget effettuati negli ultimi anni, la PAC (rinnovata ogni sette anni) ad oggi rappresenta circa il 38% del budget comunitario, pari a 408,31 miliardi di euro di fondi a disposizione per agricoltura e politiche ambientali.

Impronta ecologica e ambientale al primo posto della PAC

 

Il primo banco di prova per il nuovo Europarlamento sarà quello di provare a conciliare le crescenti ambizioni ambientali delle politiche europee, che fanno leva principalmente sulla sostenibilità, dalla lotta alla plastica monouso all’inquinamento, con la riduzione dei fondi a disposizione. L’impronta ecologica e ambientale della riforma risulta essere il capitolo più complesso; data l’impossibilità di scindere la politica ambientale dalla politica agricola, venne annunciata nel 2013 come il punto di forza di una grande riforma della politica economica europea. Fallito il primo tentativo, ora ci si appresta a rivedere radicalmente il capitolo ambientale. Nella nuova PAC la messa in pratica di linee guida per la salvaguardia dell’ambiente e del clima non sarà imposta all’imprenditore agricolo sotto minaccia di penalità, bensì incentivata attraverso investimenti nei piani regionali di sviluppo rurale. Infatti, verranno introdotti dei contributi per gli agricoltori che adottano pratiche di coltivazione virtuose, non dimenticando di investire sull’innovazione e sulle nuove tecniche di precisione su cui fa affidamento il rilancio dell’attività economica tradizionale.  

 

Parola d’ordine: ecosostenibilità, aree rurali e clima

Le novità introdotte con l’ultima politica agricola comune sono legate principalmente a tre aspetti: le misure per la tutela dell’ambiente, per lo sviluppo di aree rurali e, infine, per la sicurezza e la qualità degli alimenti. Le politiche per la salvaguardia dell’ambiente da fenomeni come la desertificazione consentono di investire risorse a supporto dell’attività degli imprenditori agricoli per la ricerca e lo sviluppo di nuove pratiche più rispettose dell’ambiente e della biodiversità, nonché per la mitigazione dell’impatto delle attività agricole sul clima. La mitigazione è un processo indispensabile per porre rimedio ai numerosi volumi di gas serra che il settore primario produce, allo sfruttamento delle risorse idriche e del suolo, nonché al deterioramento del terreno destinato all’agricoltura intensiva e all’impatto che queste attività hanno sulla biodiversità. Un altro fondamentale punto della PAC è quello legato allo sviluppo di aree rurali, che nella UE hanno un’estensione pari al 57% del territorio totale e coinvolgono ben il 24% della popolazione. Attualmente l’UE ha investito 99,4 miliardi di euro per le aree rurali (di cui circa 10,4 miliardi solo in Italia), con lo scopo di incentivare l’innovazione e assicurare competitività alle aziende della filiera agroalimentare e non. Il tutto introducendo una gestione responsabile delle risorse naturali e puntando sull’inclusione sociale. Proprio in questo contesto rientra la preoccupazione per il declino del tasso di occupazione giovanile delle aree rurali. La PAC si pone come obiettivo anche quello di creare una classe di giovani imprenditori agricoli per rimediare a questa fuga dalle campagne. I finanziamenti per l’acquisto di terreni agricoli sono stati pensati proprio in questa ottica, quella di dare la possibilità ai giovani d’oggi di vivere di agricoltura. Proprio su questo fronte, la PAC 2014-2020 per l’Italia ha stanziato più di 27 miliardi di euro sia per il finanziamento dei giovani agricoltori e piccoli imprenditori agricoli, sia per il rilancio delle aree svantaggiate e le pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente (greening). E quando si parla di agricoltura, l’agenda politica europea non pone l’attenzione solo sulla quantità, bensì sulla qualità dei prodotti agroalimentari. La PAC, infatti, punta alla sicurezza degli alimenti per salvaguardare la salute dei consumatori, non tralasciando però la tutela della produzione della filiera agroalimentare locale.



Verso la PAC post 2020

Rispetto alle versioni degli anni passati, in cui si voleva dare una scossa all’economia agricola al fine di garantire produzione agroalimentare sufficiente per tutta la popolazione dell’Unione Europea, la nuova PAC avrà obiettivi diversi, a partire dall’affrontare le nuove sfide dettate dal nuovo contesto economico globale e dalla questione ambientale, mantenendo però saldi i pilastri della precedente riforma. La parola d’ordine per la PAC del futuro sarà “smart”. L’agricoltura smart punterà ad un aumento della produzione, proteggendo sempre la qualità dell’alimentazione e della salute e mantenendo basso il livello dei costi, con più informazioni ai consumatori, con metodi di produzione più sostenibili e con minore impatto sull’ambiente e sul clima. Poco prima delle scorse elezioni europee, la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, lavorando insieme alla commissione per l’ambiente, ha approvato tutta una serie di proposte per la PAC del settennio 2021-2027. Ora la palla passerà all’assemblea parlamentare, che avrà il compito di elaborare una proposta focalizzata soprattutto sull’innovazione, sul ricambio generazionale e sulla promozione di un’agricoltura sostenibile. In più, la futura PAC punterà sul reddito equo agli agricoltori, sull’aumento della competitività, su un maggior equilibrio nel potere della filiera agroalimentare, sulla lotta ai mutamenti climatici, sullo sviluppo di aree rurali dinamiche, sulla salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità.  Il risultato a cui si punta è quello di trasformare la PAC in una politica moderna, capace di aiutare la transizione del settore primario verso pratiche più agroecologiche, per una maggiore sostenibilità ambientale, sociale ed economica.