Dopo anni di crescita continua il Paese sembra infatti maturo per accogliere gli investimenti internazionali che contano e per aprirsi alla finanza, candidandosi così ad assumere un ruolo di primo piano. Insieme al Sudafrica, il Marocco è oggi il più grande mercato finanziario dell’Africa e il punto di riferimento principe per tutta l’Africa settentrionale e occidentale.

Dalla sua, oltre alle politiche economiche espansive degli ultimi anni e a una stabilità istituzionale rinnovata con la nuova Costituzione del 2011, ha un forte tessuto industriale reso più stabile dalla presenza di almeno un istituto di credito di profilo mondiale. Si tratta del grande gruppo bancario Attijariwafa, controllato dalla famiglia reale marocchina, che vanta un patrimonio di 34 miliardi di euro e una presenza certificata in 23 Paesi del continente.

Non solo: oltre ad avere una filiale in Italia (a Milano), il Gruppo bancario marocchino ha siglato nei mesi scorsi un accordo con la Opic e la Wells Fargo, due prestigiose istituzioni finanziarie statunitensi, dal quale è nata una partnership per sostenere le piccole e medie imprese americane che scelgono di sbarcare commercialmente in Africa.

Tra l’altro, per rendere il suo sistema finanziario ancora più vicino agli standard occidentali, il ministero delle Finanze di Rabat ha ingaggiato lo studio legale Clifford Chance al fine di studiare una legge capace di far convivere le obbligazioni conformi alla sharia (la legge islamica) con gli hedge e gli swap, finora vietati sul mercato finanziario marocchino.

Tutto questo per fare in modo che il Paese si trovi finalmente in prima linea rispetto all’intero continente e figuri come l’interlocutore privilegiato delle grandi potenze economiche mondiali.

Del resto, il tessuto produttivo e la vitalità economica delle imprese marocchine hanno già dato prova degli elevati standard raggiunti. Prima della crisi economica il Marocco è riuscito a far segnare livelli di crescita anche del 14% su base trimestrale. Nell’ultimo periodo la corsa si è rallentata ma ha mantenuto un ritmo invidiabile da molti altri Paesi. Nel secondo trimestre dell’anno in corso il tasso di crescita ha sfiorato il 5% del Pil.

A dimostrazione di questo, nei primi giorni di ottobre, in occasione delle Assemblee della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, sono state diramate le stime sull’andamento dell’economia mondiale.  Per quanto riguarda il Marocco, l’Fmi prevede che il Paese chiuderà l’anno con una crescita del Pil pari al +3,5% e il 2015 con un +4,7%. Le stime, peraltro, sono superiori di un punto rispetto a quelle della Banca centrale marocchina. L’ottimismo del Fondo monetario internazionale dipende dall’influenza positiva che dovrebbero avere le riforme governative approvate nel corso dell’anno.

Guarda con ottimismo al futuro del Marocco anche il Gruppo Euler Hermes che, nella recente presentazione tenuta a Casablanca dell’International Trade Observatory (lo studio dedicato all’andamento dell’economia mondiale e delle esportazioni), ha indicato le sue previsioni sull’economia nazionale. Secondo l’Ufficio Studi di Euler Hermes il Paese dovrebbe crescere del 3% nell’anno in corso e del 4,2% nel 2015, spinto in particolar modo dai consumi interni e dagli investimenti aziendali. Nonostante questo le insolvenze aziendali dovrebbero continuare a peggiorare, facendo segnare un +10% nel 2015.
Rabat, capitale del Marocco

L’analisi di Euler Hermes punta inoltre il faro sulle esportazioni. «Nel corso del 2015 – commenta Ludovic Subran, capo dell’Ufficio Studi del Gruppo – l’export dovrebbe crescere di 8,4 miliardi di dirham marocchini raggiungendo il record di 240 miliardi. I mercati principali sono l’Europa, l’India e l’Africa, guidati principalmente dalla vendita di prodotti chimici, del business agricolo e del settore tessile».

Su questo fronte, un impatto importante lo ha avuto la strada riformista, sposata già da diversi anni. Le prime liberalizzazioni e l’apertura degli scambi risalgono infatti già ai primi anni Duemila. Da allora ad oggi il tasso di interesse di riferimento della Banca centrale è passato dal 6 al 3%. Grazie anche a questo, l’economia del Paese ha potuto continuare a crescere negli ultimi anni, forte soprattutto di un ritrovato vigore nel settore delle esportazioni. Non bisogna tuttavia dimenticare che le politiche finanziarie espansive adottate dal governo negli ultimi anni hanno da un lato favorito la crescita, ma dall’altro alimentato il deficit spending. E infatti tra il 2010 e il 2013 il debito pubblico è passato dal 48 al 56% del Pil.

Questo aumento della massa debitoria non ha però rallentato lo sviluppo e lo scorso anno il Prodotto interno lordo marocchino è cresciuto a un tasso superiore al 4%, spinto anche dalla forte presenza di turisti stranieri che hanno superato i 10 milioni di unità, trasformando il Paese nella prima destinazione turistica africana. Ma la crescita economica, a livello industriale, rimane principalmente legata allo sviluppo della produzione automobilistica, che dal 2011 ad oggi è quasi triplicata, garantendo anche una spinta decisa alle esportazioni del settore.

Non solo: il 30% dell’economia del Paese è ancora legato all’agricoltura che rimane uno dei settori trainanti. A seguire il tessile, i pellami e l’edilizia. Sul fronte industriale, oltre alle performance nel campo automobilistico, è giusto segnalare un’attenzione sempre maggiore di alcune multinazionali straniere (Coca-Cola, Danone, Kraft, Nestlé) che hanno aperto filiali sul territorio.

Nel quadro dei rapporti commerciali, la presenza di aziende italiane sul territorio è sempre più capillare. Tra gennaio e luglio dell’anno in corso la vendita di macchinari e apparecchiature ha raggiunto i 165 milioni di euro; 78 milioni i prodotti chimici; 71 milioni i prodotti tessili; 71 milioni gli articoli da abbigliamento. In tutto l’ammontare delle esportazioni italiane in Marocco (sempre tra il gennaio e il luglio 2014) hanno toccato gli 867 milioni di euro, facendo registrare un leggero calo rispetto ai 911 milioni dello stesso periodo del 2013. Il saldo della bilancia commerciale rimane comunque positivo e a favore del nostro Paese con un +496 milioni nel 2013 e un +432 milioni nell’anno in corso.

Dati incoraggianti che hanno convinto gli imprenditori italiani a investire su quello che molti hanno definito “la Germania dell’Africa”.