La loro individuazione è oggi fondamentale per molte aziende italiane che proprio nell’export hanno scoperto un’ancora di salvezza alla crisi. In questo quadro l’Ufficio Studi del Gruppo Euler Hermes ha elaborato un Rapporto in cui traccia la mappa delle nuove opportunità per il commercio mondiale, indicando quali saranno le economie “big spenders” dei prossimi anni.

Tra queste ancora una volta la Cina dove, da qui al 2015, la domanda di beni e servizi continuerà a crescere del 10,5%. Tra il 2012 e il 2015 le importazioni aumenteranno in modo significativo anche in Vietnam (+8,8%), seguito dall’Indonesia (+8,6%) e dall’India (+8,6%).
Ancora una volta il continente asiatico mostra tutta la sua vitalità, anche se viene seguito a ruota da due Paesi africani (Angola e Nigeria) che confermano il ruolo sempre più importante svolto da alcuni territori dell’Africa nel quadro delle economie in via di sviluppo.
Secondo lo Studio Euler Hermes nei prossimi tre anni le merci importate in Angola aumenteranno del 7,3%, mentre del 6,6% cresceranno le importazioni in Nigeria. 

Nella lista di chi ha ancora disponibilità per comprare all’estero, l’Europa è rappresentata solo parzialmente dalla Turchia (dove le importazioni sono destinate ad aumentare del 6,1%) e dalla Russia (+5,8% in tre anni). Una piccola parentesi prima di lasciare nuovamente il posto ai continenti emergenti, dall’America Latina con Argentina (+5,8%) e Colombia (+5,7%) per tornare all’Asia con Singapore (+5,6%).
Una consistente capacità di spesa l’avranno anche i Paesi del Golfo, partendo dagli Emirati Arabi Uniti (dove le importazioni cresceranno nei prossimi anni del 5,2%), passando per il Kuwait (+5,1%) e arrivando all’Oman (+5,1%).

Questi dati sono ancora più significativi se si considera che, di fronte alla stagnazione dei consumi e di molti settori classici delle economie avanzate, il commercio mondiale continuerà a fare da traino alla ricchezza. Per il 2013 è infatti previsto un suo aumento in termini reali pari al 4,1%. Percentuale destinata a crescere fino a un +5,9% nel 2014, mentre la media dei Pil nazionali si attesterà su livelli segnatamente più bassi.

«Il commercio mondiale – spiega Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes – si conferma motore dell’economia per i prossimi anni e dovrebbe aumentare in modo più sostenuto rispetto al Pil che in media dovrebbe crescere del 2,5%».
«Saranno tuttavia rilevanti – prosegue Subran – le differenze sia a livello regionale che di settore. Dopo un periodo di “piena globalizzazione”, stiamo assistendo ad un cambiamento di rotta verso una regionalizzazione più marcata e l’emergere di nuovi rischi».

Secondo lo Studio la consapevolezza che il libero commercio costituisce una fonte di ricchezza è resa evidente dai circa 240 accordi commerciali regionali registrati a partire dal 1990. Inoltre, le politiche volte all’apertura degli scambi commerciali vanno doppiamente a vantaggio dei Paesi emergenti rispetto alle economie avanzate, in particolare laddove vengono posti in essere degli accordi commerciali. Allo stesso modo, i trend di settore mostrano incrementi diversificati: le aziende di prodotti informatici, ad esempio, realizzano vendite all’esportazione sette volte maggiori delle aziende del settore agro-alimentare.

Spacchettando le importazioni per settori, quello della chimica riscuote il maggior successo commerciale perché da qui al 2015 l’ammontare delle vendite dovrebbe raggiungere i 299,5 miliardi di euro. Segue l’automobile dove il totale dell’import si avvicinerà ai 130 miliardi.
In particolare si assiste a una regionalizzazione del commercio dovuta soprattutto ad alcune limitazioni protezionistiche ancora attive su molti settori. Il comparto alimentare, ad esempio, risente di limiti logistici e strutturali, mentre le esportazioni si concentrano sui prodotti agricoli di base, facili da trasportare.

Nel settore automobilistico persistono ancora limitazioni di natura protezionistica.
In Messico, l’80% delle esportazioni di automobili va verso gli Stati Uniti e il Canada; mentre il 63% di quelle tedesche finisce negli altri Paesi europei. L’industria della plastica dipende in larga misura dai volumi e dai prezzi delle forniture di petrolio, che per il 22% sono legate al Medio Oriente; mentre le esportazioni dei prodotti farmaceutici verso i Paesi in via di sviluppo non decollano a causa del loro prezzo elevato.

«Nell’insieme – sottolinea Subran – si stima che il potenziale di crescita del commercio mondiale si attesterà nei prossimi tre anni su un +15%, pari a 820 miliardi di dollari (630 miliardi di euro) attraverso le esportazioni in sette settori. Questa cifra corrisponde alla creazione, in appena tre anni, di un’economia equivalente a quella dei Paesi Bassi».

I profondi cambiamenti negli equilibri del commercio internazionale sono stati confermati anche dall’ultimo rapporto firmato da Ocse e Wto (World Trade Organization). Secondo il rapporto, i deficit commerciali tra Italia e Germania e Italia e Francia si sono assottigliati, e anche il deficit bilaterale con Pechino si è ridotto passando da 3,4 a 2,4 miliardi di dollari. E questo è dovuto non solo al cambio delle destinazioni, ma anche all’elevato valore aggiunto delle nostre esportazioni che permette di abbassare gli squilibri sulla bilancia commerciale.

Indipendentemente dall’andamento di export e import, la crescita dei nuovi mercati è anche una crescita di nuovi prodotti e nuovi modelli di business. Quella che un tempo era la via della seta si è trasformata oggi nella via dei tablet e, nel prossimo futuro, nella via dei polimeri e della plastica. La cornice è cambiata, i metodi di business si sono perfezionati così come gli strumenti di comunicazione, e i mercati si sono aperti. Ma gli imprenditori, come i mercanti di un tempo, sono ancora oggi chiamati a battere quelle strade, spesso impervie e inedite, che li portano alla crescita.


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