«Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento bene». La celebre battuta pronunciata in uno dei suoi film da un Woody Allen in crisi di coscienza racconta in realtà l’inevitabilità del cambiamento e l’impossibilità di opporsi a un ineluttabile destino. La stessa impotenza che sembra tornare nel mondo dell’economia e dell’impresa di fronte alle rivoluzioni produttive e all’incapacità delle grandi aziende di cavalcarle.

È successo a molti, marchi che consideravamo intramontabili e che invece sono caduti nell’oblio. Giganti scalfiti dall’avanzare della tecnologia. Brand o prodotti vittime di quel tocco vintage di troppo, che li ha resi da indispensabili a superflui.

A loro è dedicato il primo servizio di un reportage diviso in due puntate, che racconta la decadenza dei miti del passato, ma anche – nella seconda puntata – l’ascesa di chi ha saputo trasformare il cambiamento in un punto di forza.

 

BLOCKBUSTER

Nata nel 1985, l’azienda era la più nota nel mercato del noleggio di film e videogiochi. A metà degli anni ‘90 aveva piazzato la sua bandierina in ben 25 paesi, contava circa 6.500 negozi, 4.000 sedi solo negli Stati Uniti, qualche centinaio in Italia. Ma quella leadership non sarebbe durata ancora a lungo.

La rivoluzione digitale era alle porte e tanto bastò per segnare il declino del gigante del videonoleggio, la cui colpa, probabilmente, è stata quella di non comprendere i cambiamenti che la società stava vivendo.

A dargli la spinta giù nel burrone internet. D’altronde, chi la fa l’aspetti. Come il cinema è stato spazzato via dai dvd, i dvd sono stati spazzati via dallo streaming.

Blockbuster

 

KODAK

“Voi premete il pulsante, il resto lo facciamo noi”. Questo lo slogan del brand storico, nei tempi in cui la fotografia era ancora una grande macchina, attrezzatura e rullini, e fare foto per conservarle un’abitudine.

Un passato glorioso, un’azienda che ha applicato la “distribuzione salariale” ai dipendenti, che ha fatto donazioni a istituti di ricerca, che vanta, nel suo curriculum, di essere stata il mezzo con cui Neil Armstrong fece le prime foto sulla Luna.

Eppure anche questa parabola era destinata alla discesa. Di nuovo la digitalizzazione a fare la parte della cattiva, sancendo la fine della pellicola e della Kodak. Cambiano le modalità, i soggetti, le possibilità e l’archiviazione. Basta alle foto cartacee, agli album di ricordi. Le foto oggi sono su internet, Facebook, Instagram.

Nel 2012 è entrata in regime di amministrazione controllata, a un passo dal fallimento, uscendone a fine 2013, ma abbandonando completamente il suo core business. Oggi è concentrata sui sistemi di stampa industriale, sensori per display touch e diversi prodotti chimici.

 

POLAROID

Quella del marchio della fotografia istantanea per eccellenza è una storia di rinascita. Seppur con le sue difficoltà.

La sua idea vincente fu quella della fotografia self made, che per la stampa e lo sviluppo non prevedeva l’intromissione di un terzo (a differenza della Kodak). Tutto il processo era nelle mani del fotografo. Ma questo non costituì più un plus nell’era della digitalizzazione e nel 2008, dopo aver già affrontato una bancarotta nel 2001, Polaroid dichiarò la fine di tutta la produzione. Nello stesso anno però, un gruppo di ex dipendenti e appassionati, The Impossible Project, rilevò l’unica fabbrica del brand ancora in attività e continuò la produzione delle pellicole per le vecchie macchine fotografiche ma con una nuova tecnologia.

Un passo azzardato ma che ha funzionato oltre ogni aspettativa e proprio quest’anno, l’ottantesimo dalla sua fondazione, l’azienda segna la sua rinascita con il marchio Polaroid Originals.

 

ENCARTA

Microsoft nel 1993 ha gettato le basi dell’enciclopedia digitale lanciando Encarta su cd-rom. La prima versione fu messa in vendita a 395 dollari, quanto un’enciclopedia in volumi di media qualità. Una volta capito che il prezzo era fuori mercato Microsoft lo portò a 99 dollari e così imboccò la strada della diffusione. Ma il motore si ingolfò non troppo tempo dopo, con il divampare del web.

Encarta tentò pure lo sbarco online, offrendo i propri contenuti a pagamento. Ma come poteva reggere il confronto con un’enciclopedia gratuita e condivisa come Wikipedia? Microsoft si arrese nel 2009, smise di aggiornare Encarta, progressivamente disattivò tutti i suoi servizi e fu costretta ad ammettere la fine delle enciclopedie tradizionali.


Toys R Us 

TOYS R US

Era il paese dei balocchi più famoso degli Stati Uniti. Invece, a poche settimane dalle vendite natalizie, è arrivata la decisione di ricorrere al Chapter 11, la bancarotta assistita.

D’altronde i fasti degli anni Ottanta e Novanta sono un lontano ricordo già da un po’. L’azienda accumula problemi da almeno 15 anni, a causa della concorrenza dei rivenditori discount come Wal-Mart. Ma a segnare lo scacco finale è stata senza dubbio l’ascesa dell’e-commerce, che ha reso Amazon il primo canale di vendita. Lo attestano anche i dati del GlobalData Retail che segnano una crescita delle vendite di giocattoli online: da 6,5 % nel 2012 a 13,7% nel 2016.

Ma il colosso dei giocattoli i primi cenni di difficoltà li aveva già manifestati, tanto che il 30 dicembre del 2015 fu costretto a chiudere a causa degli alti costi di gestione e affitto il “flagship store” di Times Square, una vera e propria attrazione turistica aperta nel 2001 con la volontà di esorcizzare gli attacchi alle Torri Gemelle.

L’icona dei giocattoli però, con i suoi 1.600 negozi e 64.000 impiegati, conta di risollevarsi più forte di prima e spera di tornare ad essere competitiva in un mercato in continuo cambiamento.


Walkman 

WALKMAN

Nato nel 1979 con Aiwa e passato nel 2002 a Sony, il walkman è il riproduttore portatile di cassette musicali a nastro più venduto al mondo. Questo prima di uscire di scena, dopo 31 anni sul mercato e 220 milioni di esemplari venduti in tutto il mondo.

Anche in questo caso, a decretare la fine di un mito è stata la svista delle potenzialità che le nuove tecnologie stavano offrendo, in particolare quelle dell’Mp3, la modalità per cui i device mobili si trasformano in archivi discografici attraverso dei semplici download negli store dedicati in rete.

Addio quindi a audiocassette, cd, minidisc e benvenuto prima all’iPod ed oggi ad iPhone e iPad con migliaia di app che permettono un ascolto tailor made.


                                                                                                                                                                                             - segue