Kaec - King Abdullah Economic City è l’ultima espressione della ambiziosa visione dei Paesi del Golfo di costruire grandi agglomerati urbani destinati a diventare poli d’attrazione internazionali. Dopo le esperienze di Dubai e Abu Dhabi, questa volta tocca all’Arabia Saudita lanciarsi in uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni.

La realizzazione di Kaec, sul Mar Rosso, a 100 chilometri a Nord di Jeddah (importante hub commerciale del Paese) e a poco più di un’ora di macchina dalla Mecca, è infatti un’opera senza pari che prevede un investimento complessivo di 86 miliardi di dollari.

Il progetto, avviato nel 2005, prevede il conseguimento di un primo step nel 2020 quando il 25% della città sarà concluso e pronto ad ospitare 50mila residenti e 28mila posti di lavoro.

Il maxi-cantiere dovrebbe invece chiudersi nel 2035 quando Kaec si presenterà al mondo come una città con 2 milioni di abitanti, alla stregua della capitale statunitense Washington D.C.

Riyadh

La sua realizzazione è un miracolo infrastrutturale. La città sarà infatti dotata di ospedali, centri di ricerca, università, e una rete ultramoderna di trasporti che – attraverso treni ad alta velocità – la collegherà con i principali centri urbani dell’Arabia Saudita.

I piani per la sua realizzazione sono stati annunciati per la prima volta nel 2005 dall’allora re dell’Arabia Saudita, Abdullah bin Abdulaziz Al Saud, e prevedono la divisione della città in sei grandi aree, all’interno delle quali c’è spazio per lo sviluppo dell’economia locale. Al distretto finanziario si accompagna infatti la costruzione di un grande porto commerciale (che diventerà il più grande della regione), ma anche lo sviluppo delle infrastrutture necessarie per il turismo. La ricettività alberghiera è una questione centrale in un’area dove Dubai e Abu Dhabi hanno dimostrato che la domanda turistica può essere veramente molto alta. Anche per questo la nuova città saudita si sta già organizzando per creare un’ampia base strutturale, fatta di 120 hotel dotati di 25.000 camere.

Una grande attenzione è riservata poi all’attrattività nei confronti delle piccole e medie imprese che dovrebbero arrivare da tutto il mondo portando così opportunità di lavoro. Secondo le previsioni del governo saudita, i posti di lavoro creati nell’industria saranno pari a 330.000 unità; 150.000 quelli nella ricerca e sviluppo; 200.000 attività finanziarie e uffici: 115.000 nei servizi e 60.000 nell’ospitalità. E a conferma dell’interesse sempre crescente a mettere radici nella città di Kaec, le autorità hanno annunciato nell’aprile del 2016 che già 127 aziende hanno firmato contratti per aprire centri operativi nella città.

Figlia di un’idea visionaria, Kaec risponde tuttavia a una filosofia ispirata al pragmatismo e alla voglia di emancipare l’economia saudita dal petrolio, inteso come unica fonte di ricchezza. La diversificazione dell’economia nazionale, di cui lo sviluppo di Kaec è un tassello importante, è infatti l’obiettivo primario di “Vision 2030” il piano di riforme lanciato dal governo il 25 aprile scorso e definito dal “Financial Times” «il più importante piano di riforme della storia dell’Arabia Saudita».
All’interno di questo documento di 84 pagine sono indicate le principali riforme che il Paese vuole lanciare per ridurre il peso del petrolio nell’economia nazionale. Attualmente il settore privato produce solo il 40% della ricchezza a livello nazionale e – secondo il piano – dovrebbe salire al 65% nel 2030. Per farlo il governo saudita è intenzionato a investire in modo massiccio su settori come l’energia, il turismo, la finanza.

La diversificazione economica è entrata di diritto nell’agenda politica saudita negli ultimi anni, soprattutto a causa del crollo del prezzo del greggio. Nella prima metà del 2015, per arginare la contrazione degli introiti, il governo ha intaccato le riserve monetarie per 30 miliardi di dollari al mese. Sempre nel 2015 il deficit pubblico saudita ha raggiunto il 15% del Pil, mentre l’economia è cresciuta del 3%.

Finanza, infrastrutture moderne e attrazione di capitali stranieri, diventano così le nuove vie dello sviluppo dell’Arabia, il più grande e più ricco dei Paesi arabi, l’unico ad essere parte del G20.

Dubai

Questa nuova politica si inserisce perfettamente nella strategia di sviluppo di tutti i Paesi che costituiscono il GCC (Gulf Cooperation Council), a partire da Dubai ed Abu Dhabi. A questo proposito, un appuntamento centrale per lo sviluppo dell’intera regione sarà l’Expo 2020 che si terrà proprio a Dubai. Il tema della manifestazione è “Connecting Minds, Creating the Future” e rappresenta l’idea che il progresso si raggiunge quando le persone e le idee si intrecciano insieme. Questo conferma l’intenzione degli organizzatori di investire molto, non solo nel real estate ma anche nelle nuove tecnologie che dovranno rappresentare ai visitatori tutta la spinta innovativa che, non solo Dubai, ma tutta la regione sta imprimendo al proprio sviluppo. Da qui la volontà di non disperdere nulla, in un ottica di sostenibilità ambientale, e infatti l’80% delle costruzioni realizzate per l’Expo sarà riutilizzato per scopi futuri. Per raggiungere questi obiettivi l’Emirato non sta badando a spese.

Gli investimenti previsti, solo per la costruzione del sito che ospiterà l’Esposizione, si aggirano intorno ai 5,2 miliardi di dollari, ma quelli che ricadranno sulle economie del Golfo saranno molto più consistenti. Le stime di Deutsche Bank e di Global Investment House parlano di 43 miliardi di dollari che saranno destinati allo sviluppo infrastrutturale solo da Dubai in vista dell’Expo. Per non parlare dei grandi progetti di mobilità che favoriranno i collegamenti tra i vari Paesi della regione. Il più ambizioso, in quest’ottica, è sicuramente la rete ferroviaria che unirà insieme tutti i Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar) attraverso due linee parallele, una di 1.970 e l’altra di 1.984 chilometri. Per la sua realizzazione è previsto un investimento superiore ai 100 miliardi di dollari.

Tutto questo per dare un’ulteriore spinta allo sviluppo della regione e farsi trovare pronti nel 2020 quando 25 milioni di persone faranno visita all’Expo e non solo. Per la prima volta nella storia dell’evento, il 71% di questi visitatori arriverà da Paesi diversi da quello ospitante. La kermesse sarà quindi una vetrina internazionale che i Paesi del Golfo sfrutteranno per mettere in mostra tutte le loro eccellenze, proponendosi così come uno dei mercati più convenienti dove investire.