Insetti contro la fame nel mondo. Questa una delle proposte di Seeds&Chips, il più importante evento internazionale dedicato al futuro dell’alimentazione. L’emergenza cibo infatti è reale, esiste. Da anni i ricercatori hanno lanciato un allarme sulle conseguenze che la produzione di proteine da fonti animali potrebbe avere sull’ambiente, se dovesse sfamare i 9 miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2030. Occorre trovare una forma di alimentazione alternativa e soprattutto sostenibile. E gli insetti sembrano una buona soluzione, se non una scelta quasi obbligata, dato che la loro produzione risparmia acqua ed energia, oltre ad inquinare meno.

Anche il nostro continente si sta muovendo a grandi passi in questa direzione. A partire dal 1° gennaio 2018 l’Unione Europea ha ufficializzato gli insetti come novel food, permettendo di adoperare le loro proteine negli alimenti. Così alcuni Stati membri ne hanno normato l’allevamento e la commercializzazione in un regime di “tolleranza”: in Olanda, patria di alcune aziende che allevano insetti per il consumo umano, troviamo in commercio “Bugs Sticks” o “Bugs Nuggets” (barrette di cioccolato e alcuni tipi di insetti); in Danimarca, René Redzepi, chef al vertice della gastronomia mondiale, ha inserito nel menù del suo ristorante pluripremiato formiche vive nutrite con coriandolo e citronella per ottenere un aroma e un gusto per palati esigenti; il Belgio, una delle regioni più avanzate in termini di entomofagia – il consumo di insetti da parte dell’uomo - ha adottato una serie di regole dettagliate per l’allevamento e la vendita, ma non importa insetti allevati al di fuori dell’UE; nel Regno Unito gli insetti vengono utilizzati per il consumo umano e come mangime per l’acquacoltura, ma non per l’alimentazione animale; in Svizzera, primo paese in Europa ad aver autorizzato il consumo di insetti come cibo, sugli scaffali della catena di supermercati Coop troviamo hamburger e polpettine a base di larve della farina, con riso, legumi e spezie, prodotti dalla start-up elvetica Essento.

Tutt’altra musica nel Belpaese. Nonostante il regolamento europeo, in Italia il Ministero della Salute, d’intesa con quello delle Politiche Agricole, ha stabilito che commercio e consumo di insetti restano vietati, in attesa di un’ulteriore preventiva autorizzazione prevista a livello UE, che dovrà definire anche le quantità di assunzione proposte. La palla quindi è in mano all’EfsaEuropean Food Safety Authority - che dovrà accertare l'esistenza delle condizioni indispensabili per autorizzare il commercio di ogni insetto candidato, come la composizione organica e gli allergeni dell'alimento. A ottenere per prime l'ok potrebbero essere le larve della farina, grilli e bachi da seta.

Per questo, e per una certa avversione di buona parte dei consumatori potenziali, l’industria degli insetti in Italia stenta a decollare e le nostre aziende del settore sono in forte svantaggio rispetto a quelle estere e si ritrovano costrette ad emigrare. Tra queste Italbugs, che si occupa di ricerca e sviluppo di prodotti alimentari a partire dagli insetti. Un’azienda italiana in fuga che conserva la sede di ricerca nel parco tecnologico padano di Lodi, ma che è stata costretta a spostare la produzione in Olanda per motivi legislativi e per la maggiore facilità nel reperire le materie prime. Il suo core business non consiste nel riproporre il modello alimentare asiatico basato sull’essicazione, ma nel produrre farine. Come quella che usano per il loro prodotto di punta, il Panseta, il primo panettone realizzato con farina di bachi da seta.

Un’altra realtà è quella dei fratelli Bozzaotra, che hanno messo su un’azienda agricola di insetti commestibili a Monselice, in provincia di Padova. Nati come bachicoltori e produttori del bozzolo della seta per la cura della psoriasi, oggi gestiscono il loro e-commerce dove è possibile acquistare scorpioni o vespe cotte disidratate i cui clienti sono principalmente pizzerie, biscottifici, panifici e latterie in Svizzera.

Anche Bugsolutely ha origine italiana ma sede a Bangkok. Impegnata nello sviluppo, nella produzione e nell’esportazione di cibi realizzati con farine di insetti, ha il merito di aver creato la Cricket Pasta, la pasta con farina di grillo, esportata soprattutto nel Nord America.

Altra idea italiana ma con dimora londinese è 21bites.com, un catalogo online di prodotti provenienti da Francia, Olanda e Inghilterra. Lo scopo è quello di mettere in contatto la domanda per uso privato con un’offerta di qualità garantita da una piccola selezione di produttori europei. L’assortimento cerca di rispecchiare il più possibile il gusto italiano anche se i prodotti vengono realizzati con grilli, cavallette e tarme della farina. Tra i più venduti ci sono quei cibi in cui gli insetti sono un ingrediente, come le farine o gli snack, mentre tra i più cari gli integratori alimentari e la farina di cavallette, che ha un prezzo di 50 euro per 100 grammi di prodotto a causa dei pochi allevamenti in Europa. Tutte valide intuizioni italiane scappate all’estero per la mancata legislatura, che fa sì che il Made in Italy nel settore non esista.

Pechino

L’aumento della domanda globale di cibo ed in particolare di fonti di proteine animali, dovuto alla crescita della popolazione e dell’urbanizzazione, allarma anche la FAOFood and Agriculture Organization of the United Nations. Per questo la troviamo tra i promotori dell’allevamento di insetti, vantaggioso per diversi aspetti: vivono ovunque, si riproducono velocemente, presentano un alto tasso di crescita e di conversione alimentare e un basso impatto ambientale durante tutto il loro ciclo di vita.


Tra l’altro, ci sarebbe una vasta scelta: nel mondo più di 1900 specie sono considerate commestibili, un numero destinato a crescere con l’avanzare delle ricerche. Quelli più comunemente usati come cibo sono i coleotteri (31%), i lepidotteri (bruchi, 18%), api, vespe e formiche. E ancora gli ortotteri, ovvero cavallette, locuste e grilli (13%), gli emitteri, conosciuti come cicale, cocciniglie, cimici (10%) e infine termiti, libellule e mosche (3%).

Ad aver sposato l’entomofagia nel mondo sono già 2 miliardi di persone, soprattutto in Asia, Africa e America Latina. Ma a casa nostra sembra un tabù culturale invalicabile. Sarebbero anche facili da catturare, ma nonostante questo, e il vantaggioso apporto proteico e calorico riconosciuto, continuiamo a preferire altri animali ancora facilmente reperibili. Al contrario delle società in cui, invece, c’è minor accesso ai grandi vertebrati – per esempio perché il territorio non ne consente l’allevamento – e di conseguenza il consumo di insetti è diventato abituale.