Come un aereo che riprende quota prima di toccare terra, l’attività globale ricomincia lentamente a rimettersi in sesto, grazie alla ripresa del manifatturiero e del commercio, al consolidamento della fiducia nei mercati e a condizioni finanziarie internazionali favorevoli.

Questo dice la Banca Mondiale nel suo Report Global Economic Prospects pubblicato nel mese di giugno.

Nonostante i rischi legati alle incertezze delle dinamiche politiche, il Report prevede infatti una crescita globale del 2,7% entro il 2017 – a partire dal +2,4% del 2016 – e del 2,9% nel biennio 2018-2019.

A vedere un segno positivo, nel 2017, saranno anche le economie avanzate (Stati Uniti, Giappone, Area Euro), con una crescita media dell’1,9%. Ancora troppo poco però rispetto ai ritmi della Cina che, sebbene sia ancora classificata come un’economia emergente, si conferma in termini di crescita di Pil la locomotiva mondiale.


 

STATI UNITI

 

L’economia degli Stati Uniti continua a crescere, ma con il freno a mano tirato: rispetto all’1,6% del 2016, il PIL dovrebbe aumentare del 2,1% nel 2017, del 2,2% nel 2018, per poi riscendere all’1,9% nel 2019. A queste stime risponde bene anche il ritmo di crescita dell’occupazione (138.000 nuovi posti di lavoro a maggio, 174.000 ad aprile) e il tasso di disoccupazione, che è sceso al 4,3%, il livello più basso dal 2001.

Questo temporaneo rafforzamento dell'economia, e soprattutto del mercato del lavoro, compenserebbe il rallentamento dell'inflazione, stimata all'1,6% nel 2017e al 2% nel 2018. Alla luce di queste aspettative, dopo aver appena innalzato i tassi di interesse sui federal funds all’1%-1,25%, la Federal Reserve già pensa a un terzo rialzo entro la fine dell’anno.

Ad influire positivamente sulla crescita, i tagli fiscali e i programmi infrastrutturali annunciati dall’amministrazione Trump. Anche l’immigrazione potrebbe giocare un ruolo chiave; il fenomeno di per sé contribuisce sia all’occupazione, sia alla crescita della produttività. Ma le misure restrittive previste dal presidente potrebbero intaccare il potenziale sviluppo.

 
Berlino, Germania

EUROPA

 

Il Vecchio Continente ha registrato una crescita modesta nel 2016 e l’ha confermata nella prima metà del 2017, grazie ai ritmi tenuti dall’attività manifatturiera e dall’export. Il Report della Banca Mondiale stima un aumento dell’1,7% nell’anno in corso (meglio di quanto era stato previsto a gennaio) e un rallentamento fino all’1,5% nel biennio 2018-19.

Una nota importante è sicuramente il dato sulla disoccupazione, che è scesa al 9,5% nel primo trimestre del 2017, circa il 2,5% in meno rispetto al suo picco del 2013.

Le prospettive economiche rimangono purtroppo legate a tanti fattori esterni come le incertezze politiche, i risultati delle elezioni, i negoziati della Brexit e la fragilità del settore finanziario. Senza tralasciare i cambiamenti politici degli USA, principale destinatario delle esportazioni europee.

Tokyo, Giappone
 

GIAPPONE

 

La Banca Mondiale stima per il Paese un aumento del PIL intorno all’1,5% nel 2017 per poi rallentare all’1% nel corso del 2018. I fattori che più di altri influiscono oggi sugli andamenti economici sono in primo luogo l’export, soprattutto dei prodotti connessi all’informatica; e in secondo luogo la scelta della Banca del Giappone di lasciare il costo del denaro invariato al -0,1% ed espandere la propria base monetaria fino a raggiungere un’inflazione stabile al 2%. Un modo, questo, per sollecitare banche e istituti finanziari a concedere più prestiti alla clientela e, di conseguenza, stimolare i consumi. Nonostante questo, però, l’economia stenta a decollare, a causa principalmente degli esigui aumenti salariali rispetto a un ritmo del lavoro serrato.

 
Pechino, Cina

CINA

 

Un’economia emergente che fa da traino all’economia mondiale e con previsioni di crescita costanti. Questa è la Cina per la quale la Banca Mondiale stima, per il 2017, una crescita del 6,5%, con un lieve rallentamento al 6,3% nel biennio 2018-19.

La Cina rientra in una delle aree a più alto ritmo di crescita, il quadrante Asia orientale-Pacifico, secondo solo all’Asia meridionale, che deve gran parte della sua fortuna al rafforzamento della crescita in Tailandia e in altri Paesi, come Indonesia e Filippine, e della ripresa nel settore delle materie prime.

Nell’anno corrente ci si aspetta dal Paese una ripresa delle importazioni, dovuta alla forte domanda interna, e una graduale accelerazione delle esportazioni. I principali rischi derivano invece dalla vulnerabilità del settore finanziario e dagli effetti che potranno avere nel breve periodo le politiche protezionistiche delle economie avanzate, a partire dagli Stati Uniti.