Il futuro del trasporto su strada e la tutela dell’ambiente sono legati a doppio filo con l’estrazione dei cosiddetti metalli rari, gli unici ad oggi in grado di alimentare i generatori delle auto elettriche. Per mettere in moto gli ingranaggi di questo processo di produzione più pulito, rispetto a quello di estrazione e combustione dei derivati del petrolio, è infatti obbligata la disponibilità di alcuni metalli, essenziali per la fabbricazione di batterie su larga scala.



I principali minerali necessari per la produzione di generatori al litio-ionio sono cobalto, grafite e litio. Il 65% della grafite viene estratta in Cina, mentre la metà di tutto il litio del mondo si trova nel triangolo tra Cile, Bolivia e Argentina. Proprio in quest’ultima, ogni anno, vengono estratte 30 mila tonnellate di litio; e pensare che fino a qualche anno fa nessun investitore voleva fare affari con il secondo stato più grande dell’America Latina, a causa delle problematiche dovute a barriere e controlli su import ed export, aboliti poi con il nuovo governo di centro-destra e pro-affari di Mauricio Macri. Ora è più facile investire nel paese, anche se la strada è ancora lunga; infatti la legge argentina per anni ha stabilito che i proprietari delle risorse minerarie fossero le amministrazioni provinciali e non lo stato centrale. Ciò ha comportato tariffe e regole diverse per ogni provincia argentina, rendendo poco conveniente l’estrazione alle aziende minerarie. Macri si sta impegnando affinché venga adottato un unico tariffario e i primi risultati si sono già visti: nel 2016 la produzione di litio argentino è cresciuta del 60%.



Tra i metalli rari, il più prezioso per le batterie al litio che alimentano le vetture a basso impatto ambientale è senza dubbio il cobalto, usato anche per batterie di smartphone e pc. Il 65% di questo minerale si trova in Congo, un paese dilaniato da conflitti e noto per le problematiche relative allo sfruttamento di mano d’opera locale. Tutti fattori che rendono complicato l’approvvigionamento da fonti congolesi. Infatti, se da una parte più della metà della produzione mondiale di cobalto proviene dal paese africano, dall’altra circa il 20% viene estratto a mano. Nel rapporto pubblicato da Amnesty International nel 2016, si denuncia che nel meridione del paese ci sono circa 150.000 minatori che estraggono a mani nude nelle miniere. E tra questi almeno 40.000 sono bambini. Nasce da qui la richiesta alla politica locale e internazionale a fare la sua parte per porre fine a questo fenomeno. Intanto, a livello europeo, sono stati già presi provvedimenti significativi: dal 2021 entrerà in vigore un regolamento che porrà il divieto di importazione su quattro minerali (oro, stagno, tungsteno e tantalio) da zone di conflitto. Sebbene tra questi il cobalto ancora non compare, il Canada, paese ricco di giacimenti, si sta ponendo come un’importante alternativa alla Repubblica Democratica del Congo e ha visto aumentare la richiesta del metallo come non mai rispetto al passato. Un’opportunità da non perdere, tanto che giganti nazionali come Vale, titolare di una miniera di cobalto a Sudbury, in Ontario, e Sherritt International stanno accelerando su investimenti e produzione.


L’industria dell’energia pulita sta guadagnando sempre più terreno, quindi. Transparency Market Research ha stimato che il giro d’affari intorno alle batterie agli ioni di litio passerà dai 30 miliardi di dollari del 2015 ai 75 nel 2024, e gli analisti di Morgan Stanley prevedono che il 47% delle auto vendute a livello globale entro il 2050 saranno elettriche. L’Inghilterra e la Francia hanno dichiarato di voler bandire veicoli a benzina e diesel entro il 2040 per limitare le emissioni tossiche; un’iniziativa seguita anche dall’Italia, che ha circa 22 anni per ammodernare le infrastrutture e studiare incentivi per la realizzazione della mobilità a impatto zero. Anche le grandi case automobilistiche si stanno preparando ad assecondare questo scenario: nel 2019 BMW lancerà la sua Mini totalmente elettrica, Volvo metterà in commercio due modelli “full electric”, Volkswagen nei prossimi cinque anni investirà 10 miliardi di dollari per la finalizzazione di auto elettriche, Nissan, lo scorso dicembre, ha lanciato la Leaf, la berlina a emissioni zero più venduta al mondo.

A cavalcare l’onda di questa nuova corsa all’oro rimane però soprattutto la Cina, destinatario privilegiato dei metalli africani. Le auto elettriche sono una delle aree principali di sviluppo del piano Made in China 2025. Infatti il paese in pochi anni è divenuto il primo mercato mondiale dell’automotive, superando perfino gli Stati Uniti nel 2015. Suo anche il primato delle vendite in auto elettriche e ibride, che nel 2017 sono andate per la prima volta oltre il milione di unità.