Il taglio del cordone con cui il Regno Unito ha deciso di staccarsi dall’UE risale ormai a più di un anno fa, il 23 giugno 2016. Da lì in poi, il cosiddetto vortice “Brexit” ha investito gran parte delle società finanziarie che hanno sede nella capitale britannica e in tante hanno già annunciato il prossimo trasferimento: BnpParibas dislocherà 300 persone dell’investment bank a Parigi; Deutsche Bank si prepara a traslocare a Francoforte le operazioni di securities trading; Hsbc (la più grande banca europea) dirotterà a Parigi circa 1.000 persone; la giapponese Nomura ha chiesto una licenza per operare a Francoforte.

Movimenti preoccupanti per il futuro della capitale inglese, che è forse l’unica al mondo a dipendere così tanto da una sola industria: un lavoratore su tre è impiegato nella finanza, le banche d’affari e le assicurazioni sono responsabili del 12% del PIL britannico, la metà delle esportazioni del Regno Unito è riservata ai servizi finanziari. A questo punto per Londra sarà determinante l’entità dello “strappo”, e quindi i negoziati tecnici con l’UE che l’accompagneranno alla sua uscita nel 2019.

E se da una parte la capitale britannica si prepara a far fronte all’isolamento, dall’altra, diverse capitali europee sono già pronte ad accaparrarsi la sua eredità. La partita è aperta e tutti si chiedono dove si trasferiranno le grandi società finanziarie della City e le sedi delle multinazionali.


Milano, UniCredit Tower

 

MILANO

 

Il capoluogo lombardo si sta ritagliando sempre più un ruolo chiave come piazza finanziaria dell’Eurozona. In effetti, l’ondata di trasformazione in metropoli moderna e internazionale, che la città sta vivendo già dall’Expo 2015, la rende attraente per imprese e capitali esteri.


La banca dati Reprint ha contato 3.600 imprese a proprietà estera attive a Milano, che generano un fatturato di 16,7 miliardi di euro (il 30% del totale prodotto dalle società estere presenti in Italia) e danno lavoro a 280.000 persone. Tra queste, multinazionali dell’industria, della finanza, dell’hi-tech, ma anche della new economy, come Google, Microsoft, Samsung o Amazon. Proprio questi grandi gruppi sono i destinatari dei recenti innovativi sviluppi immobiliari, come il quartiere di Porta Nuova o i grattacieli di CityLife.

Milano è anche il principale polo finanziario italiano, ospitando le filiali di oltre 40 istituti di credito stranieri, tra cui la tedesca Deutsche Bank e la svizzera Credit Suisse.

Ma un neo guasta questa immagine attraente, ovvero la realtà e le prospettive di lavoro in Italia. Nel 2016 il nostro Paese è risultato al 44° posto su 190 nella classifica “Ease of doing business” della Banca Mondiale e si colloca alla 60esima posizione, tra Cuba e l’Arabia Saudita, nell’indice elaborato da Transparency International e che calcola la corruzione percepita.


Francoforte, Banca Centrale Europea
 

FRANCOFORTE

 

La città tedesca ha grandi possibilità di attirare i banchieri in fuga da Londra: già capitale finanziaria della Germania, al centro dell’Europa geograficamente e non solo. Francoforte infatti ospita le principali istituzioni europee, come la Banca Centrale Europea, la Vigilanza europea, l’Autorità di controllo su assicurazioni e fondi pensione, la Bundesbank, la Bafin e la Consob tedesca.

Al momento si parla di 2.500 arrivi confermati, tra cui quello della Deutsche Bank, il primo gruppo bancario tedesco, che è intenzionato a spostare presso la casa madre di Francoforte l’attività di trading e investment banking. A essere trasferiti saranno anche centinaia di trader e 20.000 conti di clienti. La strategia verrà sviluppata nei prossimi 18 mesi, a meno che non ci siano cambiamenti di scenario sulla Brexit.


Delle stesse intenzioni Citigroup, il colosso USA, che intende mantenere a Londra il suo quartier generale europeo e spostare nella città tedesca l’hub dell’UE. Un cambiamento che comporterebbe il trasferimento di 200 posti di lavoro, una piccola parte dei 9.000 dipendenti britannici del gruppo.

 

PARIGI

 

La Brexit si è rivelata un affare anche per la capitale francese, tanto che, una volta reso noto il responso del referendum, almeno 4.000 aziende hanno chiesto il trasferimento in Francia.

E per accogliere i lavoratori della City, Parigi è disposta a investimenti massicci e a una rivoluzione urbanistica. Infatti, se da oltre 40 anni non costruisce edifici con un’altezza superiore ai 100 metri, oggi si dice pronta ad ampliare il suo quartiere finanziario, La Defense, con sette nuovi grattacieli. Le torri, con i loro 375.000 metri quadri di spazi, faranno posto a nuovi uffici, ristoranti ed aree di co-working.

La capitale ospita già 180.000 professionisti nella finanza con un focus sul mercato obbligazionario e sulla gestione degli investimenti; competenze che la rendono più adatta anche rispetto a Francoforte, che dà lavoro a 100.000 persone del settore. A questi sono destinati ad aggiungersi i dipendenti della Chubb, il più grande assicuratore danni americano, che ha annunciato il trasferimento della sua sede europea da Londra a Parigi. Una decisione che diventerà operativa solo nel 2019, ma che viene naturale dato che la loro succursale francese è la più importante in Europa in termini sia di risorse finanziarie e umane sia di mercato.


Parigi, La Defense
 


Nonostante i punti di forza di queste tre capitali, rimane assodato che non sarà semplice scalfire il primato di Londra. A rafforzare questa tesi, anche il 22esimo Global Financial Centres Index pubblicato da Z/Yen e China Development Institute, che lascia al primo posto nel panorama finanziario la capitale britannica per clima per gli affari, capitale umano, infrastrutture, sviluppo del settore finanziario e reputazione. La seguono Francoforte all’11esimo posto, Parigi al 26esimo e Milano, molto più in basso, al 54esimo.

Brexit o non Brexit, Londra è ancora oggi un benchmark assoluto su scala mondiale.