Questo non solo dimostra che il settore continua ad essere una delle forze motrici dell’economia nostrana, ma anche che la qualità è ancora un forte segno distintivo della produzione italiana del comparto. Inoltre, il settore agroalimentare è una delle bandiere del made in Italy nel mondo, e in molti casi è soprattutto un esempio della capacità delle aziende familiari italiane di oltrepassare i confini nazionali e diventare gruppi internazionali di successo, in grado di aprire filiali in altri paesi, contribuendo così alla creazione di posti di lavoro e dando una forte spinta all’export nostrano.

Prendiamo il caso Barilla, ad esempio, leader mondiale nel comparto della pasta, dei sughi pronti, dei prodotti da forno e dei pani croccanti. Nata nel 1877 a Parma come bottega di pasta e pane, oggi è una multinazionale che vanta una presenza in buona parte del mondo con 26 sedi, di cui solo una in Italia, e 29 siti produttivi di cui 14 in Italia e 15 all’estero.

Oggi Barilla è un gruppo in crescita. Nel 2015 ha raggiunto un fatturato di 3.383 milioni di euro, vale a dire il 2% in più rispetto all’anno precedente. «I risultati del 2015 rappresentano una conferma dell’efficacia della strategia Buono per Te, Buono per il Pianeta – ha dichiarato il Presidente Guido Barilla. Nonostante il contesto difficile, l’azienda continua a crescere all’estero e fa meglio della media di mercato in Italia. Siamo impegnati a sostenere l’espansione nei mercati emergenti caratterizzati da elevati consumi di pasta e a trarre vantaggio dalle opportunità nella nostra offerta di prodotti da forno – ha aggiunto – e tutto questo lo facciamo promuovendo un’alimentazione gustosa, sana e gioiosa, ispirata allo stile di vita Mediterraneo».

La volontà dell’azienda di sposare il proprio marchio e quindi il proprio nome all’Italia, d’altronde, è sempre stata chiara anche dai messaggi pubblicitari e dalle sponsorizzazioni sportive, come ha dimostrato anche agli ultimi Giochi olimpici e paralimpici di Rio de Janeiro. Inoltre, ad esclusione del breve periodo – dal 1971 al 1979 – in cui l’azienda venne acquisita dal gruppo americano W. R. Grace, Barilla non solo è sempre stata italiana, ma è sempre stata guidata dalla stessa famiglia. Fu Pietro Barilla a riprenderne le redini e a riportarla in auge anche grazie ad una comunicazione innovativa, avvalendosi dell’aiuto di maestri del cinema come Federico Fellini e acquisendo marchi importanti del settore. Oggi a guidare l’azienda sono Guido, Luca e Paolo Barilla la cui idea è molto chiara: «Consideriamo la proprietà dell’azienda non come un privilegio personale, ma come una responsabilità per la trasmissione di un’eredità fatta di competenze e conoscenze che devono essere alimentate nel tempo, attraverso le generazioni che verranno».

Una storia analoga è quella della Bauli azienda della tradizione storica dolciaria italiana fondata nel 1922 da Ruggiero. La vicenda personale del fondatore, aggiunge alla storia aziendale un qualcosa di rocambolesco e anche un po’ romantico. Sopravvissuto alla disfatta di Caporetto nel 1917 e alla Grande Guerra, con i soldi della smobilitazione e con un prestito dei familiari riesce ad aprire nel 1922 il suo laboratorio di pasticceria a Verona. Un lustro più tardi, non contento, decide di trasferirsi in Sudamerica sopravvivendo, anche in questo caso, ad un rovinoso naufragio. Sono anni difficili per Ruggero che, dopo aver trascorso qualche anno in Brasile guidando un taxi, arriva in Argentina dove torna a fare il mestiere di pasticcere e dove viene messo a capo di una squadra di quaranta colleghi. Ma il suo cuore e il suo spirito sono italiani ed è nel Bel Paese che torna nel 1937 per dar vita a quella che negli anni è divenuta una delle aziende dolciarie tra le più conosciute e floride del Paese.

Il segreto di Ruggero e oggi di Alberto Bauli, oltre alla fortuna, è la capacità di saper coniugare artigianato e sviluppo tecnologico. La qualità del prodotto ha fatto il resto, tant’è che l’azienda ci tiene a far sapere a tutti i consumatori che il burro e le uova utilizzati, oltre ad essere veri e quindi non liofilizzati, sono anche di provenienza certificata e tutta italiana.

La previsione per il Natale che sta per arrivare è molto positiva, anche sulla scia di quello passato che ha visto un aumento delle vendite del 33% (+15% a Pasqua). Oggi i prodotti Bauli – e di tutti i marchi del gruppo – non si limitano più agli stagionali, ma coprono un’ampia fetta del mercato dolciario. Non più solo panettone, quindi, ma anche merendine, croissant, frollini e muffin la cui produzione continuativa ha permesso alla Bauli di abolire la chiusura estiva, lavorando su tre turnazioni e impegnando in quattro stabilimenti circa 1.200 dipendenti, a cui si aggiungono circa 7-8.000 stagionali che garantiscono una produzione industriale in grado di far arrivare i panettoni in circa 68 paesi del mondo.

Strettamente legata al territorio di provenienza, ovvero la Calabria, è anche la storia del tonno Callipo. Oggi, alla guida dell’azienda fondata nel 1913 da Giacinto, c’è il bisnipote Filippo Callipo che appartiene alla quarta generazione. L’azienda, una delle eccellenze della regione, dà lavoro a 200 persone e raggiunge la capacità produttiva di circa 6.500 tonnellate di prodotto. Di questo, quasi il 90% viene venduto in Italia e il restante in Austria, Francia, Inghilterra, Germania, Canada, Australia, Stati Uniti e Giappone.

Punto di forza dell’azienda, oggi come un tempo, è la localizzazione tutta italiana della lavorazione e la scelta di lavorare il tonno a pinne gialle pescato negli Oceani Atlantico e Indiano e il tonno rosso del Mediterraneo con la stessa cura e attenzione tramandati dai primi del Novecento. Dalla selezione al confezionamento, passando per il taglio la vaporizzazione e la stagionatura tutto è svolto in maniera artigianale nei 34mila metri quadrati dello stabilimento di Maierato, in provincia di Vibo Valentia. Una forte volontà di mantenere una qualità elevata che ha investito anche la scelta del vetro per il confezionamento utilizzato per il 50% della produzione del tonno a pinne gialle, un’opzione molto apprezzata dai consumatori.

Ma legata al nome Callipo non c’è solo la produzione del tonno. Nell’estate del 2008, infatti, sono partite due iniziative volte a favorire lo sviluppo e la conoscenza del contesto sociale dove l’azienda opera; la Callipo Gelateria nata con l’ambizione di far conoscere in Italia e nel mondo la tradizione gelatiera di Pizzo e il Popilia Country Resort, un centro alberghiero nato per rilanciare il turismo nel territorio.



Come spiega Unioncamere: «L’economia italiana si distingue da molte altre economie avanzate per una tradizione produttiva assolutamente peculiare, dove dall’impegno di tanti imprenditori è nato – soprattutto a partire dal secondo dopoguerra – quel modello di capitalismo che oggi chiamiamo “capitalismo familiare”. […] La diffusività di questo connubio famiglia-impresa appare intensa tra tutte le maglie del tessuto manifatturiero, dal momento che la quota di PMI familiari si attesta all’88% nel settore meccanico ma sale fino al 91% in quello delle tre A del made in Italy (Alimentare/Abbigliamento/Arredamento), vuoi anche perché, molto verosimilmente, nel made in Italy “leggero” esiste un maggiore numero di piccole e piccolissime imprese dal carattere artigiano, chiaramente a guida completamente familiare. Infatti, non a caso, tra le PMI familiari, proprio in questo settore sono maggiormente presenti quelle di natura tradizionale rispetto al settore meccanico (sul totale delle PMI familiari di settore: 85 contro 78%)».

Ma oggi, anche grazie allo sviluppo tecnologico le piccole aziende familiari hanno superato i confini nazionali e, in alcuni casi, sono divenute grandi gruppi industriali che, oltre a far conoscere il nome di famiglia nel mondo, hanno portato la cultura aziendale e la capacità produttiva italiane ben oltre la Penisola.