Tutti, ma proprio tutti i governi italiani degli ultimi 10 anni hanno sottovalutato l’importanza degli investimenti pubblici infrastrutturali. Ed è anche per questo che il crollo del ponte Morandi, per gli addetti ai lavori, non è stato un fulmine a ciel sereno.

Secondo dati Istat in riferimento all’anno 2017 l’Italia è quarta in classifica (dopo Portogallo, Irlanda e Spagna) per la più bassa spesa in capitale fisso dedicata al settore con appena il 2% del PIL destinato alle infrastrutture, l’1,4% in meno rispetto al picco positivo raggiunto nel 2009. Nonostante i tantissimi documenti redatti negli anni dai diversi governi, contenenti potenziali piani di azione volti alla riqualifica delle infrastrutture, la scelta di dedicare minore importanza risulta essere stata cosciente. Cosciente perché la spesa corrente in Italia sembra essere al di sopra della media europea. E il crollo del viadotto Polcevera è un chiaro risultato di uno scarso intervento, o meglio di un non intervento, a lungo termine.

 

L’inefficienza delle reti stradali, ferroviarie e marittime innesca un meccanismo di decadenza generale che influisce negativamente sull’andamento del commercio e a sua volta sulle imprese, sul sistema lavoro e sulla diminuzione degli investimenti italiani e stranieri. In sintesi su tutto il sistema economico del paese.

Ed è per questo che paesi come la Germania hanno approvato progetti per 270 miliardi di euro dedicati alla rete ferroviaria e ai canali all’interno di un piano a lungo termine di 15 anni.

Anche a livello locale è sempre la Germania che rappresenta un significativo metro di paragone: le province tedesche dispongono del 4,5% della spesa pubblica nazionale destinata al mantenimento delle infrastrutture, contro l’1% riservato a quelle italiane.

 

Per comprendere meglio la gravità della situazione basta considerare che più della metà delle costruzioni sul territorio italiano sono rappresentate da infrastrutture pubbliche, il cui valore totale è passato da 23 miliardi di euro del 2017 a 15 miliardi nel 2018.

 

Che i segnali di questa arretratezza fossero evidenti, lo conferma l’allarme lanciato recentemente dai vertici di Conftrasporto, la confederazione che raggruppa le associazioni italiane in tema di trasporti, spedizioni e logistica. Paolo Uggè (Presidente Conftrasporto) insieme al Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli hanno richiamato già da tempo l’attenzione del ministero delle Infrastrutture sulle criticità del sistema infrastrutturale italiano e su tutti i punti dolenti della rete. A luglio i due presidenti hanno parlato di “necessità di connettere l’Italia” portando l’attenzione, tra i tanti temi, sulla questione Brennero. La grande quantità di immigrati clandestini giunti su territorio europeo ha costretto il governo austriaco ad incrementare i controlli a discapito della libera circolazione delle merci italiane che raggiungono con estremo ritardo alle destinazioni europee. Secondo analisi effettuate dalle due associazioni, per un’ora di ritardo di ogni Tir nell’attraversamento del Brennero l’Italia subisce un danno economico pari a 370 milioni di euro annui.

 

Il problema “trasporti” non riguarda solo il decadente stato delle infrastrutture: secondo Trasportounito, l’associazione che rappresenta le imprese di autotrasporto di merci per conto di terzi, i ritardi nell’ammodernamento della rete causano per ogni singolo camion un danno annuale pari a 4.000 euro.

Unica nota positiva in questo mare magnum di cattive notizie riguarda la rete ferroviaria italiana.

Secondo una dichiarazione risalente a febbraio scorso rilasciata dal Presidente di Federtrasporto Alberto Brandani, l’Italia è l’unico paese in Europa ad avere una copertura del 100% sul controllo della marcia dei treni. Notevoli investimenti tecnologici hanno permesso la diminuzione degli incidenti per collisione.

 

Il compito di dare una risposta politica spetta adesso al governo Conte, chiamato a presentare il proprio piano infrastrutturale tanto nel Decreto Genova quanto nella legge di Bilancio. Il Decreto Genova, oltre ai 23,5 milioni destinati al mantenimento dei servizi di trasporto necessari a fronteggiare le conseguenze della tragedia Morandi, prevede infatti misure per la sicurezza dell’intera rete nazionale. Mentre il Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha dichiarato in una recente intervista rilasciata al “Sole 24 Ore” che «la legge di bilancio dovrà tener conto del fatto che quella delle infrastrutture è una delle emergenze del paese» e che «la manutenzione ordinaria deve diventare normalità per uscire dalla logica dell’emergenza».