Concentrate in un fazzoletto territoriale, le grandi aziende del settore hanno accusato pesantemente gli effetti della crisi economica, mantenendo comunque la loro leadership europea.

Ancora oggi, infatti, tra Brescia e Mantova viene prodotto il 95% dei collant e delle calze da uomo italiane, circa il 60% del mercato europeo e il 7,2% di quello mondiale. Si tratta di un distretto ricco per tradizione, formato da quasi 400 che producono un fatturato superiore al miliardo di euro e danno lavoro a circa 7.500 persone.

Solo l’area bresciana, dove sono presenti marchi noti in tutto il mondo come Gallo, Ciocca, Ileana e Prisco, contribuisce per circa il 30% alla formazione del fatturato totale del settore.

In realtà, guardando ai confini più ampi del distretto che coinvolgono anche l’area di Castel Goffredo, i numeri sono ancora più imponenti. Le imprese attive sono circa 2.900; di queste quasi 2mila hanno meno di 49 addetti. Guardando invece al totale degli occupati, la forza lavoro impegnata nel settore sfiora le 20mila unità. Molte di queste aziende hanno una gestione familiare e sono specializzate su alcune fasi del ciclo produttivo. Quasi la metà, ad esempio, ha meno di 10 addetti e un fatturato che non supera il milione di euro.

Nonostante questi numeri e una massa critica elevata, la crisi purtroppo ha morso anche il settore della calza e soprattutto in Italia le imprese hanno subito il crollo dei consumi, che è stato pari al 20% su scala nazionale, oltre ad assistere negli ultimi due anni ad un calo delle esportazioni superiore all’8% per la calzetteria in maglia che non ha risparmiato sia i mercati Ue che extra Ue. Che le cose in termini di export sarebbero andate male si era capito dalla contrazione della domanda arrivata dalla Germania. Verso questo mercato le esportazioni dall’Italia sono calate in un anno del 13,5%, un dato superiore alla contrazione media registrata verso i 25 Paesi membri dell’Ue (-12,7%). Ancora peggio sono andate le esportazioni verso la Russia (-18,6%) e verso i Paesi baltici (-51,7%). Pochi sono stati i segnali positivi: tra questi quelli arrivati dall’Asia orientale e, in Europa, dalla Francia e da alcuni Paesi con i quali c’è un intenso scambio dovuto alla delocalizzazione di parte della produzione. 


Sul campo, oltre alla crisi, ci sono problemi irrisolti ormai tempo: uno su tutti è quello della contraffazione dei prodotti importati a costi bassi da Cina e Turchia. Da anni le associazioni del settore denunciano l’ingresso costante sul nostro mercato di merci contraffatte di ogni genere. A questo si aggiunge anche il problema dell’incremento dei costi energetici, una voce che incide per il 25% sui costi di produzione della calza.

Sul tema è intervenuto poche settimane fa Luca Biondoli, presidente dell’Associazione del distretto intimo e calza. «Vent’anni fa in Italia si vendevano 600 milioni di calze – ha dichiarato Biondoli – oggi siamo scesi a 200 milioni. Le mercerie storiche non esistono più e il mercato delle bancarelle viene gestito da stranieri».

L’assalto dei mercati a basso costo è sicuramente la minaccia più pericolosa per il distretto italiano della calza, che si trova a dover combattere un nemico agguerrito dopo oltre cinquant’anni di dominio assoluto del mercato. Le sue origini risalgono infatti agli anni ’50 quando la chiusura del calzificio industriale Noemi diede vita a un ampio numero di piccole aziende che costituirono il nucleo del distretto. Fin dalle origini il distretto si distingue per l’elevata professionalità dei suoi lavoratori, l’innovazione costante, la presenza di una cultura imprenditoriale diffusa e la disponibilità del capitale finanziario. Tutti questi fattori sono sopravvissuti nel tempo e insieme hanno dato vita alle grandi aziende, da Calzedonia a Golden Lady, da Pompea a Sanpellegrino, da Filodoro a Levante, che nel tempo sono diventate protagonisti del mercato, in Italia e all’estero.

Ma il successo del distretto non si ferma alla qualità del prodotto. Un ruolo centrale lo hanno giocato anche i canali distributivi, che già dagli anni ’80 si sono aperti alla grande distribuzione. Ancora oggi circa il 90% delle aziende utilizza un grossista per distribuire la sua merce e questo canale distribuisce in media il 52% della produzione nazionale.

Un altro fattore chiave di successo è stata poi la capacità di sviluppare sinergie tra aziende e produttori differenti, soprattutto nell’ottica di crescere all’estero. Fedele a questa filosofia, nel 1989 nasce il “Centro Servizi Calza” su iniziativa dell’allora Cassa Rurale e Artigiana di Castel Goffredo. Lo scopo del Centro era favorire le interazioni tra i vari produttori e offrire sostegno nell’attività di internazionalizzazione, attraverso anche corsi di formazione e seminari sull’economia del comparto e le tendenze della moda.

Alla base di tutti questi processi evolutivi, è rimasta sempre una forte e diffusa sensibilità verso l’innovazione e il suo valore nel business. Gli investimenti tecnologici sono stati negli anni un elemento costante e ripetuto e hanno influenzato in modo evidente l’evoluzione strutturale delle aziende della calza. Tutto ciò ha permesso ad alcune eccellenze italiane, non solo di sopravvivere, ma di conquistare un ruolo primario sui mercati mondiali, dove si sono posizionate con veri e propri simboli della qualità e del made in Italy.

È il caso di Gallo, l’azienda fondata nel 1927 che ha fatto dell’artigianalità e della creatività due elementi chiave della sua produzione. Grazie a questa cifra stilistica e ad un’abile strategia commerciale, Gallo è divenuta un’attrazione, in Italia e all’estero, fino ad essere presente con negozi monomarca in dieci città italiane e in Europa, a Parisi e a Dusseldorf.

Una dimensione mondiale è ormai quella raggiunta da Calzedonia, la società nata nel 1986 a Varese di Oppeano, nei pressi di Verona, e da allora protagonista di una crescita costante che l’ha portata, oggi, ad avere 1.650 negozi in giro per il mondo, dal Messico al Qatar, dalla Gran Bretagna al Montenegro. Calzedonia è inoltre un esempio del peso industriale assunto da molte realtà del distretto italiano della calza. Il Gruppo conta 23.000 dipendenti nel mondo, di cui circa 3.300 in Italia. E la sua tipicità è la vendita attraverso negozi monomarca, gestiti direttamente, ma anche in franchising o attraverso distributori esteri. La diversificazione del prodotto e del marchio, con la nascita di firme come Intimissimi e Tezenis, ha contribuito al successo del Gruppo, seguendo la stessa filosofia impressa nel 1987 dal fondatore e presidente Sandro Veronesi.

I casi di Calzedonia e Gallo, ma anche quelli delle altre grandi aziende del settore, confermano che l’eccellenza e la qualità solo in parte sono state scalfite dalle difficoltà economiche internazionali. Seguendo questa strada, arricchita da nuovi ingredienti e dalla costante tensione all’innovazione, un “piccolo” distretto come quello della calza potrà confermarsi anche in futuro un’eccellenza italiana nel mondo.