In primo luogo per fare in modo che il Sud torni a scalare la classifica europea che lo vede nelle ultime posizioni in termini di Pil pro capite e di condizione giovanile nel mercato del lavoro. Ma soprattutto per riallineare consumi, investimenti e sviluppo con il Centro-Nord che gradualmente sta tornando competitivo grazie anche alla ripresa del mercato del lavoro. Nel terzo trimestre del 2015, secondo i dati Eurostat, l’occupazione è cresciuta in Italia dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9 rispetto al 2014 (in Europa il numero di persone occupate è salito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% rispetto al 2014).

Ma se la crisi si sta attenuando in molte regioni settentrionali, lo stesso non si può dire per quelle del Meridione. Ad esempio, con un Pil pro capite di 16.366 euro la Puglia è la quarta regione più povera d’Italia. Gli anni della crisi, dal 2008 al 2014, hanno influito negativamente sull’economia regionale che, come tutte le altre del Sud, fatica a riportare i propri livelli di crescita in pari.

La ricchezza prodotta dalla Puglia ha registrato dati preoccupanti. Secondo la Svimez si tratta del 12,6% in meno nel 2014. A questo dato ha fatto seguito un pesante calo dei consumi delle famiglie meridionali che nel 2014 si sono ridotti dello 0,4% a fronte di un aumento dello 0,6% delle regioni del Centro-Nord, anche se per i beni durevoli, vestiario e calzature, la tendenza recessiva si sta gradualmente attenuando.

A preoccupare l’economia regionale è anche il forte calo degli investimenti fissi lordi che ancora una volta segnano una netta differenza tra il Sud e il Nord del Paese, anche se i dati di Unioncamere registrano un miglioramento in tutta Italia nei programmi di assunzione delle imprese nell’ultimo trimestre del 2015. Il tasso di crescita destagionalizzato dell’offerta di lavoro da parte delle aziende rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è infatti del +10,9% e quasi un terzo delle assunzioni ha riguardato i giovani. Tra le regioni il Lazio, grazie all’effetto Giubileo, è quella che ha registrato l’incremento maggiore con l’aumento del 24%, nel quarto trimestre, delle entrate previste rispetto allo scorso anno, dato che si fermava a +16,4% nel trimestre precedente. A seguire la Lombardia con il +21%, l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia, rispettivamente +13,2% e +12,9. Dietro di loro, la Puglia che ha fatto registrare un aumento tendenziale del 12,8%.

In occasione della Fiera del Levante, lo scorso settembre, la Regione ha chiarito l’intenzione di voler riallineare il Pil pugliese al resto del Paese attraverso investimenti in innovazione e internazionalizzazione. E non si è fatta attendere la richiesta di alcune aziende che hanno individuato nella Puglia il territorio ideale per ampliare la propria attività. La Regione ha ricevuto le richieste della Fincons, industria ICT di Milano, interessata ad investire a Bari in strutture, strumenti, ricerca e innovazione. C’è poi la Dema, impresa aerospaziale di Napoli, che sta valutando la possibilità di realizzare un nuovo stabilimento a Brindisi. E ancora, rimanendo in Italia e sempre nel settore aerospaziale, c’è la torinese Sipal che a Grottaglie vuole avviare una sede dove implementare ricerca e innovazione. Ma le richieste arrivano anche dall’estero con l’indiana Jindal che vuole investire nel territorio brindisino per ampliare la propria multinazionale nel settore chimico.

La Puglia, inoltre, è una delle quattro regioni insieme a Campania, Calabria e Sicilia che rientra nel Piano export per le Regioni della Convergenza, detto anche Piano Export Sud. Si tratta di un programma elaborato dall’ICE, Agenzia per la promozione all’estero dell’internazionalizzazione delle piccole e media imprese italiane. L’Agenzia è sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministero dello sviluppo economico, che li esercita d’intesa con il Ministero degli esteri.

In controtendenza, i dati pubblicati a gennaio dall’ICE, riguardanti il periodo 2019-2013, hanno registrato per la Puglia una crescita superiore alla media nazionale delle esportazioni della filiera della mobilità con il +25%. Positivo è anche l’andamento delle vendite degli articoli farmaceutici. «Con riferimento ai principali mercati di sbocco – si legge nel Piano export per le Regioni della Convergenza – i Paesi dell’Unione europea, nonostante un calo generalizzato, continuano ad assorbire la maggioranza dei flussi provenienti dalle quattro Regioni, soprattutto da Campania e Puglia. Tra gli altri Paesi europei non aderenti all’Unione spicca l’Albania, che risulta il mercato più dinamico per le esportazioni della Puglia con un incremento dell’export del 23,8%. Tra le destinazioni geografiche dell’export del Mezzogiorno, particolarmente importante è l’area geo-economica dell’Africa settentrionale, verso cui Campania, Puglia e Calabria hanno registrato rilevanti tassi di crescita dell’interscambio».



Su queste premesse si basa il Piano operativo di marketing localizzativo regionale ideato per «intercettare potenziali investitori e progetti di investimento da attrarre in Puglia» perché, nonostante il periodo prolungato di crisi, gli sforzi della Regione sono stati per lo più indirizzati verso processi strutturati di internazionalizzazione.

Si chiama SmartPuglia 2020 la strategia per lo sviluppo della competitività in relazione al nuovo ciclo di programmazione dei fondi comunitari 2014-2020. Il territorio pugliese offre infatti possibilità di sviluppo in vari settori, dalla gomma al vetro, dalla siderurgia alla chimica di base, senza dimenticare la produzione di materiali per l’edilizia e di energia, i settori dell’automotive e dell’ICT, oltre naturalmente all’agroalimentare. Sono diversi gli apparati produttivi, di dimensioni più o meno estese, che possono impiegare addetti diretti o provenienti da attività dell’indotto nei vari settori industriali che si trovano principalmente nelle aree di Bari, Brindisi e Taranto ma anche nelle sub-regioni della Capitanata e del Salento.

Ma è anche e soprattutto alle piccole e medie imprese che si rivolge la strategia di SmartPuglia 2020, e a tutti quegli imprenditori che operano nell’industria del legno e mobilio, nella meccanica fine e nelle materie plastiche, nell’agroalimentare e nel tessile, nel settore dell’abbigliamento e delle calzature. Tutte eccellenze che hanno bisogno di piani d’azione strutturati per emergere sia nel mercato italiano sia in quello internazionale.

 

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