Tutto questo è l’industria della pelletteria italiana, vero traino delle esportazioni made in Italy. Nei primi sei mesi del 2014, e rispetto allo stesso periodo del 2013, le vendite all’estero del comparto sono aumentate del 5% e hanno superato i 2,7 miliardi di euro.

Un risultato eccellente che stupisce solo in parte perché già lo scorso anno i produttori di borse e indumenti in pelle avevano messo a segno una crescita dell’export a doppia cifra (+11%) a fronte di un mercato interno ancora in difficoltà (-5%). Nonostante lo stallo dell’economia italiana e la recente doccia fredda dell’Ocse che ha rivisto al ribasso le sue stime sul Pil nazionale (il 2014 si dovrebbe chiudere nuovamente con il segno “meno”), la pelletteria continua a spingere sull’acceleratore e potrebbe chiudere il 2014 con un aumento delle esportazioni del 12-13%. Queste almeno sono le previsioni dell’Aimpes, l’Associazione italiana manifatturieri pelli e succedanei, elaborate sulla base dei numeri recentemente pubblicati dall’Istat.

Ma cosa c’è dietro il successo del settore? Innanzitutto a godere della crescita maggiore sono ancora una volta i marchi del lusso, le espressioni più nitide del made in Italy che giorno dopo giorno acquistano sempre maggiore considerazione all’estero. Una tendenza che viene esaltata soprattutto su alcuni mercati extra-Ue (Asia e Paesi Apec) dove la richiesta è tradizionalmente molto alta.

Nei primi sei mesi del 2014 Russia e Giappone, due tra i maggiori importatori di pelletteria italiana hanno registrato una riduzione del 5/6% rispetto al 2013 (ma su valori sempre superiori rispetto al 2012), mentre i mercati Ue sono stati sospinti dalla crescita a due cifre di importanti clienti come Francia, Germania e Regno Unito.

Anche questa è la forza del settore: poter contare su un mercato vasto, con un numero crescente di potenziali clienti ottenuto sfruttando l’emergere di nuove categorie di consumatori in Cina, ma anche nei Paesi più tradizionali come Stati Uniti e Francia.

Questo significa, per le aziende italiane attive nel comparto, che la quota maggioritaria del fatturato viene generalmente dall’estero, lasciando solo la parte residuale al mercato interno che vive ormai da diversi anni in uno stato di stagnazione.

A confermare il ruolo della pelletteria sui mercati internazionali è intervenuto anche uno studio della Fondazione Edison che ha elaborato i dati della World Trade Organization, dell’Eurostat e delle Nazioni Unite. Nonostante il report analizzi gli anni 2011-2012, tuttavia è utile per capire il peso del settore sul totale dell’export italiano.

Elencando i 20 settori in cui l’Italia detiene nel mondo il primo posto per saldo commerciale con l’estero, la Fondazione Edison riporta sia le calzature con tomaia di cuoio che le borse in pelle, rispettivamente al primo e al quarto posto per valore del surplus commerciale.

Scendendo nello specifico, nelle calzature e negli stivali interamente di pelle l’Italia è leader davanti a Spagna e Portogallo. A guidare l’esercito delle piccole e medie imprese che fanno affari all’estero ci sono settori d’eccellenza come il Polo fiorentino del lusso dove è proprio la rete di subfornitori, composta da artigiani di altissima qualità, a dare il valore aggiunto alla produzione. Ed è questa una ragione in più che ha convinto i grandi marchi (italiani e internazionali) a portare la loro sede industriale proprio in questa regione.

Questo è successo con brand italiani come Tod’s e Valentino, ma anche con griffe straniere del calibro di Chanel e Louis Vuitton.

Seguendo questo principio, le imprese di dimensioni più contenute convivono con i colossi del settore come Prada, Gucci e Ferragamo, la cui spinta alla modernizzazione dei prodotti e alla tecnologizzazione dei processi fa da stimolo a tutta la filiera. Forte di questo connubio, il distretto fiorentino della pelletteria ha triplicato la sua produzione nel giro di dieci anni.

Da qui è sorto quello che molti identificano ormai come il distretto di Santa Croce sull’Arno, un polo di eccellenza dove lavora il meglio dei pellettieri fiorentini e dove grandi maison come la stessa Gucci hanno scelto di investire.

Tutto ciò ha contribuito e contribuisce a fare dell’industria conciaria italiana un leader assoluto, in Italia e all’estero. Secondo i dati dell’Unic (Unione nazionale dell’industria conciaria) nel nostro Paese il comparto occupa 18mila addetti e vede impegnate 1.300 aziende. La produzione annuale ha un valore di 4,9 miliardi di euro e questo permette al settore di confermarsi leader mondiale nella produzione (62% di quella europea e 17% di quella globale), nell’internazionalizzazione (27% di export mondiale di pelli finite e 20% dell’import globale di materia prima conciaria), ma anche nel livello tecnologico, stilistico e qualitativo delle merci vendute.

Un’eccellenza forse più significativa di molte altre perché il suo primato indiscusso viene ogni anno superato dalla stessa industria pellettiera italiana, che sembra essersi abituata a battere anche i record personali.

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