Officina Stellare. Due parole che raccontano una storia di successo, di tecnologia e di italianità che guarda lontano, verso le stelle. Già, perché Officina Stellare è una PMI innovativa nata a Sarcedo, in provincia di Vicenza, che progetta e produce strumentazione ottica ad alta tecnologia per l’industria aerospaziale.

Fondata nel 2009 da tre appassionati di aerospazio – Riccardo Gianni, Presidente; Giovanni Dal Lago, Amministratore Delegato e Gino Bucciol, Chief Business Development Officer – oggi Officina Stellare, dopo la quotazione Aim di Borsa Italiana dello scorso 26 giugno, punta a diventare la prima “Space Factory” in Italia nella fornitura di prodotti per applicazioni spaziali a livello industriale e nel controllo dell’intera filiera verticale dell’industria aerospaziale.

Nel 2012 insieme alla prima commessa arrivata grazie al Progetto Sofia della Nasa, con la richiesta da parte dell’agenzia aerospaziale statunitense di installare un telescopio su un Boeing 747, la società si amplia con l’arrivo di un nuovo consigliere, Fabio Rubeo.

L’anno successivo arriva un contratto con Airbus, azienda leader nella costruzione di aeromobili, e da quel momento in poi la storia di Officina Stellare si intreccia con le più importanti aziende operanti nell’aerospazio, con gli istituti di ricerca e con le università di tutto il mondo, dalla Nasa all’Università di Princeton, dall’Istituto coreano di ricerca aerospaziale (KASI) alla United States Air Force Academy. Anche in Italia le commesse arrivano da importanti enti pubblici come il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dall’Aeronautica, così come da aziende private attive nei settori della difesa e della sicurezza come le aziende del Gruppo Leonardo.

Sono diversi i settori di interesse di Officina Stellare, dall’aerospazio alla ricerca scientifica, alla difesa. E due sono gli approcci alla progettazione e alla produzione di telescopi e di strumentazione ottica e aerospaziale, uno Ground-Based per osservazioni dalla Terra e uno Space-Based per l’osservazione dallo Spazio. Se da una parte, infatti, si realizzano strumenti per la ricerca scientifica e la difesa, vale a dire strumenti per l’osservazione del Sole e dei pianeti o sistemi anti drone, dall’altra una forte attenzione si sta concentrando nella New Space Economy, in pratica strumenti per l’osservazione della Terra dallo Spazio, il monitoraggio dei detriti spaziali e dei satelliti attivi. È questo un settore in piena evoluzione, dovuta soprattutto allo sviluppo dell’IoT (Internet of Thinghs, ndr) e il conseguente utilizzo in campo agricolo o nel monitoraggio dei confini geografici e dell’inquinamento.

Officina Stellare, dopo dieci anni di attività, impiega circa quaranta persone tra ingegneri aerospaziali e meccanici, fisici e astronomi, ma punta a raddoppiare questo numero nei prossimi due anni. Previsioni di crescita riguardano anche il fatturato che dai 2,1 milioni di euro registrati nel 2016, ai 5 milioni del 2018 conta di chiudere l’anno in corso con un valore della produzione di oltre 8 milioni e un Ebitda di 2,936 milioni di euro, vale a dire quasi il doppio rispetto a quello dell’esercizio precedente (1,115 milioni di euro).

Ma le previsioni, anche grazie a un portafoglio ordini di circa 11 milioni di euro già coperto per tutto il prossimo anno, fanno prevedere un fatturato di circa 13 milioni di euro – di cui il 92% provenienti da commesse estere – e un Ebitda di 4,44 milioni. Insomma, un’azienda che guarda lontano e che già nel suo nome sintetizza la capacità del saper fare le cose in maniera accurata e dove assemblaggio, misurazione e collaudo sono sempre eseguiti con precisione e passione, così come la ricerca di soluzioni innovative.