una regione in cui, dopo anni caratterizzati dal segno meno, sono gli under 35 a tentare la svolta, portando in positivo i dati sull’imprenditoria della Regione. Ma l’inversione di tendenza sembrerebbe arrivare anche dalla terra, con un piano di Sviluppo rurale 2014/2020 che punta sullo sviluppo delle competenze e su una gestione efficiente delle risorse naturali.

Se il settore delle costruzioni ha mostrato qualche segnale di recupero a partire dall’estate, è tornato a crescere il numero delle compravendite di abitazioni. L’attività dei servizi, spiega la Banca d’Italia, è lievemente migliorata, grazie soprattutto alla ripresa della domanda interna e all’aumento dei flussi turistici. E a far sperare sono anche le condizioni del mercato del lavoro. L’aumento dell’occupazione ha interessato il lavoro autonomo più di quello dipendente, e il ricorso agli ammortizzatori sociali, dopo anni di intensa crescita che l’hanno condotto in Molise a livelli di allarme, si è ridotto, con l’eccezione del settore alimentare.

Come emerso dai dati del Registro delle imprese delle Camere di Commercio di fonte InfoCamere, nel corso del 2015 gli under 35 hanno aperto 653 nuove imprese; le chiusure hanno, invece, riguardato 315 imprese di giovani, con un saldo, dunque positivo per 338 unità. Un apporto fondamentale, quello dei giovani, senza il quale lo stock complessivo delle imprese in Molise avrebbe fatto registrare una perdita di 180 unità.

La spiaggia di Termoli

E la performance assume rilevanza ancora maggiore considerando che le imprese giovanili rappresentano l’11,1% delle 35.019, imprese che costituiscono la base imprenditoriale del Molise (alla fine del 2015 le aziende di imprenditori con meno di 35 anni hanno infatti raggiunto le 3.879 unità, di cui dichiarate attive 3.447).

Un contributo rilevante alla forte crescita di imprese giovanili è venuto dalle donne. Delle 653 nuove iniziative imprenditoriali “under 35”, infatti, 226 (circa una su tre) sono riferibili al controllo di donne, mentre 58 ha alla guida persone nate al di fuori dei confini nazionali. 

L’analisi per settori mostra come i giovani imprenditori abbiano scelto nel 2015 soprattutto il commercio (150 iscrizioni), le costruzioni (58 iscrizioni), i servizi (39 iscrizioni) e gli altri settori, in cui rientrano sanità e assistenza sociale, attività artistiche, sportive e di intrattenimento e le altre attività di servizi, con 39 iscrizioni.

Guardando alla diffusione delle imprese guidate da under 35 (percentuale di imprese giovanili registrate sul totale delle imprese registrate), il turismo (18%), gli altri settori (17%), le assicurazioni e il credito e il commercio (entrambe con il 15%) sono i settori in cui si registra l’incidenza maggiore di imprese giovanili sul totale.

Continua anche nel 2015 la crescita soprattutto delle forme imprenditoriali più complesse, in particolare delle società di capitale, che a fine anno presentano sia una variazione positiva dello stock (differenza fra 2014 e 2015) di +57 imprese, sia un saldo demografico (differenza fra iscrizioni e cessazioni nel periodo) positivo di +138 unità, sintesi delle 154 iscrizioni avvenute durante l’anno e delle 16 cessazione non d’ufficio. Aumenta parallelamente anche l’incidenza di tale forma societaria che arriva a circa il 19%, mentre era pari al 13% solo 3 anni fa. Resta predominante l’incidenza delle ditte individuali che rappresentano circa il 70% del totale e che chiudono l’anno con 186 nuove imprese.

Dati che non devono far dimenticare una situazione ancora difficile. Indagini Eurostat alla mano, fra il 2008 e il 2014 il Pil medio pro capite, salito in media di 1.500 euro per i cittadini dell’Europa ‘a 28’, è sceso per i molisani del 3,3% (da 21.300 a 20.600 euro), contro una perdita media italiana di 1.100 euro. Un impoverimento generale che ha spinto la Regione Molise a stanziare un fondo da un milione di euro per la previsione del reddito di cittadinanza, un contributo mensile da trecento euro da corrispondere per un anno intero alle famiglie che versano in grave disagio economico e lavorativo, con un’attestazione Isee 2016 non superiore a 3mila euro.

Ma a far sperare in una ripresa economica della regione è anche il Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020 del Molise, che si concentra su rafforzamento delle competenze, miglioramento nella gestione delle risorse naturali, sostegno al sistema imprenditoriale ed efficienza della pubblica amministrazione.

Pale eoliche in Molise

Il PSR Molise 2014-2020, approvato a metà del 2015, costituisce lo strumento di programmazione per lo sviluppo rurale regionale che concorre, assieme agli altri fondi strutturali e di investimento europei alla realizzazione della strategia "Europa 2020", nel quadro dell'Accordo di partenariato tra lo Stato Italiano e l'Unione Europea. Le priorità? Promuovere il trasferimento di conoscenze e l'innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali, potenziare la competitività dell'agricoltura in tutte le sue forme e la redditività delle aziende agricole;

Il Psr Molise 2014/2020 vale 210,5 milioni di euro, ed è uno dei tre strumenti nazionali per lo sviluppo Rurale definiti di transizione, insieme a quelli di Sardegna e Abruzzo.

E il focus sul piano cresce anche a seguito dei dati riguardanti il PSR 2007-2013. Le Regioni meridionali in obiettivo convergenza mettono a segno un disimpegno automatico del Fesr di 86 milioni e 520mila euro, il 74,75% del dato nazionale, mentre con la Sardegna si arriva ad oltre 99 milioni di euro (85,69% su Italia) da restituire a Bruxelles.

A dirlo sono i dati di Rete rurale nazionale, che ha pubblicato un report contenente i dati del disimpegno automatico del Fondo europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale sui Programmi di sviluppo rurale 2007-2013 al 30 dicembre 2015 completi dell’avanzo di gestione del cofinanziamento nazionale che sarà riassegnato - nei bilanci di Stato e Regioni - sull'omologa programmazione comunitaria 2014-2020.

Si salva solo il Molise, che è stata la prima Regione d’Italia a comunicare l’avvenuto raggiungimento al 100% del proprio obiettivo di spesa per il Psr 2007-2013. 

In sostanza, le Regioni meridionali e la Sardegna, con esclusione del Molise, nel 2007-2013 hanno fatto mancare al settore agricolo ben 174,25 milioni di euro sul Programma di Sviluppo Rurale, tra disimpegno automatico del Feasr e cofinanziamento nazionale non speso e rinviato.

Molte Regioni meridionali sono già corse ai ripari per velocizzare la spesa e ottimizzare l’utilizzo delle risorse, in vista dell’attuazione del nuovo programma, ormai avviato. Una manovra necessaria, perché con i Psr 2014-2020 il disimpegno automatico regionale non sarà più restituito direttamente a Bruxelles, ma convergerà prima su una riserva unica nazionale, dove finiranno per attingere le Regioni più virtuose con programmi in overbooking. Con la speranza che tra queste, ancora una volta, spicchi il Molise.