Molti sono i problemi che affliggono la società contemporanea, dai cambiamenti climatici all’inquinamento atmosferico e degli oceani, dalla povertà alla fame nel mondo. Correlato proprio a quest’ultimo, l’annuale rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher, realizzato da SWG e da Last Minute Market, società nata da uno spin-off dell’Università di Bologna, focalizza la sua attenzione sullo spreco alimentare in Italia, evidenziando numeri preoccupanti. Mentre la Francia è tra i paesi europei che più si distingue per aver adottato le pratiche migliori nella riduzione dello spreco di cibo a livello industriale e domestico, l’Italia, d’altro canto, si colloca solo al nono posto. La strada da percorrere è ancora molto lunga per ciò che riguarda la conservazione dei cibi e le pratiche indispensabili per ridurre gli sprechi di filiera, tra produzione e distribuzione. Infatti, nonostante solo l’1% della popolazione dichiara di gettare gli alimenti in eccedenza o scaduti, le eccedenze alimentari ogni anno valgono complessivamente più di 15 miliardi, pari allo 0,88% del Pil italiano. Numeri da capogiro se si somma lo spreco alimentare a livello domestico (a quota 12 miliardi) e quello di filiera, tra produzione e distribuzione (oltre 3 miliardi).

Le eccedenze alimentari in Italia

Il rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher sottolinea un progressivo miglioramento della situazione da dieci anni a questa parte. Basti pensare che ogni settimana in Italia lo spreco alimentare pro-capite è di circa 700 grammi, e ha un valore di 3,76 euro settimanali e di 196 euro annuali. Gli sprechi alimentari nelle case italiane rappresentano i quattro quinti del totale e, secondo un’indagine che ha coinvolto 1.500 persone inclusa nel report SWG-Last Minute Market, gli sprechi riguardano soprattutto l’alimentare (64%) e l’acqua (58%). La grande quantità di cibo non consumato è legata soprattutto a confezioni di alimenti troppo grandi ma anche al fatto che molte persone hanno la tendenza ad acquistare molto più cibo di quanto effettivamente poi viene consumato. Altro fattore che influisce sull’aumento delle eccedenze alimentari è legato ai cibi scaduti che inevitabilmente finiranno nella pattumiera. Lo spreco alimentare, però, non riguarda solo le case degli italiani, ma anche la grande distribuzione. In Italia ogni anno sono 220mila le tonnellate di cibo buttato, 18,7 chili di cibo per metro quadrato di superficie di vendita. Frutta e verdura, pane e prodotti da forno, latticini sono i principali cibi che, avendo un ciclo di vita più ”breve”, finiscono per essere gettati.

Contrastare lo spreco di cibo: le iniziative

Già la crisi economica del 2009, nonostante i risvolti negativi, ha giocato un ruolo importante, poiché ha avuto l’effetto di ridurre gli acquisti e di aumentare l’attenzione anche sullo spreco di cibo. I cittadini, quindi, sono molto più attenti agli acquisti ma anche a “riciclare” i prodotti che non hanno utilizzato. In primis si preferisce congelare gli alimenti che non vengono usati, soprattutto quelli prossimi alla scadenza. Inoltre, sempre più diffuse sono le ricette realizzate con scarti e avanzi di cibo, tutte buone pratiche che però non hanno portato a risultati significativi. A dare un importante supporto e contributo per contrastare gli sprechi alimentari ci sono le grandi iniziative nazionali introdotte dalla Fondazione Banco Alimentare e dal Ministero dell’Ambiente. La Rete Banco Alimentare è dal 1989 sempre in prima fila nella lotta allo spreco alimentare e nella raccolta di cibo per le persone povere in Italia. Promuove il recupero delle eccedenze alimentari presso l’industria alimentare e la grande distribuzione, coordina la redistribuzione degli aiuti alimentari alle strutture caritative sul territorio nazionale e organizza ogni anno la Giornata della Colletta Alimentare. Accanto al Banco Alimentare, anche il Ministero dell’Ambiente vuole fare la sua parte, promuovendo la campagna Spreco Zero. Ogni anno, infatti, il Ministero premia i Comuni, le Regioni, le imprese e le scuole che si sono distinte per l’impegno nella lotta agli sprechi alimentari. Tramite questa iniziativa è stata redatta la Carta Spreco Zero sottoscritta da oltre 800 Sindaci italiani delle metropoli (Roma, Milano, Firenze, Napoli, Bologna) e di tante altre amministrazioni grandi e piccole e, legate ad essa, ruota tutta una serie di eventi di sensibilizzazione e informazione sull’argomento come la campagna di “Primo non Sprecare” (pranzi e cene realizzati con cibo di recupero dagli sprechi, griffati da grandi chef) o il “Premio Vivere a Spreco Zero” per aziende ed enti pubblici. La politica del “non sprecare” è stata anche adottata dalla compagnia napoletana Costa Crociere che nel 2017 ha intrapreso una stretta collaborazione con la Fondazione Banco Alimentare decidendo di destinare le eccedenze alimentari delle aree di ristorazione delle crociere alle mense o alle famiglie più in difficoltà. All’inizio del progetto c'era uno spreco di circa 216 grammi a ospite; ad oggi dopo due anni questo valore si è ridotto del 17%. L’obiettivo sarà quello di raggiungere una riduzione del 50% entro il 2020.