Nel 2011 l’Italia ha installato più capacità fotovoltaica di tutti, facendo meglio anche della Germania, storicamente leader in materia, che per la prima volta è stata costretta a cedere il passo. I 9 GW (Giga Watt) avviati tra gennaio e dicembre rappresentano un record e, di fatto, hanno trainato l’intero comparto a livello mondiale.

Sommati ai 7,5 GW dei tedeschi, infatti, rappresentano il 60% circa dell’installato complessivo globale. Mica poco. Del resto l’industria fotovoltaica italiana è in forte espansione e vive un periodo florido, migliorando ogni anno le performance dei dodici mesi precedenti. Attualmente la consistenza del parco impianti parla di oltre 325 mila installazioni fotovoltaiche lungo tutto lo stivale. Un numero più che raddoppiato rispetto al 2010, quando erano 156 mila. Si è triplicata, invece, la potenza, passata da 3,5 a 12,8 GW. Certo, siamo lontani dal milione e passa di impianti funzionanti in Germania, ma il divario è stato quanto meno ridotto. E anche l’Europa plaude ai nostri numeri. Di recente la Francia si è espressa sul nostro conto con un articolo pubblicato su Les Echos, tessendo le lodi e incoronando l’Italia quale primo mercato mondiale.

Conti alla mano, sono oltre 800 le imprese nostrane attive nel fotovoltaico, con una forza lavoro di 100 mila unità. E se il 2011 si è chiuso alla grande, con quasi 3 miliardi di euro investiti nell’energia solare – è la stima di Althesys – l’anno in corso si prospetta ancora in progressione: sceso il costo degli impianti e dimezzato quello dei pannelli, secondo gli analisti di REF-E Osservatorio Energia taglieremo il traguardo dei 15 GW a fine 2012, con il fotovoltaico che dovrebbe coprire il 6% dei consumi di energia (ora è al 3,5%).

Gli obiettivi del cosiddetto “Pacchetto Clima-Energia”, la Direttiva che ci ha imposto l’UE, non sono più un miraggio: i 23 GW al 2020 sono (quasi) dietro l’angolo. Prima, però, andrà risolta la questione, piuttosto delicata, legata al taglio degli incentivi che ha turbato il settore. Alcune modifiche legislative nel corso del 2011 hanno agitato le acque (leggasi: chiusura di stabilimenti produttivi).

Anche il neo ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha chiesto urgentemente un Piano Energetico Nazionale e gli operatori invocano un quadro stabile. Staremo a vedere. Per adesso, intanto, le imprese italiane stanno cominciando a guardare con sempre maggiore attenzione anche ai mercati esteri, investendo oltre confine: le operazioni condotte dalle nostre aziende al di fuori dell’Italia rappresentano ormai il 4% del totale. Questione di convenienza: gli incentivi, in molti paesi stranieri, sono ancora molto generosi.

Ma dove nasce l’eccellenza italiana nel settore fotovoltaico? L’industria del solare si è ritagliata uno spazio di assoluto rilievo, con la ricerca alla base di tutto: lo conferma la nascita di diversi consorzi e distretti specializzati nelle energie rinnovabili, sparsi un po’ ovunque. I principali si trovano in Puglia, Veneto e Lombardia. Il Distretto “Green and High Tech”, che conta un’ottantina di imprese, è in piedi a Monza e Brianza dal 2009 e porta avanti la ricerca per lo sviluppo dell’energia dal sole, con Confindustria e Camera di Commercio: qui le aziende green fatturano oltre 4,5 miliardi di euro e danno lavoro a 8 mila addetti.

A Carmignano del Brenta, in provincia di Padova, c’è il Distretto industriale fotovoltaico forse più importante d’Italia: una realtà composta da 200 imprese e un indotto di 5 mila lavoratori. Numeri interessanti anche a “La Nuova Energia”, il Distretto pugliese per le fonti rinnovabili, primo in Italia del genere grazie al sostegno di Confindustria e Confapi, e in sinergia con le università di Bari, Foggia, Salento, Milano, Cnr ed Enea. La prossima potrebbe essere la Toscana, già pronta a costituire un nuovo Distretto.

Oggi, come detto, siamo quasi a 13 GW di potenza installata e a livello geografico il sole batte in maniera uniforme, da Nord a Sud. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – è la fotografia scattata dai ricercatori di Fondazione Impresa – sono le regioni con il maggior numero di impianti, ma rispetto alla popolazione ce ne sono di più in Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (circa 14 ogni mille abitanti, contro la media nazionale di 5,3). La palma di maggior potenza installata spetta alla Puglia che da sola rappresenta circa il 17% del Paese, mentre Molise e Valle d’Aosta sono le aree che hanno registrato la crescita maggiore.

La metà degli impianti ha una potenza tipica di condomini, piccoli edifici del terziario e attività produttive. Il vero boom si è verificato in pochissimi anni: a metà 2009 “celebravamo” il primo mezzo GW di potenza (cfr. rivista n. 48, nov. 2009), con una stima a fine dicembre quasi raddoppiata. Briciole rispetto alla situazione attuale, più che decuplicata in soli 3 anni.

L’attenzione, non solo degli operatori, per questa fonte di energia, inesauribile quanto preziosa per gli equilibri del clima, è forte. E lo testimonia un rapporto di Ipr Marketing: per il 92% degli italiani il fotovoltaico è l’energia del futuro. Anche se, solo uno su due si dichiara molto o abbastanza informato sul tema. Fotovoltaico, questo sconosciuto, verrebbe da dire.

Eppure, dati alla mano, sembra proprio il contrario... Semmai, ora, il problema è lo smaltimento dei pannelli. È l’altra faccia della medaglia. Ma perché, allora, non vederla come ulteriore opportunità di business? Il Consorzio Ecolight ci svela la presenza di un “esercito” di 50 mila pannelli in Italia che in qualche modo deve essere eliminato (54 milioni quelli invece in attività). Sono guasti, smontati o mai montati ma possono trovare una seconda vita in modo piuttosto virtuoso. La maggior parte dei componenti dei pannelli fotovoltaici, infatti, è quasi interamente recuperabile: ci si tira fuori silicio, vetro, plastica, alluminio. Un riciclo vero e proprio che tende la mano all’ambiente.

GLI INVESTIMENTI INTERNAZIONALI

Nel 2011 le energie alternative hanno attratto nel mondo 260 miliardi di dollari (erano appena un centinaio nel 2008) e gli investimenti nel fotovoltaico hanno superato quelli nell’eolico: 136 contro 75 miliardi. Lo svela lo studio “Renewable Energy Country Attractiveness Indices” di Ernst&Young. Il mercato italiano - quarto dopo quelli di Usa, India e Cina – è tra i più dinamici e allettanti e catalizza circa un terzo degli investimenti nel fotovoltaico a livello mondiale.

5 domande a…

Aldo di Carlo, Co-direttore del CHOSE Polo Solare Organico Regione Lazio


Eccellenza tutta italiana, il Center for Hybrid and Organic Solar Energy è nato nel 2006 dalla volontà della Regione Lazio e dell’Università di Roma Tor Vergata di creare un centro di ricerca nel settore del fotovoltaico di nuova generazione, in particolare organico e ibrido organico/inorganico, e nel trasferimento tecnologico verso il mondo industriale.

A 6 anni dalla nascita del Chose, a che punto è la vostra ricerca sul fotovoltaico di “terza generazione”?

«Il Polo ha formato più di 100 figure tra laureandi, studenti di master, dottorandi, assegnisti e post doc, avviato 3 spin-off e una start-up su attività collegate al fotovoltaico e dato vita al consorzio Dyepower per l’industrializzazione del processo produttivo del fotovoltaico organico su vetro per applicazioni nell’edilizia. La prima linea pilota per la produzione prototipale sarà completata nel 2012 presso lo stabilimento di Fonte Nuova (Roma)».

L’efficienza delle molecole organiche è salita dall’1% all’11%. Il divario con il silicio si sta quasi azzerando. Che altri dati significativi avete riscontrato nella vostra ricerca?

«La stabilità nel tempo dei nostri pannelli: anche se realizzati con molecole organiche è previsto una tempo di vita simile a quello dei pannelli in silicio».

Per quali applicazioni si presta il fotovoltaico organico?

«In particolare quelle di forte integrazione architettonica. La possibilità di cambiare i colori o modulare la trasparenza fa sì che questa tecnologia abbia una naturale collocazione nell’integrazione negli edifici, come ad esempio le facciate di vetro. Nel prossimo futuro è possibile pensare a finestre fotovoltaiche completamente trasparenti».

Qual è il segreto della vostra eccellenza?

«Aver dato ampio spazio alla capacità di ricerca dei giovani e all’entusiasmo di contribuire al progresso della conoscenza nell’importante contesto del problema energetico».

È corretto affermare che oggi il fotovoltaico è finalmente competitivo con le altre forme di energia tradizionali?

«Grazie alla forte riduzione dei costi degli impianti fotovoltaici, per molte regioni del Sud Europa e Nord Africa siamo vicini alla cosiddetta grid parity. Questo significa che l’energia prodotta ha un costo simile o inferiore al prezzo di acquisto dell’energia elettrica dalla rete. In poche parole, il fotovoltaico, anche senza incentivi, sta diventando sempre più competitivo».