La stagnazione economica italiana è una realtà che appare ancor più evidente nel terzo trimestre del 2019. Quella scattata dal Centro Studi di Confindustria è infatti la fotografia di un Paese fermo, con pochi e deboli segnali di miglioramento per il prossimo futuro.

Al Centro Studi di Confindustria, sulla congiuntura economica e sulla stagnazione dell’Italia, fa eco l’Istat che spiega: «Nel secondo trimestre del 2019 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,1% nei confronti del secondo trimestre del 2018». In sostanza, una variazione congiunturale pari a zero.

Ad essere in affanno è soprattutto l’industria che ha risentito della flessione del Purchasing Managers’ Index (PMI) del periodo estivo in linea con l’andamento dell’Eurozona. Il mese di luglio, infatti, ha fatto registrare un calo pari a -0,3%, con un leggero recupero nel mese successivo grazie alla ricostruzione dei magazzini.

Vanno meglio i servizi e i consumi. Nel primo caso il PMI è cresciuto a luglio, così come nel secondo semestre dell’anno sono cresciuti fatturato dei servizi, valore aggiunto e occupazione. Anche per quanto riguarda i consumi, dopo un secondo semestre con crescita pari a zero, il terzo ha visto un lieve recupero nei mesi di luglio e agosto e sostiene il reddito l’aumento dell’occupazione, con una crescita del +1,2% nei primi 7 mesi dell’anno.

Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, nel secondo trimestre la domanda interna, al netto delle scorte, ha contribuito con una crescita di +0,3 punti percentuali alla variazione del PIL. Ciò equivale a dire che il contributo ai consumi è stato pressoché nullo e lo stesso vale per la domanda estera netta. «Dal lato dell’offerta di beni e servizi si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria, con diminuzioni, rispettivamente, dell’1,2% e dello 0,4%, mentre il valore aggiunto dei servizi è cresciuto dello 0,1%».

Sempre secondo lo studio di Confindustria gli investimenti attesi del terzo trimestre risultano in calo rispetto al +1,9% dei tre mesi precedenti, così come registra un decremento la fiducia delle imprese del settore manifatturiero i cui valori eguagliano quelli del 2015. Anche i tassi sovrani segnano un dato negativo e in agosto e settembre è proseguita la discesa del tasso sul BTP decennale al minimo storico, sotto l’1%. Una tendenza comune agli altri Paesi dell’Eurozona: il trendcalante dei rendimenti, innescato dalla BCE, è partito da giugno e si sta rivelando una manna per gli istituti di credito. 

Lo spread sovrano sui rendimenti italiani, che appesantisce la competitività delle aziende italiane, resta più alto rispetto a Germania, Francia e Spagna ma il restringimento della forbice può essere il volano per circoscrivere la stretta sul credito originata dall’aumento dei tassi del 2018 nel nostro Paese. In base ai dati Abi, ad agosto i prestiti a famiglie e imprese sono infatti cresciuti dello 0,9% su base annua e i mutui del 2,4%, con tassi ai minimi storici.

L’estate ha lasciato dietro di sé anche un netto calo degli ordini manifatturieri provenienti dall’estero,
soprattutto dei beni intermedi dopo giugno. Le vendite italiane sono andate bene negli Stati Uniti e in Giappone, complici la debolezza dell’euro, l’accordo di libero scambio della Ue col gigante nipponico e i dazi USA sui beni cinesi, ma il mercato continentale ha registrato valori negativi soprattutto nei confronti della Germania, dove a causa del calo del PIL tra aprile e giugno, si attendeva un terzo trimestre difficile soprattutto nel settore industriale e nell’export. Insomma, se la Germania ha registrato una brusca frenata dei consumi, non stupisce che la stagnazione economica italiana abbia tra le concause il calo del commercio globale, una flessione degli scambi che continuerà a scendere nei prossimi mesi anche per via dell’incertezza geo-economica diffusa.

Non è solo l’Italia a soffrire di una congiuntura economica negativa,con le Borse particolarmente sensibili ai dati provenienti dal gigante teutonico, principale esportatore mondiale. La Germania, ad esempio, ha fatto registrare un -3% ad agosto mentre gli Stati Uniti -2%, e anche il prezzo del greggio è sceso a 60 dollari al barile per poi rimbalzare a settembre per altri motivi. La sterlina britannica continua ad essere molto volatile come conseguenza di un rischio hard-Brexit, proprio mentre l’economia statunitense rallenta risentendo, seppur parzialmente, della guerra dei dazi. In un contesto globale dove sono ferme anche l’economia brasiliana e quella russa, spiccano il lieve recupero dell’economia cinese e l’espansione costante di quella indiana. La stagnazione dell’Italia rischia di bloccare export e investimenti anche se i servizi e i consumi compensano le sofferenze dell’industria.

L’appuntamento con i conti, per tutti, è per il prossimo trimestre.