Si chiama Electronic Commerce, meglio conosciuto come e-commerce, e in Italia nel 2018 ha generato un giro d’affari pari 41,5 miliardi di euro, il 18% in più rispetto al 2017. I dati ci giungono grazie alla ricerca effettuata dalla Casaleggio Associati che ha presentato il suo rapporto annuale sul commercio elettronico B2C presso l’Università Luiss di Roma. Secondo il documento, intitolato “e-commerce in Italia”, nell’anno passato38 milioni di italiani hanno effettuato almeno un acquisto online. Si tratta in percentuale del 62% dell’intera popolazione. Cifre che sorprendono ma che non hanno nulla a che vedere con il valore che questa nuova frontiera ha creato a livello globale. Lo shopping online nel mondo vale ben 2.875 miliardi di dollari con un numero di acquirenti che equivale al 40% dell’intera popolazione e una previsione di 4.500 miliardi di dollari per il 2021. Numeri che rappresentano una rivoluzione ma a cui l’Italia, nonostante la crescita notevole, non sta al passo rispetto ai vicini europei. Nel Regno Unito, ad esempio, il 93% della popolazione acquista online, in Germania l’88% e in Francia e Spagna l’84%.

Nel mondo questa modalità di acquisto è particolarmente diffusa negli Stati Uniti con una percentuale che arriva al 95%. In occasione del Black Friday 2018 gli americani hanno speso online 6,22 miliardi di dollari, il 24% in più rispetto al venerdì nero dell’anno precedente. I 504 miliardi di dollari fatturati dagli USA nell’ultimo anno (138 miliardi da Amazon) sono comunque una piccola cifra se paragonati a quelli del continente asiatico, motore di tutto l’e-commerce mondiale con un fatturato di 1.892 miliardi di dollari, di cui 855 miliardi solo in Cina.

L’Italia è indietro ma il trend è comunque positivo. Nel 2013 il giro d’affari dell’e-commerce era pari a 22,3 miliardi di euro, il che significa che in soli 5 anni il suo valore è lievitato di quasi il 100%. Le aziende italiane, infatti, hanno deciso di puntare sempre più sul commercio elettronico, sfruttando una serie di vantaggi che giocano a loro favore e danno la possibilità di incrementare il proprio valore aziendale agli occhi del cliente. D’altro canto, i clienti scelgono sempre di più l’e-commerce in primis per la convenienza dei prezzi, ma giocano un importante ruolo anche le spedizioni dei prodotti in 24 ore e l’assistenza all’acquisto sempre disponibile. A trainare sono soprattutto gli acquisti rivolti al tempo libero (in particolar modo il gioco d’azzardo) e quelli dedicati al turismo, da cui deriva rispettivamente il 41,3% e il 28% del fatturato totale. Seguono gli acquisti online verso i prodotti dei centri commerciali con il 14.5% del giro d’affari complessivo. Secondo gli studi, nel 2019 gli acquisti digitali presso i cosiddetti mall aumenteranno del 40%. Cresce anche l’e-commerce del Food & Beverage e quello verso la cura del corpo e della salute. L’arrivo delle parafarmacie italiane sul web ha inciso sull’aumento degli acquisti virtuali healthy che, nel 2019, cresceranno del 23%. Secondo studi effettuati da Iqvia, multinazionale di servizi rivolti alle aziende farmaceutiche, nel 2018 sono stati venduti online integratori, cosmetici e farmaci da banco per un valore di 154,5 milioni di euro, il 60% in più rispetto al 2017.

In Italia si contano 804 farmacie autorizzate dal Ministero della Salute alla vendita online (con un’alta concentrazione nel Nord) di cui solo 132 sarebbero effettivamente attive. In paesi come Germania e Regno Unito, diversamente dall’Italia, è ammessa la vendita di farmaci con prescrizione. La restrizione presente nella penisola rallenta la crescita dell’e-commerce nazionale e non contribuisce a quella europea. Nel 2018 il vecchio continente sotto la voce “salute e benessere” ha registrato un fatturato pari a 2,5 miliardi di euro. Cifra che arriverà, secondo Iqvia, a toccare i 6,5 miliardi di euro nel 2021.



Trend positivo anche per la moda online. Nel 2018 il giro d’affari è stato superiore del 18% rispetto al 2017 ed è prevista, per il 2019, un’ulteriore crescita del 21%. Rispetto al totale, tuttavia, solo il 2% del fatturato appartiene al fashion. C’è chi ha creduto in tempi non sospetti nell’e-commerce dell’abbigliamento ed è oggi un esempio per tutto il settore. Federico Marchetti, giovane imprenditore italiano, fondò nel 2000 la piattaforma Yoox. Il gruppo italiano, successivamente fuso con l’americano Net a Porter e poi diventato Ynap (di cui Marchetti è Amministratore Delegato) vanta oggi un fatturato di 2,5 miliardi di euro (1 miliardo generato da dispositivi mobili), 3 milioni di clienti e 5.000 dipendenti.

In tema di strumenti, lo smartphone è il mezzo più utilizzato dagli italiani. Le applicazioni, in questo senso, sono obbligatorie poiché garantiscono un processo di acquisto più veloce ed efficiente. Lo shopping online tramite smartphone ha trovato terreno fertile nei social network. È nato negli ultimi anni, e crescerà a dismisura, il cosiddetto social commerce. Si tratta di un e-commerce strettamente legato alle attività e ai contenuti prodotti sui social network. Tramite L’Instagram Shopping, ad esempio, cliccando su una foto è possibile accedere direttamente al carrello virtuale ed effettuare il pagamento. Le foto condivise dagli influencer (pagati dalle aziende), in pratica, diventano le pagine pubblicitarie da cui è possibile acquistare immediatamente senza attesa. E se il futuro va in questa direzione, forse, non sfoglieremo più una rivista.