Lo spumante doppia lo champagne. E, almeno nell’export delle bollicine, l’Italia batte la Francia. È accaduto nel 2017, quando sono stati venduti all’estero 360 milioni di litri di spumante, circa il doppio rispetto allo champagne. Così, nel calcolo rielaborato da Coldiretti che fotografa chi esporta più vini frizzanti nel mondo, si pongono al primo posto l’Italia (con prosecco, Asti e Franciacorta), la Francia (con lo champagne) e la Spagna (con il cava spagnolo).


Dal dato dell’export riferito al 2017 emerge che il valore assoluto per il Bel Paese raggiunge gli 1,3 miliardi di euro, record storico per lo spumante italiano. L’Italia chiude così il 2017 aggiudicandosi anche la leadership per la produzione di vini spumanti, circa 671 milioni di bottiglie (+9% rispetto al 2016) ovvero il 22% del totale della produzione mondiale. Cresce anche l’attenzione alle nuove offerte come lo spumante senz'alcol.



Guardando agli acquirenti, il popolo britannico non si è fatto spaventare dalla Brexit e ha dimostrato negli ultimi due anni il proprio amore per il prodotto italiano; solo nel 2016 gli inglesi hanno comprato più 107 milioni di litri di spumante contribuendo in modo decisivo all’aumento dell’11% di bollicine esportate rispetto al 2015, aggiudicandosi così il primato mondiale di consumatori di vino mosso italiano.

L’unico primato non conquistato riguarda il fatturato per produzione di bollicine che invece “appartiene” alla Francia: 2,9 miliardi di euro fatturati nel 2017 contro gli 1,3 miliardi fatturati in Italia, un ampio scalino dovuto principalmente a due fattori: la maggiore qualità e il valore del pregiato “vin du diable” (lo champagne) che fanno innalzare costi e prezzi e, come spiega Coldiretti, «il fatto che con il successo dello spumante crescono le imitazioni».



In generale, il valore aggiunto che possiede lo champagne rispetto ad un vino spumante deriva dalle restrizioni a cui è sottoposta la produzione delle bollicine francesi ovvero il territorio, la selezione delle uve e il metodo di raccolta (solo ed esclusivamente a mano) che lo rendono inimitabile a discapito del cugino italiano. Anche il record di consumo di vino pro-capite è dei francesi che “bevono” 45 litri annui contro i 38 degli italiani.

Tuttavia il mercato vitivinicolo frizzante rimane ultra competitivo e dà chiari segni di un ritorno a stretto giro ad un trend pre-crisi. A confermarlo sono i numeri dichiarati dall’Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti): tra l’8 dicembre 2017 (festa dell’Immacolata Concezione) e il 6 gennaio 2018 (festa dell’Epifania) gli italiani hanno consumato al giorno circa due milioni di bottiglie di spumante prodotto in Italia, dimostrando quanto elementi come cultura e tradizione possano incidere in maniera fondamentale sull’andamento economico di un paese.

È vero che l’Italia è stata spettatrice nell’anno appena concluso di una delle peggiori vendemmie dal Dopoguerra, ma la qualità derivata dal cattivo tempo, la caduta dell’offerta e l’inevitabile aumento dei prezzi hanno comunque confermato il primato dell’Italia per il settore enologico che va ad inserirsi in un complessivo mercato agroalimentare portando in dote 41 miliardi di euro di fatturato, una cifra stellare mai vista prima. L’Italia è quindi “Un paese di produttori e consumatori”, come recita l’ultimo report sull’industria del vino realizzato da Euler Hermes. Anche per questo, il Gruppo leader nell’assicurazione del credito sostiene le aziende vitivinicole italiane presenti in 80 paesi garantendo una copertura alle transazioni e facendo fronte al rischio di mancato pagamento delle forniture la cui la frequenza è praticamente raddoppiata nel 2017. Un supporto strategico in un mercato chiave per l’immagine e il ruolo del made in Italy nel mondo.