Il suo nome è FI.CO. Eataly World (un acronimo che sta per Fabbrica Contadina) ed è stato finanziato dal fondo immobiliare PAI (Parchi Agroalimentari Italiani) con un investimento di circa 140 milioni di euro.

Così, dove un tempo sorgeva il Caab (Centro agroalimentare di Bologna) oggi vive una struttura di centomila metri quadri di proprietà del comune di Bologna. È stato soprannominato “la Disneyland del cibo” e porta la firma di Oscar Farinetti che, cinque anni fa ha ricevuto il mandato da Andrea Segré (presidente del Caab e della fondazione Fico) riuscendo a realizzare il progetto in tempi più brevi di quelli previsti. Nel parco si accedere gratuitamente, mentre le royalties arriveranno dalle imprese presenti all’interno che saranno chiamate a versare una quota dei ricavi.


L'ingresso di FI.CO.
 

Dopo dieci anni dal successo di Eataly, con 100mila presenze nei soli primi 5 giorni di vita, Farinetti scommette su 6 milioni di visitatori l’anno di cui 2 milioni stranieri e prevede un fatturato di 90 milioni di euro nei prossimi tre anni. La struttura occupa 80mila metri quadri coperti e 20mila scoperti camminabili o ciclabili (con 500 apposite bicilette munite di carrello) per un palcoscenico di oltre 150 imprese tra esposizione e dimostrazione e 700 addetti ai lavori che diventano 3.000 con l’indotto. Un colosso enogastronomico che promuoverà l’immagine del Made in Italy in tutto il mondo come esempio di eccellenza agroalimentare e magnate della biodiversità, tema cardine del progetto e a cui viene dedicato l’ingresso del parco. All’interno le pareti sono rivestite da centinaia di mele vere del Trentino; «in Italia solo di mele – dice l’imprenditore piemontese – ne abbiamo 1.000 varietà». Un open space di 2 ettari tra campi e stalle che contengono 200mila animali.

 

Grazie a FI.CO e alle 40 fabbriche contadine presenti sarà possibile assistere al “dietro le quinte” della cucina italiana. L’obiettivo è infatti quello di mostrare al mondo l’intera filiera della produzione agricola italiana (pasta, carne, pesce, formaggi, dolci, caffè, ecc.) e della sua unicità svelando il processo che parte dalla terra e termina nella millenaria tradizione culinaria del paese, perché, spiega Farinetti, «noi vogliamo partire dall’inizio». Per fare un esempio, un intero padiglione della mortadella e una fabbrica del Grana Padano sono dedicati al capoluogo emiliano. Andrea Cornetti, presidente di Prelios Sgr, la società che gestisce il fondo PAI e altri 32 fondi immobiliari, crede nel raggiungimento di 400 milioni di euro da destinare al solo settore alimentare per riproporre progetti analoghi a quello bolognese in tutto il territorio ma su dimensioni inferiori.

L’idea, in generale, è quella di dar vita ad un luogo di incontro dove l’aspetto enogastronomico è centrale. Da Fico si mangia infatti in 45 punti di ristoro, si va a teatro e al cinema (gestito dalla Cineteca di Bologna), si fa sport in veri campi sportivi (beach volley, paddle, tennis, calcetto e arrampicata), si compra nelle botteghe e nei bazar e si studia nelle sei aree didattiche, con l’obiettivo di attrarre ogni anno mezzo milione di studenti provenienti da tutta Europa.

Per raggiungere il parco (che si trova ad 11 km dal centro di Bologna) sono stati ideati 7 Fico bus che al costo di 5 euro per sola andata e 7 con ritorno, faranno da spola tra la città, la stazione centrale e il grande parco. Dal 2019 sarà anche possibile alloggiare nell’hotel della catena Starhotels in costruzione all’interno del parco. Un altro modo per trasformare le eccellenze gastronomiche italiane e l’industria del food in un polo di attrazione per il turismo.