L’affermazione del Made in Italy nel mondo non comporta effetti solo positivi per l’economia italiana perché questo successo ha garantito ad altri Paesi esteri un arricchimento interno grazie al fenomeno della contraffazione alimentare. Infatti, l’Italian Sounding, ovvero quel fenomeno che attribuisce a prodotti stranieri il suono dell’italianità, cresce in maniera inarrestabile. Basti pensare al prosciutto San Daniele prodotto in terra canadese, che non ha nulla a che vedere con quello friulano DOP. Il giro d’affari proveniente dai cibi tipici italiani contraffatti è di dimensioni che superano di gran lunga quelle delle esportazioni alimentari italiane. Infatti, se nel 2018 l’Italia ha esportato prodotti agroalimentari tradizionali per un valore pari a 41,8 miliardi di euro, il sistema delle imitazioni alimentari prodotte all’estero vale circa 100 miliardi euro. Cifre che, alla luce del protezionismo doganale annunciato dal governo statunitense come da altri paesi, in futuro sono destinate a lievitare. 

Marchio IGP, prodotti STG, denominazione di origine protetta e controllata a rischio

I marchi di qualità dell’Unione Europea, quali DOP (Denominazione di origine Protetta) che dal 2010 comprende il marchio DOC (Denominazione di Origine Controllata) e il marchio DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), IGP (Indicazione geografica protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita, assegnato solo a mozzarella, pizza napoletana e amatriciana tradizionale), volti a garantire il controllo della qualità e l’origine del prodotto, non sono più sufficienti. In testa, nella classifica dei prodotti agroalimentari più falsificati ci sono i formaggi tipici italiani, trainati da Parmigiano Reggiano DOP, Grana Padano DOP e mozzarella STG. Ma il sistema di contraffazione del marchio italiano tocca una vasta gamma di prodotti: vino, aceto balsamico di Modena IGP, salumi, olio di oliva Toscano IGP, pasta, pomodori San Marzano DOP, legumi, prodotti confezionati e perfino alimenti di nicchia come le noci trevigiane. Ad avvantaggiare il funzionamento di questa macchina è la scarsa conoscenza all’estero della vera qualità dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Le aziende mascherano le repliche utilizzando un tipo di packaging che ricorda quello dei prodotti confezionati in Italia. Ad alimentare questo meccanismo che danneggia in maniera consistente la filiera agroalimentare del Made in Italy non sono solo i prezzi vantaggiosi, ma anche la difficoltà nel reperire prodotti di reale origine italiana. In alcune aree geografiche, come Germania o Regno Unito, i prezzi dei prodotti contraffatti vengono abbassati anche del 70%, mentre in altre zone i “falsi” cibi tipici italiani vengono addirittura distribuiti a prezzi superiori a quelli originali. Come in Francia e in Svizzera, dove i latticini subiscono aumenti rispettivamente del 14% e del 34% e la pasta del 16,6% e del 33%. 

Le misure del MIPAAFT per combattere la contraffazione alimentare

L’Italian Sounding è una forte minaccia che sta danneggiando non solo il marchio del Made in Italy, conosciuto in tutto il mondo, ma anche l’economia e la filiera agroalimentare italiana, tanto da aver creato un vuoto occupazionale di circa 300.000 posti di lavoro solo nel settore Food&Wine. La tendenza alla contraffazione, oltre a riversarsi sul PIL nazionale, crea danni di natura etica preoccupanti per il futuro del Made in Italy. L’allarme arriva da diverse voci, soprattutto dalla Coldiretti, che si schiera prepotentemente a salvaguardia dei prodotti tipici italiani. Il Ministero italiano delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo (MIPAAFT) è sceso in campo per la lotta alla contraffazione alimentare con un piano che punta a sottolineare il tema della tutela e della valorizzazione del prodotto agroalimentare originale attraverso progetti di portata internazionale sia per il consumatore generico che acquista il prodotto per uso domestico sia per influenzatori e operatori del settore.  Uno di questi progetti è “True Italian” attraverso il quale si vuole guidare il consumatore verso la scelta di un "vero" prodotto garantito italiano, piuttosto che verso un prodotto che sembra “italiano”. Il progetto si articola in un sistema integrato di attività/iniziative attraverso canali (media tradizionali, locali e nazionali, digitali e web), linguaggi e strumenti differenti, puntando a creare un’integrazione tra azioni di comunicazione e business per assicurare alle imprese agroalimentari italiane una migliore penetrazione e più rapide possibilità di sviluppo nei mercati nazionali e internazionali. Le attività messe in atto dovranno occuparsi della lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding, di prevenzione legata a una corretta informazione dei consumatori e di protezione legale del Made in Italy e delle imprese italiane nel mondo.

 

Marchio collettivo e presidi Slow Food a supporto del Made in Italy

Tra le diverse proposte di intervento per la protezione della produzione italiana, emerge la possibilità di affiancare un ulteriore marchio collettivo. Si tratta del “100% Made in Italy” di proprietà di un consorzio, a cui le aziende possono iscriversi tramite pagamento. Questo marchio permetterebbe di registrare “digitalmente” il percorso del prodotto fin dalla sua origine. Tra i diversi strumenti innovativi di controllo si parla spesso di Blockchain,una banca dati inviolabile per conservarne la tracciabilità e metterla a conoscenza del consumatore tramite dispositivi elettronici. Con l’istituzione del nuovo marchio collettivo, si andrebbe a ricercare esclusivamente quella clientela interessata all’originalità italiana. Un’altra strategia applicata per la lotta alla contraffazione e alla salvaguardia del Made in Italy è quella legata ai presidi slow food. In Italia sono presenti ben 250 presìdi slow food fondati su una serie di valori fondamentali quali la tutela della biodiversità, dei saperi produttivi tradizionali e dei territori, che oggi si uniscono all’impegno a stimolare nei produttori l’adozione di pratiche produttive sostenibili, pulite, e a sviluppare anche un approccio etico al mercato. Dal 2008 i presìdi Slow Food Italia hanno accolto la richiesta dei produttori per la creazione e l’assegnazione di un “contrassegno” di identificazione, tutela, valorizzazione per le confezioni di alcuni prodotti italiani, in modo tale che il consumatore possa identificare i prodotti presidiati, tutelandosi dai falsi sempre più diffusi sul mercato.