Più di duemila anni di rotte commerciali tra Asia ed Europa che rivivranno nei prossimi mesi con la Nuova Via della Seta, passando anche per l’Italia. Questo il piano del Governo italiano, che nei giorni scorsi ha incontrato il Presidente cinese Xi Jinping a Roma. Ma cos’è la Nuova Via della Seta? È il grande progetto ideato nel 2013 dal Presidente della Repubblica Popolare Cinese, che vuole ricostruire l’antica rotta commerciale attraverso finanziamenti ad opere infrastrutturali per sviluppare e potenziare la connettività tra Cina e altri 70 Paesi. Durante la visita del Presidente è stato sottoscritto il Memorandum di Intesa Italia-Cina, un patto che andrà a delineare un’ambiziosa partnership fondata su interscambio commerciale, investimenti e infrastrutture. Per ora gli accordi sul piatto sono 29, dieci istituzionali e nove tra aziende, per un valore totale di 7 miliardi: si va dal commercio all’energia (coinvolte Ansaldo, Snam, Eni), dalle infrastrutture alle telecomunicazioni, dal turismo ai porti, fino a gemellaggi e iniziative culturali. Nonostante i pareri negativi di USA e UE, l’Italia potrebbe essere il primo paese appartenente al G7 a aderire alla Nuova Vita della Seta, denominata Belt and Road Initiative” (BRI), rafforzando così i rapporti commerciali Italia-Cina e anche gli investimenti cinesi in Italia.


Cos’è la Nuova Via della Seta e le opportunità per le aziende italiane

In un momento non positivo per l’economia italiana ed europea, la BRI rappresenta l’unico grande piano di investimento globale. Roma e Pechino esploreranno tutte le opportunità di cooperazione e lavoreranno insieme alla Banca di Investimento Asiatica per le Infrastrutture (Aiib), elemento di novità rispetto agli accordi sottoscritti con altri paesi. La BRI rappresenta una delle maggiori opportunità di sviluppo per le aziende italiane, soprattutto nei territori del nord-ovest e dei grandi porti. Con il completamento del corridoio mediterraneo tramite la tratta Torino-Lione, il territorio che va dal Piemonte al Veneto, in cui risiedono le più importanti aree manifatturiere al mondo, sarà al centro di scambi commerciali e turistici tra Europa, Russia e Asia. L’Italia del nord-ovest avrà un ruolo primario nel turismo e nella logistica, due settori ad alta intensità occupazionale, facendo degli snodi di Novara, Milano, Verona e Padova, la più grande area logistica del sud dell’Europa.

L’impatto sul nord Italia avrà vantaggi economici unici; in particolar modo i settori che ne beneficeranno più di tutti saranno l’edilizia, il turismo, l’industria agroalimentare e tessile, la logistica, per non parlare dell’indotto in termini di occupazione che ne deriverà. Inoltre, la BRI darà maggior visibilità ai porti italiani, che hanno una posizione geograficamente strategica. Assumeranno un ruolo rilevante nel sistema import/export delle merci, soprattutto quelli di Genova, Trieste e Venezia, candidati al ruolo di terminali europei principali della Nuova Via della Seta, e renderanno più agevole e veloce il commercio e la circolazione delle merci in Europa, soprattutto grazie anche al potenziamento strutturale previsto dagli accordi. Aprire nuovi scenari di mercato, come questo offerto dalla Cina, alle aziende del sistema Italia non farà altro che migliorare la competitività delle imprese, attirando anche l’interesse degli investitori di tutta l’area euroasiatica.

Shanghai


Il Made in Italy saprà difendersi?

L’accordo con la Cina permetterà al made in Italy di “colonizzare il mondo” e di riequilibrare a favore dell’Italia la bilancia commerciale. Ne è convinto il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) che ha annunciato, inoltre, una task force che aiuterà tutte le imprese italiane ad affacciarsi sul mercato cinese. Nonostante l’export italiano verso la Cina pesi solo il 3%, il Governo italiano è convinto che i rapporti con Pechino vadano riequilibrati, consentendo un maggior accesso al mercato cinese per le merci italiane, dall’agroalimentare al lusso, e per i servizi che le imprese possono offrire. Il Made in Italy è un marchio di cui difficilmente i cinesi fanno a meno, parola di Xi Jinping, il quale ha sostenuto che nei prossimi 15 anni Pechino importerà ben 30mila miliardi di beni di alto livello qualitativo. Vendere ai cinesi beni dell’industria della moda, dei mobili, della meccanica è quindi vitale, ma nonostante l’Italia sappia soddisfare i consumatori cinesi, settori “leggeri” come moda e design devono fare i conti con la debolezza dei canali commerciali italiani e con la grande distribuzione che limita le performance.  Se da una parte gli scambi commerciali Italia-Cina nel settore moda e design possono solo che migliorare, dall’altra parte ci sono settori che rischiano di entrare in concorrenza diretta con la Cina stessa su altri mercati; inoltre, grazie alla BRI, il paese di Confucio si affaccerà prepotentemente sul panorama europeo.

L’Italia esporta in Cina soprattutto macchinari e tecnologie nucleari, prodotti chimici e mezzi di trasporto, tre settori che fanno parte del Piano 2025 lanciato dal governo cinese e che punterà a rafforzare la propria presenza nelle lavorazioni a più alto valore aggiunto. Le esportazioni italiane, perciò, vengono messe a rischio non solo negli scambi con la Cina, ma anche in mercati terzi: l’unica soluzione per le imprese italiane è quella di conservare e innovare il vantaggio competitivo. Il settore farmaceutico e i servizi sanitari, invece, sono un canale di business che piano piano si sta ritagliando la propria posizione nel mercato cinese. I consumi sanitari dei cinesi sono in rapida crescita: nell’interscambio di medicine l’Italia è ancora indietro, ma ha eccellenze che possono essere sfruttate a favore dell’export. Per essere sempre più vicini a questo mercato in crescita, inoltre, diversi gruppi italiani non esportano più in Cina, bensì si trasferiscono direttamente sul territorio per produrre in loco ed essere vicini culturalmente al mercato.


Belt and Road Initiative cos’è e quali vantaggi porterà

Uno degli investimenti geopolitico-economico-culturale più rilevanti al mondo: questa è la BRI, un investimento in 10 anni pari a 1.400 miliardi di dollari, per migliorare collegamenti, cooperazione e scambi commerciali esteri, creando così uno spazio economico euroasiatico integrato.

La Cina, quindi, ha finalmente l’opportunità di affacciarsi sul mondo e sui mercati circostanti. Lo scopo è quello di creare non solo una connessione tra Atlantico e Pacifico, ma di collegare 80 milioni di persone con un bacino pari a 1,5 miliardi di utenti, favorendo l’interscambio economico tra Europa e Asia che vale 500 miliardi di euro. Suddivisa in Via della Seta Economica e Via della Seta Marittima, la BRI rappresenta un cambio di paradigma epocale nel quadro della globalizzazione, caratterizzato da uno spostamento sempre più a est del baricentro del mondo. L’Italia, siglando il Memorandum di Intesa, pone la prima pietra per la sua entrata ufficiale nel grande piano di Xi Jinping. Avrà l’opportunità di essere la naturale porta dell’Europa per i flussi commerciali da sud a est e di offrire una pluralità di destinazioni verso ovest e nord con tempi e costi di gran lunga minori rispetto ad altri itinerari.