Nonostante la torrida estate, il tempo per il turismo volge al brutto. Per la prima volta negli ultimi cinque anni le previsioni della stagione estiva mostrano il segno meno. Si prospettano tra giugno e agosto 205 milioni di presenze, quasi 2 milioni in meno rispetto all’estate del 2018. Complice la mancata destagionalizzazione - irrecuperabile - che ha visto maggio e giugno senza primavera, il calo riguarda sia i turisti italiani (-1.1%) sia quelli internazionali (-0.8%), ed è dovuto anche alla ripartenza di molte altre destinazioni nel Mediterraneo, penalizzate in passato dalle tensioni internazionali. Secondo le previsioni elaborate da CST per Assoturismo Confesercenti, ne risentiranno soprattutto le aree costiere (-1.4%), mentre i risultati migliori spetteranno alle imprese ricettive che operano nelle città d’arte/centri minori (-0.4%) e nelle località lacustri, dove la domanda estera sembra in leggera crescita (+0.2%). Alle previsioni non entusiasmanti per la stagione estiva, si aggiunge il bilancio della prima parte dell’anno abbastanza insoddisfacente: a causa delle sfortunate condizioni metereologiche, la stagione primaverile non è mai decollata e tra gennaio e maggio si è registrato un calo di presenze di 1.7 milioni rispetto al 2018.

Tasse di soggiorno tra le più pesanti d’Europa

Oltre ai fattori esterni e spesso non modificabili, il turismo italiano sconta anche una condizione interna complessa. Il fisco sul settore è infatti tra i più salati d’Europa. Sui turisti in vacanza in Italia pesa circa 2.6 miliardi di euro l’anno tra un’IVA sui prodotti turistici superiore di 1.5 punti rispetto alla media europea e una tassa di soggiorno particolarmente cara, che quest’anno incasserà 600 milioni di euro - 538 milioni nel 2018 - e la cui incidenza arriva a superare il 10% del costo di pernottamento di una famiglia in vacanza. Un aumento, quest’ultimo, dovuto al fatto che 51 nuovi Comuni hanno introdotto la cosiddetta “tourist tax” ex novo e altri 46 hanno approvato un aumento delle tariffe. Quattro comuni in particolare - Roma, Milano, Firenze e Venezia - totalizzano il 40% del gettito complessivo dell’imposta 2019 con, rispettivamente, 130, 45.4, 33 e 31.7 milioni di euro.
Secondo i principi di tassazione, l’imposta locale dovrebbe avere una destinazione precisa, sempre legata agli investimenti nel turismo. La realtà è che l’utilizzo degli introiti da parte dei Comuni non è mai chiaro. La maggior parte delle amministrazioni continua a gestirli senza finalità turistiche, comunicando solo il totale dell’incasso e non i dettagli sugli investimenti. Una pratica in parte lecita dal momento che al decreto istitutivo (n.23 del 14/03/2011) non si è mai aggiunto quello attuativo.
Urge quindi una riflessione sulla normativa e una trasformazione della “tassa sui turisti” in una “tassa pro-turismo”, capace di potenziare i servizi turistici nell'era del turismo 4.0, migliorare l’offerta culturale e i servizi pubblici. Bisogna agire anche sull’IVA visto che il gap tra la nostra aliquota e quelle straniere rischia di incidere negativamente sul prossimo futuro: se le clausole di salvaguardia previste dalla legge di stabilità dovessero essere applicate, l’aliquota passerebbe al 12% già nel prossimo anno e al 13% nel 2021: 6.5 punti sopra la Grecia, 6 in più rispetto alla Francia e 3 rispetto alla Spagna.


Le isole spagnole e greche protagoniste dell’estate degli italiani

Secondo i risultati del TripAdvisor Summer Vacation Destinations Report 2019, a minacciare le classiche mete italiane sono le isole greche e quelle spagnole, preferite dagli italiani che trascorreranno all’estero le loro vacanze. Creta è la prima in classifica, Santorini terza e Rodi quinta. La Spagna, invece, è medaglia d’argento con Maiorca in seconda posizione, e Ibiza e Minorca rispettivamente in quarta e sesta posizione. Ma non c’è solo il mare tra le mete preferite dagli italiani: per chi varcherà i confini nazionali le destinazioni saranno soprattutto le capitali europee, con Londra e Parigi in testa, seguite da New York.