Si legge infatti nel rapporto che i tassi di interesse sui prestiti, nel sesto mese dell’anno in corso, sono scesi a livelli più bassi e il tasso medio sulle nuove operazioni di acquisto di abitazioni ha toccato il nuovo minimo storico attestandosi al 2,21%, mentre era del 2,25% nel mese precedente e del 5,72% a fine 2007, prima dell’inizio della crisi. Sul totale dei nuovi mutui circa i due terzi sono a tasso fisso e il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è assestato all’1,85%, mentre ha registrato l’1,78% il mese precedente al minimo storico, (5,48% a fine 2007). Infine, il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 3,02%, toccando il minimo storico (3,08% il mese precedente; 6,18% a fine 2007).

A giugno, inoltre, lo studio dell’Abi ha confermato la stabilità dei finanziamenti già in vigore con una variazione annua del totale delle erogazioni a famiglie e imprese pari a -0,04% rispetto allo stesso mese del 2015, mentre a maggio era stato registrato un aumento dello 0,3% rispetto alla riduzione di aprile dello 0,5%.

Piazza Affari, Milano

A confermare le sofferenze bancarie relative alle imprese è anche l’Unione Nazionale di Imprese, Unimpresa, che imputa circa il 40% di tale sofferenza al mattone. Sul totale del credito erogato alle aziende – circa 156 miliardi di euro – e mai rimborsato, oltre 63 miliardi fanno infatti riferimento alle attività immobiliari e alle costruzioni.

Secondo il rapporto mensile sul credito realizzato dal Centro studi di Unimpresa, infatti, «le attività immobiliari pesano per oltre il 13% (20 miliardi) sui crediti deteriorati e le costruzioni per oltre il 27% (42 miliardi). Nella classifica dei comparti che più faticano a rimborsare i finanziamenti alle banche figurano poi le aziende manifatturiere col 23% (36 miliardi) e il settore auto (vendita e assistenza) col 17% (27 miliardi). Gli arretrati del settore agricolo “coprono” il 4% (6,2 miliardi), mentre i crediti deteriorati del turismo valgono il 3,8% (6 miliardi)».

A intervenire sul problema dei crediti deteriorati anche il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che auspica una gestione consapevole ed efficace del problema facendo leva sulla riduzione della loro consistenza registrata già nell’autunno scorso.

«La perdita, negli anni della crisi, di quasi dieci punti di PIL e di circa un quarto di produzione industriale – ha spiegato Visco nel suo intervento all’Assemblea degli Associati Abi (8 luglio 2016) – non poteva non influire pesantemente sui bilanci delle banche italiane e sulla qualità dei loro prestiti. In assenza della doppia recessione la consistenza lorda delle sofferenze sui prestiti alle sole imprese non finanziarie, superiore a 140 miliardi alla fine del 2015, sarebbe ammontata a circa 50 miliardi, un valore pari al 5 per cento dei finanziamenti concessi, prossimo a quello osservato prima della crisi. Sulla dinamica delle esposizioni deteriorate hanno inciso pesantemente i tempi – da noi finora particolarmente lunghi – delle procedure di recupero dei crediti, per i quali gli interventi decisi nell’ultimo anno determineranno un significativo accorciamento. Come abbiamo già avuto occasione di sottolineare, tempi medi di recupero inferiori anche solo di due anni avrebbero determinato, con una più elevata valorizzazione dei crediti deteriorati, un rapporto tra sofferenze e prestiti non discosto dalla metà di quello che oggi osserviamo».

Secondo i dati elaborati dalla BCE, l’incidenza delle sofferenze lorde rispetto al totale dei finanziamenti in Italia è pari al 16% e in Europa è seconda solo alla Grecia che registra il 34%, mentre, la Spagna si ferma al 5,7%, la Francia al 3,7% e la Germania al 2,1%. La bassa qualità del credito si conferma quindi uno dei problemi principali non solo del Paese, ma soprattutto del sistema bancario italiano che vede nelle insolvenze lorde la tipologia più grave con circa 200 miliardi di euro alla fine del 2015.

In questo contesto sono i finanziamenti alle imprese, nonostante il perdurare delle difficoltà, a far scorgere dei primi segnali positivi. Sono infatti diminuite nel 2015 le aziende entrate in difficoltà rispetto al 2014, 75mila rispetto alle 82mila dell’anno precedente. Inoltre è diminuito il numero di imprese insolventi che è passato dalle 77mila unità del 2014 alle 56mila del 2015.

Il calo delle sofferenze registrare il 2015 migliorerà ulteriormente nei prossimi due anni e arriverà ai livelli pre-crisi nel 2017. Questo è quanto emerso nell’Outlook Abi-Cerved dedicato alle sofferenze delle imprese, sofferenze che vedono un netto calo dal 3,7% del 2015 al 3% del 2016 fino al 2,4% stimato per il 2017.