In un Paese in cui le Piccole Medie Imprese rappresentano circa il 90% del totale, è diventato indispensabile investire nel digitale, affinché si compia quella trasformazione competitiva di cui il tessuto economico ha bisogno.

La Digital Transformation delle imprese italiane è, infatti, ancora lontana dal realizzarsi; secondo il Forum dell’Economia Digitale (Fed) le aziende di tecnologia in Italia sono passate da 95.400 a 113 mila negli ultimi cinque anni, con una crescita del 18%, ed un +95,4% per quanto riguarda l’e-commerce. Nonostante questo, l’Italia rimane comunque indietro nella corsa alla digitalizzazione; secondo l’indice DESI (Digital Economy and Society Index) della Commissione Ue si classifica, infatti, al venticinquesimo posto fra i ventotto Stati membri dell’UE per lo sviluppo dell’economia digitale e ventesima per quanto riguarda il grado di integrazione tecnologica delle PMI.

Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale, ha evidenziato come lo Stato italiano dedichi 89 euro annui di spesa ICT per cittadino contro i 198 della Francia, i 231 della Germania, i 323 del Regno Unito, i 108 della Spagna. Inoltre, dei Fondi Europei per il digitale 2014-2020 ad oggi sono stati spesi poco più dell’1% delle voci dedicate al digitale.

L’Italia presenta perciò un livello di eLeadership, ossia un grado di competenze digitali, e di investimento in tecnologie digitali che è mediamente molto più basso rispetto ad altri paesi europei di riferimento (fonti WEF, OCSE, Eurostat).

Le aree digitali dove le imprese italiane hanno visto maggiori investimenti sono quelle fortemente innovative come stampa 3D, Data Science, Learning Machine, Social Analytics, Smart Device, Robotica, oppure quelle legate all’utilizzo consumer delle stesse come applicazioni, mobile device, Social Media ed eCommerceo ancora quelle legate alla gestione dei processi aziendali e la relazione con i clienti come il Web Marketing, la Customer Experience e il social CRM.

Per sfruttare le grandi potenzialità delle tecnologie digitali nel 2011 è stata costituita Confindustria Digitale, la nuova Federazione di rappresentanza industriale, nata con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dell’economia digitale, a beneficio della concorrenza e dell’innovazione del Paese. Fanno capo a Confindustria Digitale 250.000 addetti di diverse aziende che realizzano un fatturato annuo di oltre 70 miliardi di euro. Da gennaio di quest’anno sono stati poi erogati alle PMI richiedenti dei voucher del valore massimo di 10.000 euro per l’acquisto di hardware, software e servizi specialistici finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali e all’ammodernamento tecnologico.

Ma in cosa consiste lo sviluppo dell’economia digitale? Molti confondono il fenomeno con i fattori conseguenti all’avvento delle nuove tecnologie nei processi produttivi; questo però è solo una parte di un fenomeno molto più complesso, che comprende anche un sistema di pensiero economico e sociale nuovo che passa attraverso tre strutture principali: il Modello di business, la produzione e l’attività.

Avviare un percorso di sviluppo dell’economia digitale, implica per la Piccola Media Impresa adottare un nuovo pensiero economico e sociale nell’approccio alla propria attività, a partire dal modello di business che deve basarsi sulla condivisione di dati per aumentare il know-how dell’azienda. La compenetrazione tra i vari settori contribuisce a rendere l’impresa agile e a farla diventare più competitiva, in quanto le consente di comprendere meglio le richieste del mercato. Per quanto riguarda la produzione occorre investire in macchinari più efficaci ed efficienti dal punto di vista tecnologico per far fronte alle nuove richieste del mercato. Infine, la digitalizzazione nelle attività implica un grado di alfabetizzazione digitale che permetta ad un’impresa di avere risorse preparate in tutte le fasi del processo.

Il livello italiano di conoscenze digitali, infatti, è ancora oggi molto basso e pochi lavoratori hanno competenze digitali. Nonostante negli ultimi due anni accademici le università - secondo i dati del Censis - abbiano registrato un aumento del 6,8% del numero di iscritti a corsi dell’area digitale e i professionisti ad alta specializzazione, tra il 2011 e il 2016, siano cresciuti del 52%, mancano ancora 280mila posizioni specializzate che verranno richieste dalle imprese da qui a cinque anni.

Nonostante l’Italia non sia un esempio di innovazione digitale dal punto di vista delle PMI e dell’alfabetizzazione digitale, ci sono alcuni casi di imprese e giovani imprenditori che, al contrario, hanno saputo cogliere appieno le potenzialità del digitale.

Tra le PMI italiane più innovative insignite da Confindustria del “Premio Imprese x Innovazione 2017” ci sono: “Adige Spa”, leader mondiale per le tecnologie di lavorazione del tubo; “Argotec SRL”, azienda ingegneristica aerospaziale; “Farmalabor Srl”, leader nella produzione e commercializzazione di materie prime ad uso farmaceutico, “Masmec Spa”, specializzata in tecnologie di precisione, robotica e meccatronica applicate ai settori dell’automotive e del biomedicale; “Opus Automazione Spa”, azienda di Automazione industriale e “Vetrya Spa”, leader globale nel mobile entertainment.

Tra i giovani imprenditori innovativi, invece, c’è Salvatore Aranzulla che nel lontano 2002, a soli 12 anni, aprì il suo blog Aranzulla.it che oggi grazie ai banner pubblicitari e alle provvigioni sulle affiliazioni fattura intorno ai due milioni di euro l’anno.

Altra star nostrana che ha saputo creare grazie all’utilizzo del digital un vero e proprio impero è Chiara Ferragni. La giovane aveva avviato nel 2009 il progetto del suo blog “The Blond Salad” ed oggi è citata tra le 10 influencer più pagate al mondo, con un incasso di 12mila dollari per ogni post sponsorizzato e 13 milioni di follower su Instagram.

Abbiamo visto perciò quanto sia importante il ruolo della Digital Transformation nel futuro dell’imprenditoria italiana e quanto sia, invece, indietro il nostro Paese. A questo proposito, Elio Catania dichiara che lo sviluppo dell’economia digitale «è una grande opportunità che in particolare il Sud può e deve cogliere, per compiere un decisivo salto verso più elevati livelli d’innovazione, competitività, produttività». Lo sviluppo dell’economia digitale risulta perciò una strada obbligata in cui l’Italia non può non cimentarsi se vuole rimanere competitiva nel mercato di oggi.