Italia, terra di imprenditori. Il tessuto imprenditoriale italiano infatti è costellato da migliaia di piccoli imprenditori e imprese artigiane, che fanno del Belpaese la nazione leader in Europa per numero di piccole e medie aziende presenti sul territorio. A fare le spese di questa esplosione di PMI è l’Italia stessa che, se da una parte vanta in Europa questo record, dall’altra a livello di produzione soffre della mancanza di grandi imprese e grandi investimenti che in passato erano alla base dell’economia italiana. La forte presenza di piccole e medie imprese italiane, però, cela la mancanza di attrattiva per il nostro Paese da parte delle grandi imprese e multinazionali che, invece, scelgono di investire altrove. Fino alla prima metà degli anni ’80 l’Italia si collocava tra i leader mondiali nel settore chimico, siderurgico, farmaceutico, della plastica, della gomma. A distanza di 40 anni, il primato è svanito in quasi tutti i settori. Questo non può essere interpretato come un segnale positivo, bensì è una situazione che va a delineare una criticità a livello di sistema produttivo, nonché un forte deficit di competitività nei confronti delle altre nazioni. Da almeno tre decenni ormai l’Italia non fa altro che puntare maggiormente sulle piccole e medie imprese, divenute il tratto contrassegnante dell’economia tricolore, trascurando i grandi investimenti.

Piccole e medie imprese italiane, performance senza eguali

Tutti in Italia possono diventare imprenditori e i dati confermano la leadership europea del BelPaese per numero di PMI presenti sul territorio. Infatti, sono oltre 5.3 milioni le piccole e medie imprese italiane: spiccano maggiormente le imprese femminili (1.337.000); a seguire le piccole e medie imprese artigiane (1.299.549), le imprese con titolari stranieri (447.422) e infine le aziende guidate dai giovani (580.000). Accanto al numero elevato di PMI, fanno il loro dovere anche le performance positive delle piccole e medie imprese italiane con meno di 250 addetti e anche quelle delle micro-imprese (meno di 10 addetti), il fatturato, il valore aggiunto e gli occupati, che consolidano l’Italia al primo posto tra le nazioni europee. In termini di fatturato, l’Italia si colloca al quarto posto con 2.855 miliardi di euro all’anno; davanti ai piccoli imprenditori italiani troviamo la Germania, il Regno Unito e la Francia. Per quanto riguarda il numero di occupati, sono oltre 15 milioni gli addetti presenti in Italia impiegati nelle piccole e medie imprese, con un’incidenza dell’82% sul totale che sbaraglia qualsiasi altra nazione europea. In termini di beni prodotti dalle PMI, tutto ruota intorno alla frammentazione della produzione, dato che le attività delle piccole e medie imprese si collocano in diversi settori, dai servizi all’edilizia, dall’agricoltura ai trasporti, dall’alimentare al sistema moda. Le regioni in cui è più alta la concentrazione di piccole e medie imprese sono soprattutto quelle del centro-nord come la Lombardia (37.634), il Veneto (16.743), l’Emilia Romagna (14.303), la Toscana (13.241) e il Lazio (10.535). Tra le regioni del sud tengono il passo la Puglia, la Campania e la Sicilia, ma è proprio nel Mezzogiorno, soprattutto in Calabria, Molise, Puglia, Campania e Sicilia, che le PMI danno un contributo sostanziale alla produzione regionale, pari all’83%, rispetto a una media nazionale del 57%. 

Quando le idee imprenditoriali si sviluppano lontano da casa

In Italia un imprenditore su quattro si è spostato dalla regione d’origine per fare business (1,9 milioni di imprenditori su 7.5 milioni) e le città più attrattive per dare vita a nuove idee imprenditoriali sono Milano, Aosta, Novara, Trieste, Imperia, Roma e Prato. Inoltre, mentre il 38% di chi arriva da fuori regione è straniero (multinazionali incluse), il 62% proviene da altre regioni italiane. Questo è il quadro che emerge da un’analisi del secondo trimestre 2019 della Camera di Commercio Milano-Monzabrianza-Lodi che evidenzia come Milano sia la prima città italiana per attrattività imprenditoriale extra regionale. Infatti il 46% degli imprenditori che operano in Lombardia in realtà arriva da fuori regione. A livello nazionale, dopo Milano si posiziona Aosta con il 40% (7mila su 18mila imprenditori), a seguire Novara (16mila su 40mila) e Trieste (9mila su 23mila). Al sesto posto si conferma Roma dove il 38% degli imprenditori proviene da fuori il Lazio (194mila su 507mila). La presenza di imprenditori fuori dalla regione d’origine supera il 35% anche a Prato, Savona, La Spezia, Bologna e Genova. La ragione di questa “migrazione” del business lontano dalla terra d’origine è legata soprattutto a motivi di opportunità manageriali: gli imprenditori si spostano inevitabilmente dove è più “facile” e proficuo fare affari. Inoltre, il contesto economico in cui si opera, la vicinanza alla filiera del settore, la disponibilità di servizi, infrastrutture e personale adeguato, la presenza sul territorio di distributori e la vicinanza diretta con la clientela sono fattori su cui ogni imprenditore adatta le proprie scelte, alla ricerca di una dimensione territoriale che possa garantire il successo dell’attività. Proprio per questo Milano e i maggiori centri economici italiani sono le mete più gettonate dai piccoli imprenditori.