Una startup è un’impresa “giovane” che non ha ancora compiuto più di 5 anni di vita e che registra un fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro. Per essere definita tale deve essere rivolta alla produzione di un prodotto o di un servizio “innovativo”, che si realizzi tramite l’utilizzo di strumenti tecnologici. Questo tipo di impresa ha oggi successo poiché, grazie alle caratteristiche di ingegno e creatività, è in grado spesso di intervenire su lacune sociali, economiche e amministrative. È un modello di impresa che si serve del know how tipico dell’era digitale, che coinvolge soprattutto i giovani portando lavoro, evoluzione e interazione anche in aree geografiche imprenditorialmente emarginate. Nel 42,9% dei casi, infatti, uno dei soci ha un’età inferiore ai 35 anni. Questo tipo di impresa ha agevolato negli ultimi 7 anni il mercato del B2B, del B2C e del C2C.

Invitalia: agevolazioni per giovani imprenditori e microimpresa

Per dare linfa vitale all’economia e dare soprattutto una scossa alla disoccupazione giovanile, usufruendo di finanziamenti per giovani imprenditori, Invitalia (Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e dello sviluppo dell’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia) ha il compito di gestire tutta una serie di finanziamenti per start up e microimpresa, soprattutto nell’ambito dello sviluppo dell’imprenditoria giovanile. Investire in start up innovative potrebbe essere, quindi, il mezzo attraverso il quale permettere alle nuove generazioni di finanziare sé stessi e le proprie idee.  L’Agenzia si pone l’obiettivo di fare da collante tra i fondi nazionali ed europei messi a disposizione per l’autoimprenditorialità, l’autoimpiego e il franchising e tutti coloro, soprattutto le nuove generazioni tra i 18 e i 35 anni, che necessitano di un aiuto economico iniziale per l’avvio dell’attività. Attraverso prestiti a tasso zero per giovani, prestiti giovani a fondo perduto, agevolazioni, incentivi e fondi europei per giovani imprenditori, ci si pone l’obiettivo non solo di creare nuove aziende per incentivare il Sud Italia, favorire la microimpresa e l’autoimprenditorialità e di garantire prestiti per start up innovative, iniziative no-profit nell’industria culturale-turistica, ma anche di rafforzare le imprese già esistenti, sostenere i grandi investimenti e rilanciare aree di crisi industriale complessa. Ad oggi Invitalia ha finanziato 150 grandi investimenti, 955 startup innovative e ha investito un totale di 4 miliardi di euro nell’autoimpiego.



I risultati del rapporto del MISE

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha reso pubblico l’11° Rapporto di monitoraggio trimestrale dedicato alla costituzione online delle startup innovative (aggiornato al 31 marzo 2019). Dal 2012, quando fu inserita questa categoria speciale nel Registro delle Imprese, ad oggi in Italia sono state aperte 10.027 startup innovative (dati Unioncamere marzo 2019), con un giro d’affari che supera il miliardo di euro e un fatturato medio per startup di 150.000 euro. Il margine di crescita è comunque ancora molto ampio, perché le startup con un fatturato che supera il milione di euro sono ancora solo 178. E sono tutte imprese “anziane”, ovvero che hanno in media circa quattro anni di vita e sono prossime all’uscita dalla categoria. Nonostante la registrazione sia aperta ad attività di qualunque natura, emerge una particolare tendenza al settore tecnologico. Il 34% di tutte le startup italiane ha infatti come oggetto la creazione di un software. Dal momento in cui è stata istituita l’iscrizione in forma digitale (luglio 2016) si sono registrate, servendosi di canali web, 2.181 società innovative. Di queste, 906 nel 2018, 887 nel 2017 e ben 215 nei primi tre mesi del 2019 (66 a gennaio, 73 a febbraio, 76 a marzo). Tra il 31 marzo 2018 e il 31 marzo 2019 hanno scelto la nuova procedura il 35,2% di tutte le giovani imprese innovative registrate in Italia.

Il panorama delle startup in Italia

La prima regione a scegliere l’iter online è la Lombardia con 579 startup costituite tramite modalità digitale (il 27% delle totali nazionali), di cui 358 solo sulla città di Milano. A seguire il Veneto con 252 startup, il Lazio con 224 (198 a Roma), la Campania con 148 startup, proseguendo per tutte le regioni italiane fino alla Valle d’Aosta con 2 startup digitalmente iscritte. I vantaggi maggiori della registrazione si riscontrano nei tempi d’attesa, notevolmente ridotti, e nel risparmio economico che secondo stime equivale a 2.000 € per la sola fase iniziale. Riguardo i tempi di registrazione per le società standard non è prevista attesa, l’iscrizione è infatti automatica. Per quelle innovative il tempo medio d’attesa è di 31,5 giorni, necessari per il controllo dei requisiti da parte della CCIA di appartenenza. Negli ultimi 12 mesi tuttavia le startup che si sono registrate hanno atteso in media 23,6 giorni, eccetto alcuni casi dell’ultimo anno in cui l’attesa è stata inferiore ad una settimana, come è accaduto a Pavia, Verona, Trento, Bergamo e Bolzano. Periodi di attesa particolarmente lunghi si sono verificati invece a Torino, Napoli e Catania rispettivamente 64, 121 e 125 giorni.