Ne sanno qualcosa le imprese italiane costrette a comprare denaro dalle banche a prezzi più elevati rispetto ai competitor internazionali e quindi chiamate inevitabilmente a trovarsi in una condizione svantaggiata quando ingaggiano battaglie commerciali per la conquista dei mercati stranieri.

Del resto, nel complesso sistema economico e finanziario moderno, il prestito bancario è una leva fondamentale per crescere e soprattutto per fare quegli investimenti che permettono all’azienda di essere più competitiva sul mercato. Purtroppo l’accesso a questa leva è particolarmente oneroso per le imprese italiane che, come conferma un’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi del Gruppo Euler Hermes, pagano interessi più elevati rispetto alle aziende francesi, tedesche o spagnole.


Secondo il capo economica del Gruppo, Ludovic Subran, al gennaio 2013 mentre il tasso di interesse a medio-lungo termine applicato dalle banche alle imprese francesi era fermo al 2,6%, quello italiano raggiungeva il 3,6%. In mezzo ai due estremi c’erano la Germania (3,1%) e la Spagna (3,4%).

Anche nel momento di picco massimo raggiunto dai tassi (quindi tra la fine del 2008 e il gennaio 2009) l’Italia ha mantenuto il suo record (6,4%), davanti a Germania (6,1%), Spagna (6%) e Francia (5,7%).

Questo dato peraltro non tiene conto dei tassi di interesse a breve termine, legati a prestiti che molte volte le imprese contraggono per coprire scoperti di cassa momentanei o sostenere spese inattese. Guardando all’ultima rilevazione della Banca d’Italia del giugno 2012 sull’economia del Lazio, i tassi di interesse a breve per le piccole imprese erano all’8,5% e al 7,1 quelli per le medie e grandi aziende.


A questo fenomeno si accompagna anche un generale irrigidimento delle condizioni richieste dalle banche per l’accesso al credito. Il pericolo è ben delineato all’interno dell’ultimo Bollettino mensile della Banca Centrale Europea, pubblicato a febbraio.

Secondo la BCE nel quarto trimestre del 2012 il 13% delle banche italiane segnalava l’irrigidimento dei criteri di concessione di prestiti e linee di credito a favore delle imprese. E la stessa tendenza è prevista per tutto il primo trimestre del 2013 quando l’irrigidimento potrebbe aumentare fino a coinvolgere il 15% degli istituti.

Stavolta gli equilibri si ribaltano e una maggiore flessibilità nella concessione dei prestiti dovrebbe verificarsi per quelli a breve termine, mentre più difficile per le imprese sarà ottenere linee di credito sul lungo periodo.

Di contro, però, la BCE registra anche un calo da parte delle imprese nella domanda di credito. Nel quarto trimestre del 2012 la riduzione della domanda di prestiti rispetto all’anno precedente è stata pari al 26% ed è stata simile sia per le grandi che per le piccole imprese. Secondo l’indagine, la flessione della domanda è stata trainata dal considerevole impatto negativo del fabbisogno di finanziamento per investimenti fissi e per fusioni e acquisizioni. Guardando invece al primo trimestre del 2013 le banche si attendono un’ulteriore contrazione della domanda, pari stavolta all’11% sullo stesso periodo dell’anno precedente.

Il dato trova una conferma preoccupante anche nel Bollettino economico 2013 della Banca d’Italia. Lo studio, che analizza l’andamento dei prestiti bancari nel 2012, rivela che per tutto l’anno le erogazioni hanno registrato cali crescenti, passando dal -3,9% del marzo 2012 al -5,9 del mese di novembre. E questo per le piccole imprese, mentre nel caso delle grandi le cose sono andate anche peggio e la contrazione, al novembre 2012, è stata pari al 6,3%.

Purtroppo questi elementi hanno di fatto annullato l’effetto benefico delle politiche monetarie intraprese nei mesi scorsi dalla Banca Centrale Europea. L’ennesimo taglio dei tassi di interesse di un altro 0,25% operato da Francoforte nel 2012 aveva aperto interessanti prospettive di risparmio anche per le imprese italiane. Secondo uno studio della Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre, il tasso di sconto al minimo storico dello 0,75% avrebbe significato una riduzione degli interessi pagati dalle imprese in Italia pari a 2,2 miliardi di euro, con un risparmio medio per ciascuna impresa di 432 euro.


Purtroppo le aspettative della Cgia sono state rispettate solo in parte, sia perché al taglio del tasso operato dalla BCE non è corrisposto un analogo intervento da parte delle banche italiane, ma anche per la contrazione dei prestiti riconosciuti dal sistema creditizio a seguito della difficile situazione economica.

A questi dati si è aggiunta negli ultimi giorni la Relazione 2012 della Consob, secondo la quale i tassi applicati sui finanziamenti erogati dalle banche alle società italiane sono più elevati rispetto a quelli europei. Il fenomeno, spiega la Relazione, riguarda sia le grandi aziende che le imprese medio-piccole. In particolare al febbraio 2013 i tassi di interesse bancari sui prestiti a società non finanziarie fino a 1 milione di euro si attestano in Italia al 4,5% circa, contro una soglia inferiore al 4% registrata nell’area Euro.


La conseguenza per le imprese italiane è duplice: da un lato la riduzione della liquidità disponibile legata alla contrazione dei prestiti e all’irrigidimento dei criteri di accesso al credito imposti dalle banche, e dall’altro l’aumento del costo del denaro che le costringe a competere sui mercati internazionali partendo da una posizione svantaggiata. E a queste condizioni risulta veramente difficile continuare a inseguire il sogno della crescita.