Complice la tecnologia che avanza a ritmi vertiginosi e che permette la lettura anche su dispositivi mobili, la carta è sempre meno utilizzata sia per quotidiani e periodici, sia per prodotti editoriali in generale come i libri. Ma è sufficiente questo dato per parlare di un settore in crisi?

Secondo Assocarta – l’Associazione imprenditoriale di categoria che aderisce a Confindustria e che riunisce, rappresenta e tutela le aziende produttrici di carta, cartoni e paste per carta – le imprese del settore nel nostro Paese sono circa 123, per un totale di 19.500 addetti. I dati, che si riferiscono al 2015, parlano di un totale di 8,8 milioni di tonnellate prodotte dall’industria cartaria, di cui 5 milioni destinate al mercato interno; 3,9 milioni destinate all’export e un consumo apparente di 9,9 milioni di tonnellate. Il fatturato dell’industria cartaria nel 2015 – sempre secondo Assocarta – ammonta a circa 6,9 miliardi di euro, di cui 3,5 provenienti dall’import e 3,8 dall’export.

Andrea Cornelli

«Questi dati – spiega Andrea Cornelli, Amministratore dell’omonima azienda produttrice di imballaggi in cartone ondulato e Presidente dell’ACIS, Associazione Italiana Scatolifici – riguardano esclusivamente i produttori di carta, ma fanno riflettere sulla staticità del nostro mercato.

All’estero c’è stata infatti un’evoluzione tecnologica consistente, focalizzata sulla performance del prodotto e che ha portato ad una importante riduzione dei pesi delle carte. Questa evoluzione ha penalizzato un po’ l’Italia che rimane comunque un grande player nel contesto internazionale, ma non è in grado di produrre in maniera trasversale tutte le carte necessarie per realizzare oggi un imballaggio. Quindi le aziende che trasformano il cartone in scatole e le aziende che producono cartone sono obbligate ad acquistare carte non sempre provenienti dal territorio italiano».

Insomma, la carta ha diverse provenienze ma anche differenti destinazioni e usi. Oltre all’editoria, infatti, non bisogna dimenticare il tissue – ovvero la carta utilizzata per uso igienico e domestico – il confezionamento alimentare e l’imballaggio, che pur utilizzando la stessa materia prima fanno riferimento a filiere differenti.

Prendiamo ad esempio il settore degli imballaggi. Come spiega Cornelli: «La grande maggioranza degli operatori, sia italiani che europei, hanno saputo riconvertire il proprio business modificando le linee produttive. Questo ha aiutato le cartiere ad affrontare un momento di straordinario changing come quello che stiamo vivendo e ha inoltre dato una spinta forte a un’evoluzione tecnologica e commerciale di tutto il settore. Possiamo dividere l’intera filiera in quattro anelli: produzione della carta; conversione della carta in cartone ondulato; trasformazione del cartone ondulato in imballaggi; commercializzazione degli imballaggi stessi.


Questi anelli sono spesso indipendenti tra loro, ma alcune multinazionali hanno integrato tutta la filiera o parti di essa. L’ACIS, Associazione Italiana Scatolifici, rappresenta le aziende che acquistano cartone ondulato e lo trasformano in imballaggi. Abbiamo un termometro molto sensibile dell’andamento del mercato italiano e una visione della filiera a tutto tondo. Possiamo quindi parlare di un settore in buona salute, a mio avviso, perché il flusso di lavoro non manca. Il problema di tutta la filiera, semmai, è l’immobilismo durato decenni che ne ha bloccato l’evoluzione, portando la competizione a focalizzarsi solo ed esclusivamente sul prezzo. Quindi il settore è in buona salute per prospettiva e per volumi, ma è ancora in un momento critico per quanto riguarda la marginalità».

Nonostante ciò, l’Italia rimane il Paese europeo con il maggior numero di scatolifici. Se i costi giustificano infatti lo spostamento delle grandi bobine di carta e quindi l’importazione, lo stesso ragionamento non vale per il cartone ondulato che ha un valore a metro cubo molto più basso. Per quanto riguarda le scatole il problema è ancora più sensibile perché sul prodotto finito il valore a metro cubo non giustifica mai spedizioni che vadano oltre le pochissime centinaia di chilometri e questo, nel tempo, ha portato le aziende italiane a focalizzarsi quasi esclusivamente sul mercato locale. Inoltre, aggiunge il Presidente dell’ACIS, «gli scatolifici, molto più che i produttori di cartone ondulato e i produttori di carta, riflettono le esigenze strette del mercato manifatturiero locale. Il nostro Paese, infatti, presenta una polverizzazione incredibile di aziende medie e piccole che hanno bisogno di particolare cura, attenzione e personalizzazione del servizio, e questo spiega l’importante proliferare di scatolifici sul territorio».

Il settore brilla però per virtuosismo nella sostenibilità e nel riciclo. Basti pensare che in Europa, oggi, ogni albero abbattuto per ottenere la cellulosa necessaria alla produzione di carta viene sostituito da altri tre, e tutto il circuito è assolutamente certificato.

Il sistema, allo stesso tempo, soffre di una staticità normativa. Le regole, infatti, risultano oggi antiquate e inadeguate. «Abbiamo pochissime regole – conferma Cornelli – che non sono adeguate ai tempi e non tutelano i trasformatori. Ad esempio le aziende che consumano imballaggi richiedono, come è giusto che sia, certificazioni relative al tipo di materia prima utilizzata ma non esiste, in Italia, un adeguato capitolato carte corrispondente a quelli in uso in tutta Europa».

Inoltre, tutta la filiera ha bisogno anche di una forte spinta innovativa. E cosa significa innovare in questo settore? Senza dubbio l’adeguamento tecnologico è fondamentale. La conversione degli strumenti analogici in digitali ha avviato il percorso, poi l’avvento del laser e dell’informatica applicata ai macchinari che oltre a migliorare la qualità dei prodotti ne ha anche accelerato, contemporaneamente, la quantità realizzata e la cura sempre maggiore per la personalizzazione ha fatto il resto. «Ma questo – precisa il Presidente dell’ACIS – rappresenta solo una parte dell’innovazione nel nostro settore, perché essere al passo con i tempi, oggi, significa anche superare il vecchio concetto associativo e pensare ad un’Associazione 2.0. Ad esempio, noi di ACIS, abbiamo creato una piattaforma di condivisione del sapere per consentire all’intero settore e all’intera filiera di crescere insieme, in maniera sostenibile. Quindi lo sviluppo tecnologico è una componente dell’innovazione e la capacità di condividere e ottimizzare i processi, soprattutto cultura e conoscenza, è l’altra metà. Chiaramente la condivisione del sapere non può non considerare i principi e i valori etici che ci porteranno, anche con delle semplici scatole, ad avere un mondo migliore».

Ma innovare oggi significa anche comunicare e su questo fronte il settore del cartone ondulato e degli imballaggi è un po’ indietro rispetto, ad esempio, alla filiera del cartoncino teso, quello compatto delle scatole di medicine ad esempio, che ha fatto del packaging un elemento fondamentale di marketing attraverso la grafica, con richiami importanti al messaggio e al brand aziendale.
Questo aspetto comunicativo dell’imballaggio è in fase di riscoperta anche grazie all’interesse di Andrea Cornelli, imprenditore la cui famiglia vanta tre generazioni alla guida dell’azienda che il prossimo anno compirà 140 anni di attività. Una doppia anima, quella di imprenditore e di uomo di marketing e comunicazione che ha saputo innovare il proprio know how mettendolo al servizio della propria azienda e dell’ACIS, per cogliere l’opportunità strategica legata allo sviluppo dell’e-commerce e del mercato degli imballaggi in cartone ondulato. Un esempio su tutti quello di Amazon i cui imballi sono veri e propri manifesti che arrivano all’interno delle aziende o delle abitazioni.

«Quindi – conclude Cornelli – le scatole rappresentano un veicolo di comunicazione straordinario per le aziende che lo producono quindi gli scatolifici, ma allo stesso tempo per i clienti che le acquistano per confezionare i prodotti. Ma rappresentano anche un veicolo di comunicazione straordinario, prestandosi a progetti  di co-business tra diverse aziende che trovano omogeneità su un pubblico simile e possono individuare facilmente motivi di business comuni nell’acquisto e nella personalizzazione degli imballaggi».