Il franchising mette il turbo e cresce, tanto per fatturato quanto per numero di esercizi aperti. Nel corso del 2017 sono stati inaugurati 1.150 nuovi punti vendita, mentre sono 2mila le aperture previste per il 2018. Il tutto in un settore che punta a un giro d’affari pari a 150 miliardi di euro.

I numeri arrivano dall’ultimo rapporto sul settore realizzato da Confimprese, l’associazione che riunisce oltre 300 aziende attive proprio nel franchising, e sono rimbalzati all’interno della 32esima edizione del Salone Franchising 2017 che si è tenuta il 14 ottobre scorso a Fiera Milano City.

L’evento è il più grande incontro italiano del B2B tanto che quest’anno ha visto il numero degli espositori (i franchisor) crescere del 15% rispetto allo scorso anno e ha accolto più di 15mila potenziali franchisee (affiliati). Nuovi numeri, nuovo format e nuovo partner per l’ultima edizione dell’evento milanese firmato RDS Expo che ha dato il benvenuto al nuovo socio Fandango Club per affiancare FederFranchising e il main partner Confimprese che per voce dell’executive vice president Francesco Montuolo ha reso pubblica l’intenzione di voler rendere il salone “l’unica manifestazione di riferimento per il settore in Italia” manifestando tutta la sua fiducia nel progetto ad Antonio Fossati (Presidente di RDS Expo)

E proprio il presidente di Confimprese, Mario Resca, commentando i numeri del rapporto ha dichiarato: «Nell’ultimo quadrimestre del 2017 sono previste più di 500 aperture e per il 2018 altri 2mila store con 20mila posti di lavoro».

L’impatto occupazionale del settore è una delle leve strategiche del franchising che, puntando su marchi riconosciuti, si conferma in grado di fare business anche in una congiuntura economica non ancora ottimale.

E infatti, guardando al dato generale, gli occupati oggi hanno raggiunto le 200mila unità, in crescita del 3% nel corso del 2017.

 

La fortuna del settore, che mette insieme comparti diversi del commercio, da Yamamay a Tiger, da Unieuro a Carpisa, sta producendo un effetto domino che rende inevitabile il coinvolgimento delle regioni. Sono moltissime infatti le iniziative regionali che prevedono finanziamenti agevolati. La Regione Lombardia, ad esempio, ha lanciato un bando che mette a disposizione fino a 60mila euro per l’apertura di nuove attività, e non è un caso se è al top per il numero di punti vendita da franchising (8.237).

 

Food (che rappresenta il 7% della distribuzione), fashion e wellness sono i tre capisaldi del settore lanciato per la prima volta negli Stati Uniti (PIZZA HUT è la più grande catena al mondo di pizzerie con oltre 10.000 ristoranti). Dal rapporto 2016 di Assofranchising risulta che le grandi catene della ristorazione generano in Italia un giro d’affari pari a 2,5 miliardi di euro derivante da 2.800 punti di ristoro. Il mercato è in movimento e i prossimi passi importanti saranno compiuti dal Gruppo Gigierre che entro la fine dell’anno aprirà 24 nuovi punti vendita e offrirà lavoro a più di 600 persone (tra Old Wild West, Shi’s, Wiener Haus, Pizzicotto e Romeo) e il “re del pollo fritto nel secchiello” KFC che prevede otto aperture e 280 nuove assunzioni nel nostro Paese.

 

Il rapporto Confimprese analizza poi il livello di conflittualità tra affiliante ed affiliato (che sembrerebbe scattare al terzo anno) e registra tre chiusure ogni 10 aperture e una percentuale di rinnovo al 56%. Il mancato pagamento delle royalty è la ragione principale delle conflittualità che nel 42% dei casi viene risolta per via extragiudiziale.

Ancora molto trascurato è l’aspetto “digitale” del commercio: nel 75% dei contratti di “affiliazione commerciale” tipici di tale modello di business, diversamente dall’esperienza statunitense, non vengono infatti considerate clausole relative alla regolamentazione dei canali “online”.

 

In assoluto, per gli imprenditori italiani, la tendenza è quella di firmare un contratto di reciproca concessione spinti dalla fiducia verso un marchio già affermato e conosciuto sul mercato, nella convinzione che questo possa mettere al riparo i due soggetti giuridici firmatari dal rischio di un fallimento.