L’imprenditoria si tinge di rosa e sempre più donne scelgono di diventare leader e mettersi a capo di un’azienda. La forza lavoro mondiale continua ad essere composta più da uomini che da donne, ma lentamente l’imprenditoria femminile si sta creando un proprio posto nel mondo del business. Le imprese femminili in Italia ad oggi sono 1,3 milioni (il 21,9% di tutte le imprese presenti) e, rispetto a cinque anni fa, è stato registrato un aumento del 2,7%. Solo rispetto al 2017, infatti, le imprese guidate da donne imprenditrici sono quasi 6mila in più.

Le donne imprenditrici generano consumi e posti di lavoro

L’impresa femminile italiana attualmente genera occupazione per oltre tre milioni di addetti (quasi un milione nel Mezzogiorno). L’unico aspetto negativo è rappresentato dal fatto che le donne imprenditrici non riescono a cavalcare l’onda del successo per troppo tempo e le loro aziende vivono meno anni rispetto a quelle guidate da uomini (precisamente 2,3 anni in meno). Allo stesso tempo però le imprese rosa sono decisamente più giovani: le aziende guidate da under 35, infatti, incidono molto di più rispetto alle imprese maschili. Inoltre, le donne che diventano imprenditrici hanno un effetto moltiplicativo sui consumi, 2,2 volte in più rispetto agli uomini (2,1). Si stima che se le potenziali imprenditrici diventassero effettive, genererebbero 1 miliardo in più nei consumi rispetto al caso analogo per la controparte maschile. Ma quali sono i settori in cui l’impresa è più “rosa”?  Oltre un milione di addetti sono impegnati nelle quasi 500.000 imprese femminili che si occupano principalmente di commercio, alloggio e ristorazione. Secondo un’indagine realizzata da Confcommercio-Gruppo Terziario Donna, emerge come la motivazione che spinge le donne a intraprendere la carriera imprenditoriale sia dettata più da opportunità che da necessità, ovvero dalla voglia di valorizzare le proprie competenze e le proprie idee innovative puntando al successo personale ed economico.



L’impresa femminile in Italia

Il panorama italiano sulle imprese al femminile è abbastanza variegato. Nel complesso, l’imprenditoria femminile registra un aumento in 15 regioni su 20, con i tassi maggiori registrati nelle regioni del Centro e del Nord. Secondo l’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e Infocamere, il Lazio si aggiudica il primo posto per la crescita dell’imprenditoria rosa, quasi 1.900 imprese in più a fine 2018 rispetto all’anno precedente. Riesce a fare meglio della Campania (+ 1.417) e della Lombardia (+1.380), dove le donne sono centrali nei settori dedicati al welfare e al non profit. Tra le città, Roma, Milano, Napoli e Torino si posizionano in testa; Avellino, Chieti, Benevento e Frosinone, invece, si affermano per incidenza delle imprese sul totale. Secondo Unioncamere e Infocamere, le 145mila attività aperte da donne straniere, che risultano in aumento in tutte le regioni, rappresentano il 24% delle imprese guidate da stranieri in Italia. La Lombardia è la regione in cui ci sono più donne imprenditrici straniere (quasi mille in più rispetto al 2017); seguono il Lazio (circa 700 in più) e l’Emilia-Romagna (quasi 500 in più). I settori verso cui le donne manager italiane e straniere si focalizzano sono diversi, anche se c’è stata una progressiva diminuzione di imprese commerciali o agricole. D’altro canto, c’è stato un aumento di altre attività di servizi (oltre 2.000 aziende in più), quali la cura della persona e il turismo, dove un terzo dell'industria della vacanza è femminile. L’esercizio delle imprenditrici italiane, inoltre, si sta allargando sempre più verso settori tradizionalmente maschili, quali attività professionali, scientifiche e tecniche (quasi 1.500 imprese femminili in più), il noleggio, le agenzie di viaggio, i servizi di supporto delle imprese (+1.453) e le attività immobiliari (+1.004).

Finanziamenti all’imprenditoria femminile e start up “rosa”

Per entrare nel mondo del business, le future donne imprenditrici possono fare affidamento sui fondi per l’imprenditoria femminile, contributi a fondo perduto da parte di varie regioni italiane, nonché sull’Unione Europea. Invitalia, l’agenzia per lo sviluppo gestita dal Ministero dell’Economia, ha creato “Nuove imprese a tasso zero”, una rete di incentivi per giovani e soprattutto donne che vogliono diventare imprenditori. Le agevolazioni per le nuove imprese femminili e per i giovani imprenditori sono valide in tutta Italia e prevedono il finanziamento a tasso zero di progetti d’impresa con spese fino a 1,5 milioni di euro che possono coprire fino al 75% delle spese totali ammissibili. L’iniziativa si rivolge esclusivamente alle imprese composte da giovani e donne tra i 18 e i 35 anni. Nonostante i numerosi incentivi per l’imprenditoria rosa, secondo il rapporto di InfoCamere sulle startup innovative in Italia relativo al quarto trimestre 2018, pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico, le startup innovative non sono affare per donne. Dal rapporto risulta che le donne imprenditrici hanno difficoltà a trovare spazio nelle aziende consolidate e, in più, stentano ancora ad affermarsi nelle giovani imprese. Su 9.758 startup prese in esame, quelle a prevalenza femminile, ovvero in cui le donne ricoprono in maggioranza delle cariche amministrative o detengono quote societarie, sono solo 1.300 (il 13,3% del totale). Nel 43,1% delle start-up innovative, ossia 4.210, è presente almeno una donna nella compagine sociale; e lo stesso discorso vale per il 47,7% delle società di capitali. La situazione italiana, in cui le donne imprenditrici sono solo il 20%, riflette un trend che caratterizza prettamente i paesi occidentali. Paradossalmente, in termini di imprenditoria femminile, l’Europa e il Nordamerica hanno una situazione “peggiore” rispetto ad Africa e Asia, dove le donne imprenditrici superano gli imprenditori.