Un fatturato da un miliardo di euro e ricavi in crescita del 3%. È questa la fotografia delle aziende che producono e distribuiscono sistemi di sicurezza in Italia scattata da Italian Security Leaders Top 25, l’indagine finanziaria sviluppata annualmente dalla rivista a&s Italy assieme agli analisti di KF Economics (Gruppo K Finance).

Un business in crescita, che va dagli impianti antincendio alla sicurezza fisica, dall’antiintrusione al controllo accessi, dove a farla da padrone sono soprattutto 25 grandi aziende che vantano un fatturato medio di 22 milioni di euro e una crescita dei ricavi nel 2017 del 5%.




La loro fortuna è nella forte innovazione dell’offerta, ma anche nella crescita della domanda.

È infatti cresciuto in modo considerevole il numero di persone in possesso di tali dispositivi. Nel 2004, secondo i dati di Ipsos Italia e Fiera Milano, solo il 56% delle persone possedeva sistemi di sicurezza, mentre già nel 2015 il dato era salito al 75%. A distanza di tre anni questo dato è ulteriormente cresciuto, al punto che il 92,5% degli italiani – i dati Censis e Federsicurezza - adotta almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori.

Sono molti i sistemi di sicurezza scelti dagli italiani. Il più utilizzato è la porta blindata, posseduta dal 66,3% della popolazione adulta. Altro strumento sono gli allarmi, acquistati dal 42% degli over 18; sono invece il 33,5% gli italiani che hanno messo inferriate a porte e finestre ed il 31,3% coloro che hanno optato per vetri antisfondamento.

A seguire il 30,7% ha installato telecamere e il 19,4% ha una cassaforte. Mentre il 29% degli adulti lascia le luci accese quando non sono presenti in casa.

Altro settore che ha avuto un grande slancio negli ultimi anni è quello della vigilanza privata. Diverse ditte private offrono, infatti, addetti ai servizi per presidiare il territorio. Accanto alle guardie giurate e alle scorte private, sono cresciute anche le licenze di arma corta; sempre più italiani, infatti, desiderano possedere un’arma da fuoco.

Tuttavia, a parte il clamore mediatico dei più recenti casi di cronaca, alla diffusione delle misure di sicurezza tra le persone non è corrisposto un aumento statistico dei reati predatori. Secondo il primo rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia di Censis e Fersicurezza, uscito nel giugno di quest’anno, nel 2013 i reati denunciati in Italia erano complessivamente 2.892.155, con una diminuzione costante negli anni fino al minimo di 2.232.552 reati denunciati nel 2017, e una riduzione del 17,6% rispetto al 2008 e del 10,2% nel solo ultimo anno.

Cosa c’è alla base di questa dimensione ansiogena? L’ultimo rapporto dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza del 2017, ha dedicato un capitolo per analizzare la correlazione tra questi timori e la narrazione dei media. Ne emerge un dato significativo sulla presenza preponderante nei telegiornali italiani di fatti di criminalità rispetto a quelli europei.

La tv italiana, infatti, si occupa di cronaca nera il doppio rispetto a Germania e Francia e un terzo in più del Regno Unito. Soltanto la Spagna ci ha superato, nel corso del 2017, nella quantità di spazio dedicata ai crimini.

 

Sistemi di sicurezza antintrusione hi-tech

Accanto ai sistemi di sicurezza tradizionali, si fanno sempre più strada tutte quelle apparecchiature hi-tech di building automation che permettono di avere il controllo dei propri immobili sempre più smart house.

Il 2017 ha registrato un +7,2% delle vendite di sistemi di videosorveglianza intelligenti, prevalentemente nel comparto di sistemi antintrusione.

Le ultime frontiere dell’hi-tech permettono, attraverso sistemi di videosorveglianza intelligenti e videoverifica dei volti, di essere avvisati da remoto sul proprio smartphone dell’eventuale presenza di sconosciuti.

I sistemi di videosorveglianza intelligenti sono muniti di software di riconoscimento facciale che riescono, attraverso una comparazione tra immagini e sistemi biometrici (come l’analisi dei volti), ad individuare la presenza di individui “autorizzati” o meno. In alcuni Stati questi device sono collegati con i database della polizia e permettono quindi di effettuare direttamente un match tra l’”intruso” e i criminali schedati.

In questi casi il proprietario dell’appartamento o dell’azienda riceve una notifica – tramite email o sms - di movimenti sospetti e, attraverso un’applicazione, può gestire la situazione iniziando una registrazione o sprigionando – grazie agli ultimi sistemi di antifurto nebbiogeno - una fittissima coltre fumogena che impedisce al ladro di fuggire.

Nel “kit di sicurezza” si inseriscono anche i droni, che garantiscono il controllo di grandi aree, attraverso una visione dall’alto. Spesso sui droni vengono utilizzate delle termocamere, che consentono di vedere nell'oscurità totale e con qualsiasi condizione meteorologica e rilevare eventuali presenze.

Questi sistemi di sorveglianza intelligente potrebbero ridurre il numero delle aggressioni e dei furti ed accelerare l’intervento delle Forze dell’Ordine.

A sostenere il comparto, anche le leggi che negli ultimi anni hanno aiutato persone e imprese decise a dotarsi di sistemi di sicurezza.

Tra i contributi previsti la detrazione Irpef del 50% sulle spese sostenute, alla quale si aggiunge il cosiddetto “Bonus Antifurto e Videosorveglianza 2018”, un’agevolazione prevista dalla Legge di bilancio 2016 che consiste nel riconoscimento alle sole persone fisiche di un credito d’imposta sulle spese per acquistare sistemi di videosorveglianza digitale e per stipulare contratti di sorveglianza privata.

Il credito d’imposta è concesso nella misura del 50 per cento, se l’immobile è utilizzato anche per l’esercizio di un’attività d’impresa o di lavoro autonomo.