Lo scorso aprile era stata l’Associazione dei banchieri (www.abi.it) ad annunciare che le sofferenze lorde avevano superato i 133 miliardi di euro, il 22,3% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Il dato è stato rivisto al rialzo nei primi giorni di settembre, quando l’ufficio studi di Unimpresa ha pubblicato un’analisi condotta sugli ultimi 12 mesi dalla quale emerge una realtà ancora più allarmante. Secondo l’Unione nazionale delle imprese (www.unimpresa.it) il tetto delle sofferenze sarebbe stato nuovamente superato arrivando a sfiorare quota 138 miliardi di euro. Nella lista dei cattivi pagatori ci sarebbero in primo luogo le imprese (94 miliardi di sofferenze sono in capo proprio al sistema produttivo), seguite dalle famiglie (circa 30 miliardi) e infine dalla pubblica amministrazione (1,5 miliardi).

Questa tendenza negativa trova conferma anche nell’ultimo Report sui Mancati Pagamenti realizzato da Euler Hermes Italia che, analizzando il primo semestre dell’anno, denuncia in particolare una crescita del 13% del loro ammontare.
L’allarme è stato rilanciato negli ultimi giorni anche dalla banca centrale e da altri istituti statistici, come l’Osservatorio Cerved (www.cerved.com) sui protesti e i pagamenti. Secondo quest’ultimo oltre la metà delle aziende italiane paga le proprie fatture in ritardo. Nel primo trimestre del 2013 la percentuale di imprese che ha regolato i conti con oltre due mesi di ritardo è salita al 45,6%, rispetto al 42,6% del primo trimestre 2012, mentre il 9,2% delle stesse ha allungato l’inadempienza a oltre 60 giorni.
Guardando su scala regionale, il 17,6% delle sofferenze si concentra in Calabria, il 16,1% in Sicilia, il 14,7% in Campania, il 13,3% in Molise e il 12,6% nel Lazio.

La conseguenza è un’ennesima contrazione dei finanziamenti bancari, registrata anche dall’ufficio studi dell’Abi. I dati dell’Associazione dimostrano infatti che nel maggio scorso i prestiti a famiglie e imprese sono scesi nuovamente (-3,1% rispetto al mese di aprile) per un valore totale di 1.455,5 miliardi di euro.
Quello che più preoccupa, ancora una volta, è la questione delle sofferenze, quindi dei prestiti che le banche non riescono a recuperare, o riescono a farlo solo in parte e con grande difficoltà.

La crisi economica ha ingigantito il problema e tantissime famiglie e imprese si sono trovate nell’impossibilità di onore i debiti contratti con il sistema creditizio.

La drammaticità della situazione è stata confermata da un recente Rapporto elaborato dalla Banca d’Italia e dedicato alle ispezioni fatte dagli uomini di via Nazionale negli istituti italiani. Secondo la banca il controllo sui prestiti delle prime 20 banche italiane ha evidenziato «gravi deficienze nella valutazione dei rischi», al punto che 8 di queste sono state messe sotto controllo. L’operazione è stata massiccia perché in questo suo report Bankitalia ha analizzato lo stato di prestiti affidati per un valore totale di 24 miliardi di euro.

Al termine dell’indagine l’istituto di via Nazionale ha chiesto alle banche più in difficoltà di prevedere 3,4 miliardi di nuovi accantonamenti per far fronte al rischio di crediti deteriorati, una misura che dovrebbe mettere al sicuro il sistema ma che non risolve la questione, prova di una sempre più debole solidità economica del tessuto produttivo e delle stesse famiglie.

Il rischio, ormai più simile a una realtà, è l’innesco di un meccanismo perverso per cui la mancata solvibilità delle famiglie e aziende debitrici contribuisce a irrigidire ulteriormente la disponibilità delle banche a concedere nuovo credito. E questo finisce per deprimere l’economia e per soffocare lo slancio produttivo delle imprese sane che hanno voglia e numeri per crescere, in Italia e all’estero.