In un contesto generale di forte incertezza e lento sviluppo, Federchimica – la Federazione Nazionale dell’Industria Chimica – ha registrato, per il comparto chimico a livello globale, il 2016 come un anno di crescita, con un aumento poco sopra il 2%, leggermente inferiore ai tassi sia dell’anno precedente (2,6%), sia degli anni pre-crisi (3,3%).

Secondo il Report dei Mancati Pagamenti stilato da Euler Hermes, in Italia “il calo dei dati di frequenza e severità (ovvero il numero e il valore dei mancati pagamenti) sul mercato interno è stato rispettivamente del -19% e del -3% mentre su quello estero -16% e -27%”. Un quadro complessivamente positivo: da un lato l’export sta mostrando un aumento nei volumi, rendendo la performance italiana seconda solo alla Spagna tra i principali competitor europei; dall’altro, la domanda interna si è confermata in crescita. Questo perché ai buoni risultati dell’auto e componenti rispondono quelli altrettanto buoni di altri importanti settori clienti, come il farmaceutico, un comparto che sta vivendo un vero e proprio “rinascimento” della ricerca, che spiana la strada a terapie sempre più efficaci e spesso rivoluzionarie.

Il merito di questa rinascita negli ultimi anni è del biotech (il settore che comprende tutte le applicazioni tecnologiche alla biologia, attività applicate in vari comparti da quello agroalimentare a quello farmaceutico). Infatti, come dimostra il Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia di Farmindustria, se tra il 2010 e il 2015 gli altri settori dell’economia hanno ridotto i propri investimenti in ricerca, mentre le imprese del farmaco biotech hanno fatto registrare un aumento del 29%, un record in un contesto nazionale in controtendenza. Ed è proprio l’indiscussa eccellenza della nostra ricerca accademica e industriale a fare dell’impresa biotecnologica italiana la protagonista di uno straordinario sviluppo e a dare alle aziende la capacità di trasformare l’innovazione in prodotti di valore.

Un risultato ottenuto anche grazie all’apporto dell’industria privata. Secondo lo studio di Farmindustria sono 211 le grandi, medie e piccole imprese che contribuiscono attivamente a rendere il farmaco biotech un’eccellenza nel panorama nazionale e internazionale; 7.912 i milioni di euro di fatturato che garantiscono contributi positivi alla crescita economica; 623 i milioni di euro investiti in R&S che sono indirizzati costantemente allo sviluppo di nuove terapie per i pazienti e al miglioramento della loro qualità di vita; 3.816 il numero dei ricercatori impegnati nel settore.

A sostenere la maggior parte degli investimenti in Ricerca&Sviluppo biotech sono quindi proprio le imprese del farmaco, che vantano un livello di ricerca 16 volte superiore rispetto agli altri settori ad alta-media tecnologia. Il Report di Farmindustria conta 33 imprese alla guida del settore, che generano il 78% del fatturato complessivo e il 69% degli investimenti in R&S, con l’impiego di oltre 2.000 ricercatori. Un dato, quest’ultimo, che aiuta a comprendere come il biotech italiano sia uno dei comparti industriali a più elevato tasso di scolarizzazione. A questo proposito Assobiotec – l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie – ha rilevato che il 73% del totale degli addetti è costituito da laureati. Una conferma dell’investimento in formazione che l’Italia sostiene attraverso il proprio sistema universitario e che fa del nostro Paese un sistema vincente nell’ambito delle economie della conoscenza più avanzate.

La presenza capillare sul territorio con impianti di produzione, centri di ricerca e sedi legali, dimostra come le biotecnologie del settore farmaceutico siano già una concreta realtà per l’economia del nostro Paese. La Lombardia è in prima fila per presenza industriale con 10 centri di ricerca, 17 impianti di produzione e 68 tra sedi legali e amministrative. A seguire Lazio e Toscana come le principali sedi rispettivamente della produzione (12 impianti) e della ricerca (8 centri).

«Il biotech è a pieno titolo un’eccellenza del made in Italy – sostiene Eugenio Aringhieri, Presidente del Gruppo Biotecnologie Farmindustria. – Il nostro impegno in ricerca, nella lotta alle malattie rare, nel miglioramento della qualità di vita sono obiettivi di primaria rilevanza e di impatto concreto nella vita di milioni di persone. Possiamo e dobbiamo fare in modo che persistano le condizioni per lo sviluppo del settore, considerando l’innovazione un investimento e non un costo, assicurando rapidità ed omogeneità di accesso alle cure in un contesto stabile e con una nuova governance. Obiettivi complessi ma non più procrastinabili e oggi come non mai alla portata delle aspirazioni e delle capacità del nostro Paese».

Parole che confermano il ruolo chiave dell’industria biotecnologica nella diffusione dell’innovazione e nel miglioramento della competitività dell’intero sistema industriale italiano.