Qualcosa sta cambiando nel mondo del capitalismo. Uno dei segnali di una rivoluzione etica che sta interessando gli imprenditori a livello globale è stato, lo scorso agosto, la sottoscrizione da parte dei rappresentanti della Business Roundtable, l’Organizzazione composta dagli amministratori delegati di duecento tra le più importanti imprese americane, di un documento col quale si impegnano ad orientare le loro imprese verso una nuova “mission”, con azioni responsabili verso l’ambiente, gli stakeholder, i fornitori e i lavoratori. Non più massimizzazione dei profitti per conto degli azionisti ma investimenti sostenibili. È infatti questa una delle prime tendenze in questa nuova direzione.

Negli investimenti stanno emergendo nuovi approcci, in questi ultimi anni si è assistito ad un consistente sviluppo di fondi di investimento eticamente orientati, cioè gestiti secondo criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di conduzione d’impresa. Le stime indicano che solo in Europa, nell’arco dei prossimi dieci anni, ci sarà un aumento di questo tipo di investimenti di circa 20 volte. Si stanno poi affacciando al mercato nuovi investitori ma anche nuovi consumatori in prevalenza giovani che sono molto più sensibili ai temi dell’ambiente, della sostenibilità e dei diritti rispetto alla generazione precedente. Essere responsabile conviene quindi anche all’impresa.

La rivoluzione del capitalismo responsabile in Italia

Il processo in atto ormai senza sosta che vede gli imprenditori guardare sempre più a soluzioni di biocompatibilità e welfare aziendale interessa anche un numero sempre maggiore di aziende italiane. Secondo lo studio “Seize the change” condotto nel 2017 da Dnv Gl e EY con il supporto di Gfk Eurisko, più del 50% delle imprese del nostro Paese si è dotato di una policy sulla sostenibilità e una percentuale simile ha messo in campo investimenti per inserire la sostenibilità nel proprio core business. Sul fronte del welfare aziendale, secondo i dati di Confindustria, più della metà delle sue aziende eroga uno o più servizi ai propri dipendenti.

Se il significato di welfare aziendale è proprio quello di “benessere” e anche di “sussidi” e “assistenza sociale”, all’interno di questo concetto rientra tutto quell’insieme di iniziative di beni e servizi messi a disposizione dall’impresa. Dal sostegno al reddito alle prestazioni sanitarie, dalla previdenza complementare all’offerta di attività ricreative, dagli asili nido alle colonie estive, dagli orari flessibili ai fringe benefit (cioè compensi in natura) sono tanti gli esempi di benefit aziendali. D’altra parte il benessere dei dipendenti in azienda si traduce in maggiore produttività e quindi maggiore competitività aziendale. Un cambiamento che alle aziende conviene. Non stupisce quindi come le imprese trovino sempre nuove modalità per “fidelizzare” i propri dipendenti.

Lo stretto legame tra benessere dei dipendenti e produttività delle imprese è messo in evidenza dal Rapporto Welfare Index Pmi 2019, promosso da Generali Italia con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni, che per il quarto anno ha analizzato il livello di welfare in 4.561 piccole e medie imprese italiane (più del doppio rispetto al 2016). Il Rapporto mette anche in luce che non sono solo le grandi aziende multinazionali a favorire il benessere dei lavoratori ma negli ultimi anni il welfare aziendale ha fatto breccia anche nelle piccole e microimprese italiane.

Dal 2016 le imprese italiane molto attive nel welfare (cioè con iniziative in almeno 6 aree di intervento su 12) sono triplicate passando dal 7,2% del 2016 al 19,6% del 2019. Un traguardo importante a cui hanno contribuito le leggi di stabilità 2016, 2017 e 2018 che hanno favorito la diffusione del welfare aziendale. Più nel dettaglio, sempre da quanto riporta il Rapporto, le aziende con un numero di addetti tra i 10 e i 50 sono più che raddoppiate in tre anni passando dall’11% del 2016 al 24,8% di oggi. Fra le aziende con meno di 10 addetti invece la quota è cresciuta dal 6,8% del 2016 all’attuale 12,2%.

Per quanto riguarda i settori di intervento poco meno della metà delle Pmi italiane è attiva nell’ambito della salute e dell’assistenza, mentre la conciliazione famiglia-lavoro e le facilitazioni al lavoro sono praticate dal 59,2%. Si fermano invece al 43% le Pmi che offrono iniziative per la formazione dei lavoratori e la mobilità sociale dei giovani.

Sostenibilità e welfare aziendale: le eccellenze italiane

Le eccellenze italiane nel campo della sostenibilità e del welfare sono davvero tante, da Brunello Cucinelli a Gucci passando per Ferrero, Illy, Enel e Banca Generali. Nella classifica Best Workplace Italia 2019, la classifica delle migliori aziende per le quali lavorare in Italia secondo i propri dipendenti, sono state premiate 50 aziende tra le 136 che hanno preso parte all’indagine, suddivise in base alla dimensione e al numero di dipendenti. Queste aziende rappresentano l’eccellenza dei luoghi di lavoro in Italia, gli ambienti migliori dove lavorare. Molte le categorie rappresentate: dall’ospitalità, ai servizi finanziari, dalle biotecnologie ai prodotti farmaceutici, dall’automotive ai beni di lusso con Gucci che si posiziona all’11 posto. Ma Gucci è anche uno dei brand dell’alta moda più sostenibile.

In generale tutto il Gruppo Kering opera da anni in un’ottica sempre più ecosostenibile con iniziative ambientali e sociali che riguardano investimenti in start-up, utilizzo di tessili eco-friendly, studio di nuove fibre. Nell’ambito di questa filosofia è nato infatti “Gucci Equilibrium”, vale a dire l’unione tra etica ed estetica, un portale dedicato ad illustrare e fornire aggiornamenti sulle pratiche sociali e ambientali del marchio. Equilibrium dà spazio anche al valore dell’artigianato con progetti come Gucci Artlab, un laboratorio dove si sviluppano idee innovative per un futuro più responsabile.

Gli investimenti sostenibili stanno diventando un trend sempre più consistente anche nel mondo assicurativo e finanziario. Il Gruppo Allianz, per esempio, da tempo sta lavorando per integrare la sostenibilità nel suo core business. La strategia sui cambiamenti climatici è stato un elemento chiave della strategia di responsabilità aziendale, in quanto costituisce il fulcro del modello di business di Allianz per proteggere le persone e le imprese dai rischi. Il progetto a livello internazionale sul tema degli investimenti sostenibili del Gruppo, infatti, si basa su tre pilastri: la promozione di un’economia a basse emissioni di CO2, l’inclusione sociale (in particolare con l’iniziativa “encouraging future generations”) e l’integrazione nel business assicurativo e in quello di asset management dei principi ESG (ambientali, sociali e di governance).

Già da un anno il Gruppo assicurativo ha dichiarato di volere smettere di offrire soluzioni assicurative alle centrali a carbone, sia quelle già attive che a quelle in fase progettuale, così come alle miniere di carbone. Un altro punto centrale del progetto alla sostenibilità di Allianz, che dal 2012 è a zero emissioni di carbonio e nel 2018 ha aderito all’iniziativa RE100, è di fare in modo che tutta l’energia elettrica consumata dal Gruppo, che è presente in più di 70 Paesi, sia generata, entro il 2023, da fonti totalmente rinnovabili.

Anche gli istituti bancari hanno messo al centro del proprio core business il rispetto dell’ambiente e presentano oggi fondamentali economici ottimali. Un trend tenuto in grande considerazione da Banca Generali che ha messo in campo di recente la sua “rivoluzione sostenibile”, una serie di strumenti per creare portafogli di investimento che si concentrano sulle tematiche ESG (Environmental, Social and Governance).

Dal canto suo Banca Intesa San Paolo compare (all’80° posto) nella classifica “2019 Global 100” di Corporate Knights, la rivista canadese specializzata in sostenibilità. Presente in classifica per il terzo anno Banca Intesa San Paolo si conferma anche come unica banca presente nella lista delle 100 società che a livello mondiale si stanno impegnando di più in termini di ambiente, etica del business e temi sociali.

Nella classifica, al 16° posto, troviamo anche un’altra realtà italiana: Erg, primo produttore in Italia di energia eolica, oltre che tra i primi in Europa per produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. I progetti ecosostenibili e un capitalismo sempre meno capitalistico e sempre più responsabile hanno infatti completamente modificato il modello di business anche dell’industria energetica.

Leader nel settore dell’energia pulita è da sempre Enel che da anni crede e sviluppa progetti di energia rinnovabile. Un impegno per un futuro sostenibile che ha visto uno sviluppo sempre maggiore di Enel Green Power, società dedicata allo sviluppo e alla gestione di attività di generazione di energia rinnovabile, integrata al Gruppo Enel. Con oltre 1.200 impianti in esercizio sparsi nei 5 continenti, Enel Green Power oggi è in grado di soddisfare i consumi di milioni di famiglie e contribuisce a ridurre le emissioni di anidride carbonica, facilitando un modello di sviluppo che elimina il carbone.

Anche il food investe sull’ecosostenibilità

La sostenibilità non è solo moda, energia e finanza, ma coinvolge anche il food. In questo settore è Eataly l’azienda al top nell’attenzione all’ambiente. L’azienda, fondata da Oscar Farinetti, ha fatto scelte importanti e lungimiranti. In primo luogo ha scelto di commercializzare solo prodotti compostabili che contribuiscono alla creazione di compost di qualità. Ha poi ideato il primo megastore della sostenibilità, un nuovo progetto ecosostenibile che prende il nome di Green Pea, marchio registrato da anni che partirà nell’autunno 2020 e che vedrà come primo passo l’inaugurazione di un nuovo store a Torino. Un negozio dedicato solo alla vendita di prodotti naturali: dai capi di abbigliamento realizzati in tessuto derivato da coltivazioni ecosostenibili ai mobili costruiti senza colle sintetiche, dai cosmetici bio ai giocattoli eco-friendly. L’unica azienda italiana invece presente nella “The 2019 World’s Most Ethical Companies Honoree List” è Illy, l’azienda triestina specializzata nella produzione di caffè.

Nel settore food anche Ferrero ha fatto della sostenibilità ambientale e del welfare aziendale la sua bandiera. Già nel 2013 l’azienda di Alba ha lanciato una serie di programmi per il miglioramento delle condizioni delle aree rurali e delle comunità dove nascono le materie prime fondamentali per l’azienda. In particolare il Programma Ferrero Farming Values, che mira a realizzare catene di fornitura sostenibili. Sul fronte del welfare sempre Ferrero ha messo in atto un modello basato su un semplice assunto: il successo dell’azienda è anche frutto dell’impegno e del lavoro dei suoi dipendenti che meritano quindi di essere premiati. L’impegno quindi preso dall’azienda dolciaria conosciuta in tutto il mondo, è quello di mettere nella busta paga dei suoi dipendenti un bonus legato al raggiungimento degli obiettivi e della produttività fissati dall’azienda. Il premio, calcolato tenendo conto del risultato economico unico dell’azienda e del risultato gestionale di ogni singolo stabilimento, sarà pari a 2 mila euro e coinvolgerà oltre allo stabilimento centrale di Alba anche tutti i quattro centri produttivi presenti in Italia.

Sul modello Ferrero del premio, ha basato la sua policy anche un’azienda romana specializzata in energie rinnovabili, la Convert, elargendo a fine anno due mensilità di stipendio in più ai suoi dipendenti. Una scelta che risponde ad una strategia imprenditoriale: se un lavoratore sa che il suo impegno viene riconosciuto dà anche di più. Una strategia che funziona se solo nel 2016 la Convert ha avuto un aumento dei ricavi del 300 per cento.

Un’altra eccellenza nel campo delle policy di welfare aziendale è rappresentata da Casier Came, Gruppo trevigiano famoso in Italia e nel mondo nel settore della home & building automation dell’urbanistica e dell’alta sicurezza. Flessibilità di orari, tutela della sicurezza, premio di risultato e formazione professionale sono alcuni dei benefit messi in campo dall’azienda a dimostrazione di quanto la valorizzazione del capitale umano e il benessere dei dipendenti siano tra i valori fondanti della filosofia imprenditoriale dell’azienda.