Oltre 45 milioni di visitatori e 175 milioni di euro di incassi: sono solo due degli innumerevoli segnali di ripresa economica registrati nel 2016 e che emergono da “Impresa Cultura, Gestione, Innovazione, Sostenibilità”, il 13° Rapporto di Federculture, l’associazione nata nel 1997 e oggi presieduta dal già Direttore Generale della Fondazione “La Triennale di Milano” Andrea Cancellato.

Il rapporto è aperto da una prefazione firmata dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) Dario Franceschini secondo cui «la cultura è uno dei cardini dell’economia del Paese che sempre di più si dimostra un importante strumento di informazione e sensibilizzazione».

 

Galleria degli Uffizi, Firenze

Il volume, che ha visto la collaborazione di quasi quaranta esperti, fornisce una fotografia dell’Italia attraverso l’approfondimento dei molteplici aspetti dai quali emerge una chiara, rapida, stabile e costante risalita economica del settore culturale italiano.

Nel primo semestre del 2017 il numero dei visitatori presso i musei italiani è aumentato del 7,3%, mentre gli incassi sono cresciuti del 17,2%. Una risalita dovuta, tra gli altri fattori, al cosiddetto “Decreto Franceschini” (Legge 29 luglio 2014, n.106) e alle relative “disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”.

Nel 2017 l’“Art Bonus” (il credito d’imposta pari al 65% e spettante a chi effettua erogazioni liberali in denaro a favore del patrimonio culturale di proprietà pubblica) diventa infatti permanente e si afferma uno degli strumenti più efficaci introdotti dal Decreto.

Sul fronte del sostegno privato, invece, la restrizione dei fondi provenienti dalle Fondazioni bancarie è stata accompagnata da una rinascita del mecenatismo che vede Il numero dei mecenati passare dai 446 del 2014 ai 2.244 del 2016.

Il rapporto conferma che in soli tre anni 5.400 soggetti privati hanno donato più di 170 milioni di euro per 1.183 interventi.

 
San Pietro, Roma

L’interesse dei privati è stato accompagnato alla crescita dei fondi destinati ad opere di restauro (300 milioni di euro per il 2016-2017) e agli stanziamenti previsti per sostenere grandi progetti culturali nel periodo 2016-2020 (845 milioni di euro).

Massiccio anche l’intervento della commissione Europea che, con il Programma Operativo Nazionale (PON cultura e sviluppo 2014-2020), ha rivolto la sua attenzione alle regioni meno sviluppate del Sud Italia (490 milioni euro). Un sostegno, quello riconosciuto al Mezzogiorno, necessario a colmare l’ampio divario tra Nord e Sud causato anche dall’alta concentrazione di spesa turistica circoscritta alle regioni della Lombardia, del Lazio, del Veneto e della Toscana (61% della totale spesa turistica totale).

E proprio il turismo è una delle leve che sta tirando la rinascita economica dell’industria culturale italiana. Nonostante la diminuzione dei giorni di permanenza media dei visitatori stranieri in Italia, che passa dai 3,9 giorni del 2008 ai 3,4 del 2016, aumenta notevolmente il numero degli arrivi e delle presenze: nel 2008 erano 41.796.724 gli arrivi internazionali, passati a 55.305.463 nel 2016.

A sostenere poi la crescita del turismo culturale interviene in maniera incisiva la “digitalizzazione”: il 95% delle regioni italiane promuove le proprie attività culturali attraverso la piattaforma Facebook, il 90% lo fa tramite un profilo Twitter e l’86% tramite Instagram. La Toscana è al primo posto nella top 10 delle regioni e provincie autonome con il maggior numero di adesioni sui profili social network, con 555.711 “like” per Facebook e 53.680 follower su Instagram.

Un ottimo punto di partenza che tuttavia non basta da solo per colmare il ritardo accumulato rispetto a molti altri partner europei. Come conferma l’Eurostat, la spesa economica per le attività culturali delle famiglie italiane raggiunge appena il 6,7% del budget annuale, ben al di sotto dell’8,5% della media europea.