Questo è il dato emerso dall’indagine annuale sulle medie imprese industriali italiane realizzata da Mediobanca e Unioncamere.

Lo studio esamina la competitività di 3.283 aziende manifatturiere che assicurano il 16% circa del valore aggiunto e delle esportazioni del settore. La Lombardia resta in assoluto la regione d’Italia con il maggior numero di medie imprese industriali (da 49 a 499 dipendenti e fatturato tra i 16 e i 355 milioni di euro); il Nord Ovest ed il Nord Est ospitano, rispettivamente, il 41,5% ed il 37,8% delle medie imprese. Essa si dipana, da un lato, lungo la costa adriatica fino alla Puglia, dall’altro, con ancora minore intensità, lungo il versante tirrenico ai piedi della dorsale appenninica, per esaurirsi nelle ultime agglomerazioni di una qualche rilevanza della Campania. Oltre vi è uno stato di sostanziale desertificazione”.

È la Campania, quindi, la regione del Meridione in cui è maggiore il numero di imprese per regione pari al 3,2% (Lazio 1,5; Abruzzo e Puglia 1,4; altre regioni e isole 1,8%).

L’ottimismo però è cauto anche se già alla fine del 2015 l’Ufficio Territorial & Sectorial Intelligence di UniCredit prevedeva per la Campania un 2016 fuori dalla crisi e una crescita del Pil regionale intorno allo 0,3%, per la prima volta positivo dopo diversi anni di segno meno.

Stazione Garibaldi, metropolitana di Napoli

Secondo i dati Istat, nel primo trimestre del 2016, in Italia, il Pil è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2015 e

la variazione congiunturale sintetizza un aumento del valore aggiunto nel settore industriale (1,2%) e dei servizi (0,3%). È evidente un calo del settore agricolo (2,4%) e delle costruzioni (-0,5%). Nella Regione Campania, però, Unioncamere mette in evidenza il perdurare di una situazione complessa dove continuano ad esistere squilibri economici, sociali, demografici, ambientali e infrastrutturali, situazioni critiche sulle quali si è inserita la grave crisi creditizia che ha generato la spirale recessiva.

Per quanto riguarda il lavoro, settore sempre critico in Campania, secondo l’Arlas – Agenzia per il lavoro e l’istruzione: “Il primo dato da evidenziare per il primo trimestre del 2016 è il deciso incremento degli occupati rispetto al trimestre corrispondente del 2015 (circa 50.500 unità in più). Il dato relativo all’Italia fa registrare un incremento di circa 245.350 unità, quello del Mezzogiorno, anch’esso in aumento, è di circa 51.390 unità in più. L’incremento del Mezzogiorno è stato quindi quasi interamente determinato da quello della Campania”. L’occupazione nei primi tre mesi dell’anno è quindi aumentata in tutti i settori, ad esclusione di quello manifatturiero che ha fatto registrare 6.100 occupati in meno. Circa 11.300, invece, sono gli occupati in più nel commercio e nel turismo, 4.800 nell’agricoltura e 1.700 nelle costruzioni. Sono infine 38.800 gli occupati in più nel settore degli altri servizi.

A sorpresa è il commercio elettronico che vede la Campania al terzo posto della classifica italiana dopo Abruzzo e Puglia con un aumento percentuale di 202 punti rispetto al 2009. In termini assoluti, invece, la regione partenopea è seconda solo alla Lombardia con un saldo di 1.069 aziende dedite all’e-commerce.

Ma cosa si vende su internet? Praticamente tutto. Il commercio al dettaglio è trasversale e il boom delle nascite ha interessato imprese di ogni genere. Dalle borse ai cosmetici, accessori, gadget, abbigliamento, articoli per bambini e per la pesca, ma anche auto e moto, casalinghi, vino, scarpe, biciclette, parquet, prodotti elettronici e farmaceutici, libri, occhiali e giocattoli e la Campania ha risposto alla sfida con i suoi settori più competitivi, vale a dire il comparto conciario e il comparto orafo ai quali si aggiunge il tessile, storica risorsa del territorio e punto di riferimento dell’intera economia regionale che ha saputo più di altri settori resistere alla crisi degli ultimi anni. E non bisogna dimenticare l’agroalimentare che nella regione vanta una vasta lista di eccellenze produttive con la presenza, in totale, di circa 28 prodotti tra DOC, DOCG e DOP.

Centro Direzionale, Napoli

In generale, in Italia il settore ha fatto riscontrare un saldo positivo di imprese (dati aggiornati all’ultimo trimestre del 2015) con un incremento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014 mentre alcune regioni hanno fatto registrare una crescita superiore alla media. Tra queste la Campania, con un +0,7% (come la Valle d’Aosta) seconda solo alla Calabria (+0,9%). Mentre in termini assoluti la Campania ha registrato un saldo positivo pari a +55.

È interessante notare, nella regione, la variazione positiva tra le iscrizioni delle imprese tra il primo semestre del 2016 e lo stesso periodo dell’anno precedente con un aumento del 7,3%, dato che assume rilevanza se si considerano le nuove iscrizioni in relazione al dato negativo, -1,5%, delle cancellazioni e soprattutto dalla diminuzione dei fallimenti e altre procedure concorsuali (-20,4%). La spinta propulsiva delle nuove forme di imprenditorialità, in Campania, è trainata dagli stranieri che nell’ultimo anno sono il 25% in più rispetto al 2015, in controtendenza con il resto del Paese dove si registra un calo del 4,2%.

Ma a destare preoccupazione, ancora, è l’occupazione femminile. Se nella regione la componente maschile ha contribuito a far salire il dato degli occupati producendo la creazione di 50.700 nuovi posti di lavori, le donne sono circa 200 unità in meno con il conseguente calo della quota di occupate sul totale che si è ridotta di oltre un punto percentuale passando dal 36,1% del primo trimestre del 2015, all’attuale 35%. Un dato che conferma sia nel territorio partenopeo, come nel resto del Meridione, il calo dell’occupazione femminile in controtendenza con il resto del Paese dove l’incremento, seppur lieve, è stato registrato per entrambe le componenti.