Le tendenze sono soggette a continui cambiamenti, soprattutto nel mondo della moda. Ma l’industria dell’abbigliamento Made in Italy resiste ai cambi di rotta e mantiene il suo primato, in Europa e nel mondo. In particolare il settore calzaturiero, nonostante il ridimensionamento subito nel 2018, si conferma tra i big dell’industria italiana con una forte spinta proveniente dall’export, a cui sono destinate 7 paia di scarpe su 10 prodotte in Italia. Nei primi 8 mesi del 2018 le esportazioni sono infatti aumentate, in valore, del 3,7% per un totale di circa 6,5 miliardi di euro, cifra che convertita in prodotto equivale a 143,6 milioni di paia di calzature.

Il 2018 si è chiuso con il record assoluto di 9,6 miliardi totali di esportazioni ma con una diminuzione in volume del 2,3%. Il quadro, reso pubblico dal rapporto del Centro Studi di Confindustria Moda, si presenta debole a prescindere dai grandi numeri e registra una flessione in volume di tutta la produzione italiana nazionale pari al 2,6%, quasi 5 milioni in meno rispetto al 2017.



La produzione italiana si è dimostrata sensibile all’indebolimento della domanda estera come di quella domestica, che ha portato a una perdita di circa 900 posti di lavoro. L’ondata di freddo è arrivata dalla Russia, 6° mercato più importante per le esportazioni italiane in valore, dove si è da poco concluso Obuv’Mir Kozhi, fondamentale incontro internazionale per l’industria delle calzature Made in Italy. Nel 2018 l’Italia ha esportato in Russia 316 milioni di euro di scarpe contro i 380 milioni del 2017, una diminuzione dell’11,5% che non fa perdere a Mosca la sua posizione nella classifica dei mercati di riferimento per l’export italiano.

Marzo si aggiudica il titolo di “mese delle calzature” con un altro evento di portata internazionale organizzato da Assocalzaturifici: Moda Made in Italy è l’incontro che dal 24 al 26 marzo a Monaco di Baviera, ha visto 140 brand italiani mettere in mostra i migliori prodotti dell’intera gamma. La Germania è il primo acquirente europeo in volume e il secondo per valore di calzature a marchio italiano, uno dei mercati che ha mantenuto gli standard di importazioni con aumenti rispettivamente dello 0,2% e del 2,4%. Fatta eccezione per la Germania, le calzature italiane nel 2018 non hanno avuto riscontro dagli altri paesi dell’Unione Europea. Tagli in volume dell’8,7% si sono registrati in Francia, del 9,8% in Spagna e del 13,9 nei Paesi Bassi. Vanno bene invece gli stati extra europei come, ad esempio, Cina e Canada che hanno aumentato l’importazione di scarpe italiane rispettivamente del 20% del 23,4%.



Guardando comunque alla struttura produttiva, l’Italia si conferma ancora una volta leader, e con 4.700 calzaturifici sparsi sul territorio nazionale è il primo paese europeo per produzione di scarpe. Mentre in alcuni distretti italiani molte imprese non hanno retto la tensione creata dai cali di domanda, la Campania ha registrato un aumento del numero di aziende di settore, arrivando a quota 1.543 se si considerano anche quelle produttrici di componenti. Ed è proprio Napoli che accoglierà dal 3 al 5 aprile Il World footwear Congress (Wfc), evento di risonanza globale che si terrà per la prima volta in Italia. L’attenzione sarà rivolta a digitalizzazione e sostenibilità, due elementi che insieme alla tradizione e all’ artigianalità del Made in Italy, hanno garantito il successo di molti brand italiani.

Nel Veneto, dove si produce il 20% del fatturato nazionale dell’industria di settore, il cuore delle calzature batte nella Riviera del Brenta. È in questa zona, specializzata in prodotti di lusso, che prendono forma le calzature delle più importanti case italiane e straniere, come la maison francese Luis Vuitton del gruppo Lvmh che, grazie al know how italiano, produce ricavi pari a 10 miliardi di euro. Qualcosa di simile accade nel comune romagnolo di San Mauro Pascoli dove vengono prodotte le 200.000 paia di scarpe annuali del marchio Sergio Rossi. Con un fatturato che nel 2018 ha toccato i 64 milioni di euro e che prevede di rimanere stabile nel 2019, l’azienda italiana affida il suo design a più di un esperto portando una molteplice conoscenza tecnica in un’unica scarpa. La commistione tra l’artigianalità italiana e gli elementi non convenzionali di innovazione si conferma così la chiave di volta per la resistenza dell’industria alle oscillazioni del mercato.