E dopo due anni, nonostante la crisi venga dai più considerata “superata”, il Sud continua a soffrire di ritardi, soprattutto nell’agganciare la ripresa europea.

L’Italia, secondo i dati Svimez, è stato l’unico grande Paese europeo che ha fatto registrare una crescita negativa: «Nel periodo 2001-2014 il divario cumulato di crescita dell’Italia con l’Unione europea a 28 ha superato i 18 punti percentuali: -1,1% rispetto al +17% della Ue, al +16,3% della Francia, al +15,7% della Germania e al +21,4% della Spagna. Primato negativo dell’Italia anche nella dinamica della produttività: negli ultimi quindici anni, dal 2001 al 2014, il prodotto per unità di lavoro è calato in Italia del 5,8%, mentre è cresciuto nell’Unione europea a 28 del 12,5%».


Nello specifico, nel 2014 il Pil del Mezzogiorno è calato dell’1,3% (-2,7% nel 2013), mentre il Centro-Nord ha registrato un -0,2%. In questa forbice netta che continua a dividere il Nord dal Sud del Paese, spicca il Pil pro capite della Calabria che si ferma a 15.807 euro, il più basso d’Italia; un dato che – aggiunto al calo dell’occupazione – ha contribuito a ridurre oltre al reddito, anche i consumi delle famiglie.

I dati registrati dal Rapporto Svimez indicano che nella Regione Calabria la variazione percentuale 2013-2014 dell’occupazione è stata pari a -0,7, per un totale di 618.900 occupati. Nella regione sono 195.800 i giovani Neet (Not in Education, Employment or Training) tra i 15 e i 35 anni, quelli cioè che non studiano, non lavorano e non fanno corsi di formazione. «In Italia – secondo il Dossier sulla dispersione nella scuola secondaria superiore statale realizzato da Tuttoscuola – la quota dei Neet è di molto superiore a quella della media europea (23,9 e 15,4 per cento rispettivamente), e va dall’11,6% della provincia di Bolzano al 37,7% della Sicilia (dati Istat 2013 riferiti al 2012)», un costo sociale enorme, stimabile secondo Confindustria in 32,6 miliardi di euro l’anno. Ma se non è quantificabile con precisione il numero di studenti che – tra scuola statale, non statale e corsi IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) – hanno proseguito gli studi, quanti hanno trovato un lavoro e quanti sono finiti nelle fila dei Neet, è possibile senza dubbio calcolare il tasso di dispersione scolastica. Il Sud, contrariamente a quanto si possa pensare, ha registrato per 5 regioni su 6 un posizionamento inferiore a quello della media nazionale del 27,9%. La Calabria si attesta intorno ad un tasso del -24,5% nel quinquennio 2009/10-2013/14, con una quota virtuosa del -8,2% nel biennio 2011/12-2013/14. In prospettiva serve un rinnovamento della mentalità e un investimento mirato sul territorio per far sì che il sistema scolastico coinvolga in maniera più esclusiva i giovani e le famiglie. Questo si propone di fare il finanziamento di 15 milioni di euro stanziati dal Decreto legge 104/2013 che ha previsto per la Calabria 578.551 euro: di cui 138.852 nel 2013 e 439.699 nel 2014.

A credere nello sviluppo della Regione è anche la Commissione europea che le ha destinato – adottando il programma operativo 2014-2020 – 2,37 miliardi di euro, di cui 1,78 miliardi stanziati dall’Unione attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo Sociale Europeo (FSE) e il 25% rimanente derivante dal cofinanziamento nazionale. Di questi, 210 milioni sono stati destinati alla ricerca e all’innovazione, 186 milioni per la competitività del sistema produttivo, 168 milioni per banda larga e agenda digitale. Altri 486 milioni sono riservati a interventi sul risparmio energetico, 324 alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, 223 allo sviluppo di reti di mobilità sostenibile e 93 alla prevenzione dei rischi idrogeologici. Infine, 231 milioni saranno investiti per creare nuove opportunità lavorative e di formazione per i giovani, 215 per promuovere l’inclusione sociale e contrastare la povertà, 16 per rinforzare la capacità amministrativa.

Gli stessi campi d’intervento sono raccomandati dallo Svimez che suggerisce inoltre l’introduzione di una Zona Economica Speciale per il porto di Gioia Tauro. Il progetto rientra in una più ampia prospettiva di sviluppo perché, come sostiene l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno: «Nel mercato della logistica italiana si registra una forte presenza estera per effetto della scarsa competitività strutturale del comparto italiano. Una leva strategica per la ripresa dello sviluppo nel Mezzogiorno potrebbe venire dalle rigenerazione delle aree retro portuali sul modello olandese, attraverso tre tipologie di intervento: bonifica dei suoli, utilizzo di cassaintegrati del settore edile per gli interventi di recupero delle zone, trasformazione delle aree dismesse in retroporti fornitori di servizi logistici in stretto contatto con il rinnovato tessuto economico e imprenditoriale adiacente». La stima degli interventi sui retroporti, che oltre a quello di Gioia Tauro comprende anche quelli di Napoli, Torre Annunziata, Salerno, Messina, Catania, Taranto e Termoli, è di 1,4- 2,9 miliardi di euro.

A preoccupare gli osservatori, infine, è la desertificazione industriale fotografata dall’Istat. Messe a confronto le mappe dei distretti industriali del Paese, risultato del censimento del 2001 e del 2011 (ultima rilevazione effettuata), appare evidente come il Sud sia privo di quelle che l’Istituto nazionale di statistica definisce «entità socio-territoriali in cui una comunità di persone e una popolazione di imprese industriali si integrano reciprocamente. Le imprese del distretto appartengono prevalentemente a uno stesso settore industriale, che ne costituisce quindi l’industria principale». Questo non significa che la realtà produttiva calabrese, nello specifico, sia completamente ferma, anzi. La Calabria è la quarta regione del Sud per numero di aziende nate nel terzo trimestre del 2015 con il saldo di 886 – di cui solo 22 artigiane – risultante dalle 2.417 iscrizioni e le 1.531 cessazioni. Un numero esiguo, certo, ma se confermate le previsioni per il 2015 e il 2016 – secondo le stime Svimez aggiornate al mese di settembre – con una crescita del Pil italiano nel 2015 dello 0,8%, – risultato del +1% del Centro-Nord e del +0,1% del Sud, si tratterebbe della prima variazione positiva di prodotto del Sud da sette anni a questa parte.

 

 

















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