«Una pinta di birra è un pasto da re». Parola di William Shakespeare, che già nel 1500 anticipò cosa sarebbe accaduto sulle tavole degli italiani cinquecento anni dopo.

Dopo essere stata “relegata” per secoli ai margini delle abitudini alimentari italiane, la birra è divenuta una presenza costante, durante e fuori dai pasti. Un’abitudine trasformata in business dall’industria birraria che oggi ha un impatto considerevole sull’economia del paese.

L’intera filiera della birra, la lunga e frastagliata catena che va dai mastri birrai al consumatore finale, vale infatti ogni anno 9 miliardi di euro, un valore cresciuto del 17% solo negli ultimi tre anni, a conferma che sempre più italiani stanno scoprendo la bevanda amata perfino da Platone che si spinse a dire: «È stato un uomo saggio colui che ha inventato la birra».

Saggezza tramandata di mano in mano e oggi depositata nelle capacità industriali e artigianali di una variegata famiglia di produttori che va dall’industria birraria alla vendita di birre artigianali. La fotografia economica del settore industriale è stata scattata dall’Osservatorio Birra della Fondazione Birra Moretti, che ha analizzato anche l’apporto che i singoli protagonisti della filiera della birra hanno dato al boom del settore, cresciuto negli ultimi tre anni ad un ritmo più che doppio rispetto alla media industriale italiana.

Rispetto al totale dei 9 miliardi di euro di ricchezza prodotta, 423 milioni dipendono da chi produce e vende le materie prime, 1,6 miliardi dai produttori di birra, 62 milioni dal settore della logistica e 7 miliardi dalla catena che va dalla distribuzione alla vendita.

Il rapporto è promosso da Heineken Italia, il gruppo che detiene circa il 31% del mercato della birra nel nostro paese e che nel 2015 ha costituito la fondazione Birra Moretti, e sottolinea anche quanto sia significativo l’apporto del settore in termini di fiscalità per le casse dello stato.


Nel 2018 la filiera della birra ha versato all’Erario 4,3 miliardi di euro, con un aumento del 19,4% registrato negli ultimi tre anni. Sono questi i numeri che permettono ai protagonisti del settore di parlare di “primavera della birra”, intesa come un nuovo fenomeno gastronomico e culturale che sta sdoganando questa bevanda anche nel nostro paese. Un processo favorito dalla sempre maggiore diffusione delle birre artigianali che, accanto alla produzione industriale, stanno facendo breccia su tante fasce di mercato, portando anche i grandi gruppi a rilanciare marchi storici finiti nel dimenticatoio. È quello che ha fatto e continua a fare Heineken, che dopo il successo ottenuto con la birra sarda Ichnusa, sta tentando la stessa strada con la Messina, uno degli storici birrifici siciliani.  

«Da qualche anno – ha dichiarato Søren Hagh, amministratore delegato di Heineken Italia – c’è un nuovo modo di bere birra in Italia. Il consumatore italiano cerca sempre più birre che hanno una storia da raccontare, un’esperienza in cui possano riconoscersi. Heineken Italia ha interpretato questa istanza fornendo un respiro nazionale o perfino internazionale a brand che avevano un vissuto soprattutto regionale. È una filosofia imprenditoriale, un percorso che abbiamo cominciato con Birra Moretti, passando per Ichnusa fino alla novità di quest’anno Birra Messina, un marchio fino a poco tempo fa quasi sconosciuto dagli italiani ma vero e proprio orgoglio per la Sicilia».

Ma la primavera della birra non ha un impatto solo sulle abitudini degli italiani e sui risultati industriali della filiera, la sua importanza si riflette anche in tema di occupazione. Oggi il settore occupa oltre 90.000 persone, e solo negli ultimi tre anni ha creato 4.500 nuovi posti di lavoro, distribuendo complessivamente salari lordi per oltre 2,5 miliardi di euro.

 

Questo risultato è garantito proprio dalla capillarità della filiera che, partendo dalla produzione delle materie prime, riesce a creare esigenze commerciali a cascata e quindi posti di lavoro. Nel 2018 per ogni addetto impegnato nella produzione della birra, erano 29,3 gli occupati complessivi in tutti i processi della filiera.

La “bionda” dà lavoro, crea ricchezza, e conquista i cuori di tanti italiani. Nelle grandi città prima di tutto e in particolare a Roma e Milano, che da sole accentrano circa il 20% dei consumi nazionali. È qui che la primavera della birra è iniziata. Dai banconi dei pub alle cene in famiglia.