Secondo l’Istat l’export italiano è sano come un pesce. Le esportazioni nette italiane hanno registrato nel 2018 un avanzo commerciale pari a 39,8 miliardi a fronte di un surplus commerciale, nel 2017, di 47,6 miliardi. In termini assoluti il valore raggiunto è stato di circa 463 miliardi di euro, in aumento del 3% su base annua rispetto al 2017.

Seppure in maniera più contenuta, anche nei primi tre mesi del 2019 la crescita è continuata. In particolare, si è registrata una variazione tendenziale in positivo dello 0,5% per le esportazioni e una in negativo per le importazioni del 3,4%.

La tendenza positiva delle esportazioni nel mese di marzo 2019 è trainata da articoli farmaceutici, chimici e medicinali, da pellami fuori dalla sfera abbigliamento e da metalli (ma non macchine e impianti). In discesa, da tutti i punti di vista, le esportazioni dirette ai paesi Extra Ue. Al contrario di quelle comunitarie che invece continuano a correre.

A livello congiunturale nel mese di marzo sono cresciuti, anche se in maniera ridotta, sia l’import che l’export. Rispettivamente dello 0,3% e dello 0,7%.

Il primo mercato di riferimento per la bilancia commerciale italiana è la Germania, seguita da Francia e Stati Uniti. Le tre destinazioni contribuiscono in maniera incisiva con valori rispettivamente pari a 58, 48 e 42 miliardi e una crescita rispettivamente del 4,3%, 4,8% e 4,9%. Inoltre, nella top ten delle mete dei prodotti Made in Italy il balzo maggiore, rispetto al 2017, lo hanno fatto i Paesi Bassi e la Svizzera aumentando le importazioni di prodotti italiani rispettivamente del 10,1% e dell’8,9%.

 

Esportazioni nette del Made in Italy: i cavalli di battaglia

A trainare le esportazioni italiane sono il settore dei macchinari (81 miliardi), l’abbigliamento (53 miliardi), i mezzi di trasporto (51 miliardi), l’industria metallurgica (49 miliardi), l’agroalimentare (35 miliardi), i prodotti chimici (30 miliardi), gomme e plastica (27 miliardi), l’industria farmaceutica (25 miliardi), il settore degli apparecchi elettrici e computerizzati (23 e 15 miliardi). L’eccellenza italiana è confermata anche dal settore del design, che vale 22 miliardi di euro e che ha registrato un balzo in avanti del 6,3% verso tutti i continenti. C’è, inoltre, un altro settore che traina l’export italiano ed è quello della componentistica per l’automotive che nel 2018 ha fatturato 46,5 miliardi di euro di cui 22,4 miliardi provenienti da esportazioni.

Ma l’Italia raggiunge un record assoluto anche in altro settore chiave, quello del Food & Beverage.

Il 2018 si è chiuso con 42 miliardi di euro generati dalle esportazioni di cibo e bevande, in aumento del 3% rispetto al 2017. Bene anche il primo trimestre 2019 con una bilancia commerciale agroalimentare pari a 572 milioni di euro, -46% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Studi Coldiretti effettuati su dati Istat ci dicono che a marzo 2019 (e considerando lo stesso mese dell’anno precedente) le esportazioni sono cresciute del 3,7%. In questo periodo l’export complessivo è, invece, rimasto invariato.

Secondo l’associazione che rappresenta l’agricoltura italiana, gli acquisti agroalimentari esteri superano quelli interni: i mercati di riferimento per la gastronomia della penisola sono Germania, Francia, Gran Bretagna e USA. Gli Stati Uniti restano acquirenti fondamentali per quanto riguarda il vino; basti pensare che di tutti i prodotti agroalimentari che acquistano dal resto del mondo, il 40% è rappresentato da prodotti vino italiano.

Dazi doganali, un pericolo per le esportazioni italiane

Nonostante le destinazioni chiave per le esportazioni italiane siano soprattutto i paesi comunitari, la probabile imposizione di dazi doganali annunciata dal Presidente Trump potrebbe diventare una minaccia per l’economia italiana e per quella europea. Si stima, infatti, che con questa mossa il Vecchio Continente potrebbe perdere ben 11 miliardi. Sebbene il settore più colpito sia quello dei mezzi di trasporto, nella lista nera finiranno sicuramente prodotti chiave per l’export italiano. Il 50% di alimenti e bevande italiani esportati negli USA nel 2018 per un valore (in aumento del 2% rispetto al 2017) pari a 4,2 miliardi di dollari, potrebbero diventare un bersaglio della guerra doganale programmata da Trump. Ma le minacce al Made in Italy non arrivano solo da oltreoceano: la questione Brexitè sempre più scottante e, data l’incertezza sull’esito dei negoziati tra UE e Regno Unito, potrebbero essere all’orizzonte ulteriori dazi che danneggerebbero le esportazioni future. Nonostante queste problematiche, i paesi che importano soprattutto alimenti dall’Italia stanno aumentando notevolmente, soprattutto sul fronte asiatico.

Le nuove mete dell’export

La fitta rete di clienti fidelizzati e i processi di evoluzione sociale in atto nel continente asiatico sono una garanzia di successo per il Made in Italy. Il processo di occidentalizzazione messo in atto dalla Cina si è infatti riversato positivamente sullo stato delle esportazioni italiane. In dieci anni i cinesi hanno aumentato del 254% l’importazione di vino, formaggi, olio e agrumi prodotti in Italia e nel 2018, secondo Coldiretti, sulla Via della Seta hanno viaggiato prodotti alimentari Made in Italy per un valore pari a 450 milioni di euro.

Ma a crescere non sono solo le esportazioni destinate ai mercati classici ma anche quelle dirette verso località impensate. Esistono luoghi dove le importazioni a marchio italiano sono aumentate del 3.558% e del 1.613%: è il caso della Repubblica di Kiribati e delle Isole Pitcairn, il primo uno Stato insulare di 110.000 abitanti e il secondo un arcipelago che conta solo 50 abitanti, entrambi situati nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Una conferma della qualità dei prodotti del Bel Paese, apprezzata anche in luoghi così remoti da essere quasi sconosciuti.