Su 1.007 siti riconosciuti, infatti, ben 51 si trovano sul territorio italiano; di questi, 15 sono nel Mezzogiorno.

Può essere quindi la cultura il volano per far ripartire l’economia e portare il Sud ad agganciare non solo la ripresa già avviata del Nord, ma di arrivare ad una uguaglianza mai raggiunta e sempre agognata dall’Unità ad oggi? Ne sono convinti gli esperti Svimez, secondo le cui stime: «Nel 2014 l’industria culturale “in senso stretto” ha occupato in Italia 260mila persone, di cui 216mila al Centro-Nord, e solo 44mila nel Mezzogiorno. Nello stesso anno il settore “in senso allargato” ha contato 1 milione e 600mila posti di lavoro, di cui 1 milione e 350mila nel Centro-Nord, circa 283mila al Sud. Un settore, questo, secondo la Svimez, ampiamente sottodimensionato e sottoutilizzato sia in termini di valorizzazione del patrimonio e dei beni culturali meridionali che di capitale umano qualificato». L’Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno propone quindi un adeguamento e un rafforzamento delle politiche di valorizzazione dell’industria culturale attingendo da risorse nazionali e fondi strutturali, come il PON “Cultura e sviluppo” del Fondo europeo di sviluppo regionale che per il ciclo 2014-2020 ha stanziato 491 milioni di euro per le 5 regioni meno sviluppate del Sud. Si riuscirebbe in questo modo, a creare almeno 40mila nuovi posti di lavoro nel settore in senso stretto, di cui 15mila laureati, e circa 200mila in tutto l’indotto, di cui 90mila laureati.


Matera

Ma a puntare sulla cultura è anche la Regione Basilicata con Matera e i suoi Sassi, patrimonio dell’Unesco dal 1993, e prima città italiana del Mezzogiorno a ricevere il titolo di Capitale Europea della Cultura. Nel 2019 Matera – dopo Firenze 1986, Bologna 2000 e Genova 2014 – sarà il catalizzatore della rigenerazione economica e culturale di tutto il territorio lucano poiché il titolo, secondo le stime, vale all’incirca una crescita del Pil locale tra l’8 e il 10%.

Dagli anni ’90 la strategia sulle Capitali Europee della Cultura è stata quella di coinvolgere anche città minori – con una popolazione inferiore a 500mila abitanti – proprio per permettere a tutto il territorio di essere inserito nella programmazione di piani strategici di sviluppo nel settore culturale, oltre che di nuovi modelli di sviluppo urbano, sociale e imprenditoriale.

Matera si è distinta tra le partecipanti per l’alto profilo della sua proposta che prevede, oltre al contributo di 1,5 milioni di euro provenienti dai fondi europei legati al titolo, anche l’investimento di 700 milioni, di cui l’86% stanziato da risorse pubbliche. Di queste il 70% è frutto dall’Accordo di Programma Quadro tra il Comune e la Regione Basilicata.

Con queste premesse non stupisce che ci sia molto fermento tra gli imprenditori lucani, soprattutto tra i più giovani, che sono cresciuti di numero come ha stabilito l’ultima rilevazione trimestrale di Movimprese, condotta da InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. In Basilicata, il 22% delle nuove iscrizioni di imprese guidate da under 35 si concentra nel settore del commercio, solo il 10,5% sull’agricoltura. Si fermano invece al 6,7% l’edilizia e al 6% i servizi ricettivi, relativi ad alloggi e ristorazione. Delle 285 nuove iscrizioni nel secondo trimestre dell’anno, 98 sono gestite da donne, una percentuale del 34% mentre sono il 7,4% quelle guidate da stranieri.

I dati sono senza dubbio interessanti, ma non si può sottovalutare che il 71% di queste nuove aziende siano imprese individuali, vale a dire una forma giuridica molto fragile e ad alto rischio di cessazione rispetto a quelle costituite in società di capitale che sono appena il 5%. «Credo che questi dati mettano in evidenza due delicati aspetti di questa nuova fase che si sta vivendo sul mercato del lavoro, spiega il presidente di Unioncamere Basilicata, Michele Somma. Da un lato la voglia di auto impresa, che può manifestarsi come una reazione alla mancanza dei classici “posti” di lavoro o come una nuova tendenza, e dall’altro la persistenza del fattore “micro”, quello che più difficilmente innova ed esporta. La nuova stratigrafia imprenditoriale impone alle Istituzioni serie riflessioni in termini di politiche del lavoro, ma anche di spinta verso reti, aggregazioni e strutture in grado di agganciare meglio e in maniera decisa la ripresa».



Filari nella campagna della Basilicata


Non bisogna dimenticare infatti che in Basilicata non esistono distretti produttivi anche se sono presenti sul territorio alcune delle realtà industriali più importanti del Paese. Primo tra tutti lo stabilimento FCA di Melfi – specializzato nella fabbricazione di Jeep Renegade e di 500X – il cui contributo ha favorito l’aumento di produzione del 69% nei primi nove mesi dell’anno con 493mila unità, 200mila in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Proprio Melfi è stata al centro dei progetti di Sergio Marchionne che con il nuovo piano assunzioni vuole portare la produzione dello stabilimento lucano a 1.200 unità al giorno. Sono stati 250 i nuovi assunti a giugno, altri 350 inserimenti sono previsti per dicembre, mentre a luglio sono stati inseriti nell’organico 1.550 lavoratori con contratto interinale che passeranno presto al contratto a tutele crescenti.

C’è poi, sempre a Melfi, lo stabilimento Barilla che produce il marchio Mulino Bianco e rappresenta il più grande centro specializzato nella produzione del settore forno del Sud Italia.

E ancora, il Centro di Geodesia Spaziale “Giuseppe Colombo” dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e il Centro Spaziale di Matera. Quest’ultimo dal 1994 si dedica all’osservazione della Terra, alla sua misura e alla sua rappresentazione. Sorto su una superficie di 55.000 mq, con 2.500 mq di strutture che danno lavoro a circa 105 addetti altamente specializzati, il Centro è nato come parte della rete di Telespazio, società del Gruppo Finmeccanica, e dal 2009 è gestito per il 20% da e-GEOS, società dell’ASI e per l’80% da Telespazio.

Infine c’è la ricchezza del sottosuolo e grazie all’estrazione del 70,6% del petrolio e il 14% del gas nostrani, la Regione è di diritto la più grande riserva petrolifera dell’Italia ed è quasi un paradosso in una delle regioni più povere del Paese.

Ma è la formazione uno dei problemi della Regione. I dati del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca indicano la Basilicata come la seconda Regione (dopo la Valle d’Aosta) dove è più alta la percentuale di giovani che si immatricolano in una regione diversa dalla propria, in parte a causa dell’offerta formativa limitata. Sono infatti il 74,3% i diplomati delle scuole secondarie di secondo grado dell’anno scolastico 2013/2014 che si sono immatricolati nell’anno accademico 2014/2015 presso atenei fuori regione.

Con una popolazione di 576.619 abitanti la Basilicata conta 44,8mila giovani Neet (Not in Education, Employment or Training) tra i 15 e i 34 anni; 3.399 occupati che lavorano al Centro-Nord o all’estero e una quota di emigrati in possesso di una laurea pari al 33%. Un patrimonio decisamente troppo prezioso da sprecare.

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