Il Bel Paese non tradisce. E almeno sul turismo continua a mettere a segno buoni risultati.

Negli ultimi otto anni la spesa dei turisti in Italia è cresciuta con un andamento medio del 4,3% all’anno e i viaggi culturali sono aumentati del 9% rispetto ai viaggi d’affari. I dati sono il risultato di una recente analisi della Banca d’Italia dal titolo “Turismo in Italia. Numeri e potenziale di sviluppo”.

Le notizie migliori arrivano sul fronte del lavoro: il settore vale infatti il 5% del PIL nazionale e impegna 261mila persone (il 6% della forza lavoro italiana).

Una voce che pesa sullo scacchiere economico del paese, ma non ancora abbastanza, complice l’arretratezza di molte strutture in termini di servizi offerti ai clienti. Secondo Fabio Panetta, Vice Direttore di Banca d’Italia, se l’Italia negli ultimi otto anni avesse adeguato i servizi turistici alla domanda, oggi il PIL sarebbe cresciuto di un ulteriore 0,8%. 



Il problema sembra, in parte, provenire dal Mezzogiorno, dove si trova la stragrande maggioranza dei siti archeologici Italiani. Un patrimonio che fa invidia al resto del mondo ma che non viene sfruttato come dovrebbe. Il Sud vale appena il 15% del giro d’affari del turismo italiano, una performance negativa legata allo scarso sfruttamento del territorio e al mancato sviluppo dei servizi.

Il dato emerge anche da altre ricerche (dati Eurostat in testa), che confermano come i turisti preferiscano spendere il proprio denaro al Nord Italia. Il Veneto, la Toscana, l’Emilia-Romagna, il Trentino Alto-Adige e il Lazio sono le uniche 5 regioni italiane comprese nella lista delle trenta regioni europee preferite dai turisti e stilate dall’Ufficio statistico dell’Unione Europea. Tra queste, neanche una regione del Sud.

Sul tema anche Legambiente ha espresso il suo giudizio sostenendo che il successo delle regioni del Nord è legato ad una grande capacità di ricavare il meglio attraverso i servizi e la collaborazione tra pubblico e privato. La promozione del territorio è un’arma che il Mezzogiorno non sfrutta, e questo si deve soprattutto alle politiche inadeguate degli enti locali. Le regioni non promuovono in maniera efficiente il territorio, come accade invece al Nord, relegando il tema “turismo” solo ai mesi di alta stagione e lasciando le strutture vuote durante il resto dell’anno. Iniziative in controtendenza sono possibili, anche se ancora molto poche. Una di queste è stata “Manifesta 12”, e si è tenuta a Palermo, la città nominata capitale della cultura 2018.

L’evento, una fiera artistica itinerante nata nei Paesi Bassi e durata sette mesi, è riuscito ad attrarre turisti italiani e stranieri.


Qualcosa di simile sta accadendo anche a Matera, scelta come capitale europea della cultura per l’anno 2019. L’anno prossimo i riflettori del mondo culturale saranno puntati sulla città dei sassi grazie anche agli investimenti pubblici e privati che si sono rivelati fondamentali. Per il progetto sono stati investiti 48 milioni di euro, 11 dei quali provenienti dai fondi regionali, 30 da fondi nazionali, e 7 dai privati.

Il potenziale è enorme e sono sufficienti investimenti e cura per farlo rendere al meglio. È questa la realtà di un settore che è stato fotografato anche dall’Istat con le stesse tinte a chiaroscuro. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, il turismo in Italia nel 2017 ha registrato un aumento dei visitatori del 4,4% rispetto al 2016, con 420 milioni di presenze (275 milioni negli alberghi e 145 milioni nelle strutture extra-alberghiere), una crescita media superiore rispetto agli altri paesi europei. L’esercito degli amanti dell’Italia è esattamente diviso in due: i turisti stranieri, in aumento rispetto agli italiani, sono stati 210,7 milioni, e 210 milioni sono invece quelli che risiedono in Italia.

Risultati positivi che tuttavia non bastano per dormire sonni tranquilli. Le ultime classifiche internazionali confermano infatti lo strapotere delle grandi città asiatiche. Nel 2019 Hong Kong sarà la città più visitata con quasi 28 milioni di arrivi mentre Roma si fermerà a 9,7 milioni di presenze. Troppo poco per sperare di tornare ad essere una delle mete più ambite dal turismo internazionale.

 

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