6.289 sportelli bancari chiusi in Italia negli ultimi sette anni dal 2010 ad oggi, con 26.249 addetti in meno. Questa è la fotografia che emerge dall’ultima ricerca dell'Ufficio Studi del sindacato First Cisl sull’andamento della presenza territoriale delle banche italiane.

Il fenomeno è diretta conseguenza dell’avanzata dell’home banking, ossia la banca digitale, che vede nel 2017 il 68% delle famiglie italiane connesse online con la loro banca ed il 71% delle imprese.

Notiamo perciò come il settore bancario sia tra quelli che meglio esprimono da una parte le criticità e dall’altra le grandi potenzialità ed i diretti benefici collegati all’innovazione ed alle tecnologie ict.

Una grande spinta all’innovazione è stata data dalla PSD2 (Payment Services Directive 2), la nuova Direttiva Europea sui pagamenti digitali. L’obiettivo di questa regolamentazione è quello di creare un mercato unico ed integrato dei servizi di pagamento, uniformando le regole per gli istituti bancari e per i nuovi Payment Initiation Service Providers (PISP) sorti con l’avvento del digitale.

Questa svolta normativa espone i tradizionali istituti di credito alla competizione con i giganti del tech e dei social media (come Google, Apple, Facebook, Amazon, Alibaba) che porterà ad una trasformazione delle filiali bancarie.

Le banche insieme alle aziende Fintech sono chiamate a svolgere una gamma diversificata di innovazioni che comprendono sia servizi finanziari sia tecnologie informatiche: dal credito (crowd-funding e peer-to-peer lending) ai servizi di pagamento (instant payment), dalle criptovalute (Bitcoin) ai servizi di consulenza (robo-advisor), oltre alle tecnologie di validazione delle transazioni (blockchain e DLT - distributed ledger technology), di identificazione biometrica (impronta digitale, retina o riconoscimento facciale), di supporto all’erogazione di servizi (cloud computing e big data).

La prima domanda a cui sono chiamate a rispondere le banche è come affrontare la progressiva chiusura delle filiali, fenomeno sempre più evidente. La soluzione potrebbe essere la cosiddetta banca omnicanale, ossia un nuovo sistema, più aperto, facile e accessibile, tanto per i clienti quanto per le imprese, che riunisce tutti quei servizi di open banking come sportelli per il prelievo ATM aperti 24 ore su 24, servizi bancari online e videoconferenze. Una possibile soluzione potrebbe essere la creazione di un unico hub dedicato ai servizi finanziari, anziché la creazione di tanti filiali di un unico istituto bancario, così da ridurre i costi infrastrutturali.

Non solo spazi fisici, ma soprattutto luoghi virtuali come i social network dove interagire con le proprie banche, sfruttando servizi come i chatbot. Nel nostro prossimo futuro con un’app sarà possibile pagare con lo smartphone il modulo F24 inquadrandolo con la fotocamera e gestire carte, conti correnti, investimenti con uno smartwatch.

In uno scenario in cui la banca sarà sempre più digital con una propensione al mobile banking, la sicurezza rappresenta un aspetto fondamentale per la protezione dei propri dati e dei propri beni. La biometria, e in particolare la tecnologia di riconoscimento delle impronte digitali e dell’iride, è una delle nuove tecnologie più richieste con questo scopo.

Non tutti gli aspetti della tecnologia stanno però approdando nel mondo bancario; uno di questi è il robo-advisor, ossia un consulente finanziario online basato su un software ideato per creare un portafoglio digitale ottimizzato in base al profilo di rischio. Per il momento quest’attività rimane limitata, perché l’elemento umano è ancora irrinunciabile nel momento della decisione di investimento.

Ma qual è il livello digitalizzazione delle banche italiane?

La Banca d’Italia a Dicembre 2017 ha condotto un’indagine conoscitiva sull’innovazione tecnologica applicata ai servizi finanziari; la ricerca è stata indirizzata verso un campione costituito dai più importanti intermediari: i 13 maggiori gruppi bancari italiani, le cosiddette banche significative o significant institutions (SIs), 4 filiazioni italiane di banche SI europee, 53 gruppi bancari meno rilevanti (LSI - less significant institutions), 23 intermediari non bancari (istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, società di gestione del risparmio e imprese di investimento).

Secondo il report di Banca d’Italia il 37% degli intermediari italiani coinvolti nella rilevazione ha avviato o sta per avviare progetti di investimento in tecnologie e servizi Fintech nel breve termine; questa percentuale sale al 65% e al 44% rispettivamente per le banche SI e gli intermediari non bancari; scende al 25% per le banche LSI. Un altro 37% intende avviare iniziative almeno nel medio-lungo termine; mentre soltanto il 26% degli intermediari non è interessato e non intende intraprendere alcun investimento.

 

Parallelamente, mentre le banche cercano di innovarsi, la clientela bancaria mostra una grande accelerazione nella digitalizzazione negli ultimi 5 anni: i clienti che usano il web o il mobile banking per accedere ai servizi bancari sono passati dal 43% del totale della clientela del 2012 al 62% di fine 2017, pari a circa 18 milioni di italiani. È quanto emerge dall'indagine realizzata dall'ABI in collaborazione con GfK.

Il futuro delle banche deve perciò passare necessariamente attraverso l’alleanza con aziende Fintech, senza le quali non potrebbero sopravvivere.

In estrema sintesi, l’applicazione della tecnologia all’industria bancaria è fondamentale per sostenere i processi di digitalizzazione in atto per l’abilitazione o la fornitura dei servizi finanziari attraverso l’impiego di tecnologie basate su Internet. Nonostante questo, il quadro del sistema finanziario italiano risulta certamente interessato al Fintech, ma ancora poco propenso ad investire risorse adeguate per modificare radicalmente il proprio modello imprenditoriale.